I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:

- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.

Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.

Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.

A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
leggi tutto
Visualizzazione post con etichetta malaria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta malaria. Mostra tutti i post

giovedì 7 maggio 2009

Notizie dall'Africa

Sono ritornato in Africa, nel villaggio di T., anche se con qualche piccola difficoltà di percorso.
Voglio rassicurare tutti gli amici che seguono il blog: sto bene, e così pure l'artemisia che avevo piantato il mese scorso.

L'ho trapiantata, ed ora una decina di piantine sono la nuova sfida alla malaria e la nuova, piccola speranza per il futuro.
Non sta per niente bene, invece, la cavalletta, quella che ogni notte distruggeva i nuovi germogli d'artemisia.
Avendo completato il suo ciclo vegetativo, è morta stecchita ai piedi dell'artemisia, e così l'ho fotografata...

Ah, cavalletta, cavalletta, tu che innocentemente, ogni notte, ti mangiavi le speranze degli africani, forse non saprai mai quante cavallette a due gambe, forse per gelosia od invidia o, forse solo per avidità, fanno la stessa cosa!

Fra qualche giorno preparerò ancora l'olio d'uovo, per curare la tubercolosi.
Ho rivisto l'uomo che tre settimane fa ne stava morendo.
In pochi giorni, grazie all'olio d'uovo, ha ricuperato energia, appetito e forze.
Ha ripreso a vivere, muoversi, lavorare... e sorridere, come si vede bene nella foto.

Anche la bambina che rischiava di morire per malaria, dopo la cura con artemisia e la trasfusione di sangue da suo padre, è guarita del tutto.

Mi sento un po' più tranquillo e rasserenato.

Contro il buio del cielo, i primi chiarori dell'alba disegnano il profilo di lontane colline, avvolte da una nebbia leggera.
Un nuovo giorno sta per cominciare, come ogni giorno, da sempre e come sempre...
L'alba di un nuovo mattino africano, antica come le montagne, giovane come i nuovi germogli d'artemisia, spuntati nel cuore della notte, disegna, sullo sfondo del cielo terso, trame geometriche di palma, avvolte dal silenzio, ad incontrare la luce.

Buon giorno a tutti


A proposito della epidemia d'influenza A H1N1, vi informo che la soia verde si è già dimostrata efficace nel debellare la malattia (vedi nel blog soia).
L'allarmismo, invece, serve solo a deprimere ulteriormente il sistema immunitario.
D'altra parte, visto che la malattia non è così pericolosa, è gia passata in secondo piano, nei media.
Il vaccino sarà pronto fra mesi, quando il tutto sarà già dimenticato, ed il virus, forse, non più lo stesso...

mercoledì 8 aprile 2009

Mamma Africa 3- Una storia antica

Quella di stamani é una storia antica.
Antica quasi come le colline d'Africa che mi circondano: la storia della stupidità ed avidità dell'uomo, (ultimo esempio, il terremoto in corso all'Aquila), ma anche della sua grandezza e nobiltà.

La malaria, ogni anno miete un milione di vittime, specie in Africa, specie fra i bambini.
E' la seconda causa di morte, dopo la tubercolosi. Questo da almeno 50.000 anni.
In Italia, fino all'eradicazione degli anofeles, grazie alla bonifica del loro habitat ideale, le paludi, faceva 15.000 vittime all'anno.
La più illustre vittima della malaria fu il sommo Dante Alighieri che, contratta la malattia nelle paludi del delta, durante una delicata ambasceria a Venezia (durante la quale, forse incontrò Tomaso D'Aquino, in una seduta spiritica e con cui ebbe un tumultuoso chiarimento -prossimamente su Graffiti), morì a Ravenna la notte fra il 13 e 14 settembre 1321, all'etàdi 56 anni.
Era nato a Firenze il 28 maggio 1265.

Le scoperte scientifiche sulla malaria e sugli anofeles sono quasi tutte italiane.
Camillo Golgi, unico nobel italiano per la medicina, scoprì la relazione fra attacchi febbrili e ciclo vegetativo dei plasmodi nell'organismo.
Di Grassi ho già detto.
Ulteriori, esaurienti informazioni le trovate in Wikipedia.

Un altro grande della medicina, Hannemann, primo medico sperimentale e scientifico dei tempi moderni (fine 1700), basò i principi della moderna omeopatia sulla osservazione che i lavoratori dell'albero della china non prendevano la malaria, mentre la corteccia di china ad alte dosi produceva sintomi simili alla malattia.
Fu la base di una mirabile intuizione, quella della legge del simile alle altre diluizioni e previa energizzazione, per ottenere l'effetto inverso.
Oggi ogni sperimentalismo è cessato (quello fatto su di sé, come Hannemann faceva), e l'omeopatia si è ridotta in gran parte a business e sterile polemica con la medicina ufficiale ( la quale non è per nulla diversa, solo più tossica...).

La bonifica delle paludi è una delle cose buone fatte (fare) da Mussolini.
Catastrofica, invece, fu ed é la lotta alle zanzare con il DDT e quant'altro, con le note conseguenze: inquinamento globale e resistenza sempre più forte delle zanzare (ed altri cosiddetti molesti!).

Non meglio sono andate le cose con la chemioterapia dei plasmodi.
Chinino, clorochina, primachina, metilclorochina, atebrina, permetrina ed avanti così, sono bensì state temporaneamente armi efficaci, ma lo sono sempre meno, mentre diventano sempre più tossiche (fino a produrre più morti che guarigioni).
Le multinazionali ci guazzano, mentre molti dei nostri bravi e ben preparati medici, inconsapevoli burattini nelle mani dei grandi burattinai del farmaco, continuano a dichiarare non scientifico tutto quello che non conoscono, come l'artemisia!
La quale, invece, é documentatissima come il più efficace e meno tossico rimedio naturale per la malaria.
Tanto che le multinazionali, che non dormono come i nostri luminari, lo sanno bene e la stanno mettendo in pillole.
Purtroppo non solo l'estratto in toto, ma, tragico errore ripetuto all'infinito, il presunto principio attivo, associato a qualche chemioterapico, così, perché non si sa mai, e comunque bisogna pur sempre vendere (e guadagnare...).

La titolazione e la standardizzazione, fino a quando, usque tandem... continueranno ad essere i pilastri di una dissennata e calcolata miopia scientifica, che tante morti inutili ha prodotto, e tante occasioni buone di guarire ha fatto perdere, in molti, troppi settori della medicina clinica?


Preparazone dell'artemisia

Intanto, qui in Africa, le mie piantine di Artemisia vulgaris (non la costosissima ed introvabile Artemisia annua cinese, che fra l'altro va riseminata annualmente), crescono bene e, con le foglie secche portate dall'Italia, con aggiunta di miele locale e propolis dell'Amazzonia, sta già guarendo malaria, epatite, broncopolmonite e tifo...
Mi spiace solo che non sia scientifico, ma i buoni africani si accontentano lo stesso...

(continua)

P.S.
Ringrazio la persona che, per prima, ha fatto un commento a quanto scrivo.
Invito chiunque lo voglia, a fare altrettanto, sia sul blog che tramite la mia email ( v. a lato).
Devo dire che conoscere le vostre osservazioni, anche e soprattutto critiche, é non solo importante ma indispensabile, affinchè il blog abbia una ragione etica per continuare...

martedì 7 aprile 2009

Mamma Africa 2- I giorni della locusta

Qualche giorno fa ho piantato l'artemisia che avevo portato dall'Italia e che, quasi per miracolo, non era morta durante il viaggio.
Le piccole pianticelle erano però agonizzanti.
L'ultimo trauma, tremendo, erano state le sette ore di viaggio da Lomé a T., con temperature di oltre quaranta gradi.
Messe a dimora la sera, il mattino dopo parevano riprese, ma la sera era tutto scomparso.
Inspiegabilmente, il mattino dopo c'era qualche germoglio, spuntato dalle radici ancora vitali.
ma la stessa sera più nulla.
Mi ero quasi rassegnato, quando, due giorni dopo, non uno, ma tre o quattro germogli spuntavano di nuovo dalla rossa e fertile terra d'Africa-
Cosa stava succedendo? Ho capito quando ho visto una verde e graziosa locusta pasteggiare con i germogli.
Perché proprio con quelli, quando intorno aveva foglie ben più succulente? Semplice, anche le locuste si curano con l'artemisia. Così ho capito d'essere sulla strada giusta!
Ho anche piantato la soia verde ed il peperoncino, ed ho acquistato un pò di miele delle grigie e forti api selvatiche dal vicino di casa.
Io e Shafer siamo diventati amici. Ha viaggiato in Europa, conosce le piante medicinali con buona scientificità ed è una...simpatica canaglia!
Con l'artemisia già secca, portata dall'Italia e gli altri rimedi che ho detto, era pronta la base per curare la malaria e non solo.

La malaria, qui, si chiama paludismo, è endemica da sempre, quasi tutti l'hanno avuta, in forma più o meno grave, ma pochi, nel complesso, ne sono morti.
Soprattutto i bambini malnutriti, e quando si associa ad altre malattie, tifo e tubercolosi, soprattutto.

Il ciclo vegetativo dei plasmodi malarici, fra zanzare, uomo e zanzare, è stato scoperto dall'italiano Giovan Battista Grassi, nell'ottocento.
Penetrati nel sangue con la puntura di una zanzara "Anofeles", i parassiti in un primo tempo entrano nel fegato, ove maturano il loro sviluppo.
Da lì, invasa la circolazione sanguigna, penetrano nei globuli rossi, di cui si nutrono, riproducendosi fino a causarne la rottura.
Escono,dopo 24-72 ore, causando un intenso attacco febbrile, per invadere altri globuli, e così via, causando una anemia sempre più grave, impegnando milza e fegato,a fare da spazzini.
Questi organi sono, infatti, sempre più o meno ingrossati, specie nelle malarie croniche.
Alcuni parassiti, invece di invadere i globuli. iniziano a differenziarsi in due sessi distinti: i gametociti.
Sono questi, succhiati dalla zanzara, a dare origine ad un nuovo ciclo vegetativo, fecondandosi nello stomaco, producendo nuovi individui che, dalle ghiandole salivari, arriveranno all'uomo.
Quindi, sia la zanzara che i plasmodi, hanno bisogno del sangue dei mammiferi. La prima per maturare le proprie uova, i secondi per nutrirsi e riprodursi.
Ma l'uomo, a sua volta, ha un qualche bisogno dei plasmodi?
Apparentemente no, anzi, talvolta ne viene ucciso, ma solo dal tipo "falciparum", a forma di falce.
Gli altri tre tipi, invece, probabilmente più antichi, hanno ormai perso il potere mortale, poiché l'uomo si é adattato e ne guarisce sempre.
Però, non tutti soccombono al falciparum, il quale per essere letale deve incontrare nell'organismo un ecosistema già compromesso da cause multiple.
Forse un giorno scopriremo che anche il falciparum aveva una utilità per il gruppo sociale umano, nel suo complesso, e non solo per eliminare i più deboli.
L'ecosistema vita, nel suo complesso, è ancora poco e male conosciuto, e spesso solo per essere giudicato buono o cattivo a seconda del nostro punto di vista, superficiale, calcolatore ed egoista.
Ma le cose non stanno così!
La ricerca scientifica stessa, nonostante i grandi personaggi, come Grassi, che hanno fatto compiere veri progressi a suon di sudori e sacrifici, spesso procede in modo parziale e calcolato, secondo gli interessi del committente, in questi casi quasi sempre una multinazionale del farmaco.
Si veda, ad es., Fleming che, scoperta per caso la penicillina, si limitò alla ricerca sulle muffe, tossiche, riproducendo a basso costo una serie di farmaci, a partire dalla penicillina, che hanno dato a lui ed alle multinazionali enormi profitti.
Se milioni di vite, nei primi tempi, sono state salvate, è soprattutto grazie alla muffa, più che a lui.
Poi sono comparse le resistenze, i danni da tossicità e la ormai prossima perdita della battaglia, giacché il singolo composto chimico non ce la fa a battere in velocità gli adattamenti mutazionali dei batteri.
E così è anche per la malaria, ormai spesso resistente ai sempre meno efficaci e più tossici prodotti di sintesi (si veda, ad es., il Lariam, che ne ha uccisi più di quanti ne ha guariti).
Ma non è così, invece, per l'artemisia, che di antibiotici naturali ne ha centinaia, in gran parte ancora da scoprire, ed efficaci anche su virus, batteri, miceti etc.

Ma torniamo a mamma Africa.
Ho fatto il bagno nel fiume, assieme ai bambini, che ridevano a vedere la mia pelle bianca.
Una giovane, generosa (e bellissima) ragazza mi ha aiutato a portare i secchi colmi, per le necessità quotidiane.
E' una vicina di casa, ed ho fatto amicizia con lei, come con tutti gli altri, offrendo quello che avevo: caffè, sardine in scatola e maionese!

Così i giorni passano, al suono delle cicale che continuano a divorare i germogli d'artemisia, che però ricrescono sempre più numerosi.
I miei beveroni guariscono malaria, tifo e polmoniti.
I bambini mi salutano: bonjour docteur!
I vcchi mi stringono la mano con entrambe le loro...
Solo il capo del villaggio mi chiama, con disprezzo "quel massaggiatore", ma c'é un perché, e questo lo racconterò un altro giorno.

(continua).

venerdì 6 marzo 2009

Parliamo di cancro (senza paura) 3 - il significato biologico positivo

Oggi voglio parlare del significato biologico del cancro, ossia della sua utilità biologica nell'ecosistema vita.

Dicendo cancro, non intendo la malattia, così come dicendo infezione non s'intende necessariamente la manifestazione patologica della stessa.
Essere punti da una zanzara anofele, entrare in contatto con il virus influenzale, ingerire microbi, non significa sempre contrarre la malattia (malaria, influenza, gastroenterite o quant'altro).
Ed anche se una qualche malattia si manifesta, spesso questa tende a guarire spontaneamente e senza gravi complicazioni.
Così, dei quattro tipi di plasmodio della malaria noti, vivax, ovale, malariae e falciparum, solo il quarto può portare a morte, ma non sempre...
Delle epatiti virali note, quella chiamata A guarisce spontaneamente nel 100% dei casi, o quasi, e le altre, B, C, e superinfezione da fattore Delta, non sempre evolvono in cirrosi.
Non tutte le influenze diventano broncopolmonite, come non tutte le SARS sono mortali.
Nemmeno l'Aids lo è sempre. Oggi se ne parla sempre meno, tacendo anche un fatto importante, cioé che la sua biologia, specie nei paesi del benessere sta positivamente cambiando, indipendentemente dalla terapia.
Stiamo cioè assistendo ad una specie d'adattamento dell'uomo al retrovirus che ne sarebbe la causa, e sempre più persone sono portatrici del virus, ma non malate di AIDS!
Le buone notizie, purtroppo, non fanno quasi mai notizia...

Molto dipende dal rapporto fra agente infettante o patogeno, la sua virulenza ed aggressività, e la condizione individuale dell'ospite umano che ne è colpito, quest'ultima veramente multifattoriale e personalizzata.

Ma moltissimo anche dipende dal clima che l'informazione di massa tende a creare attorno a queste patologie, che quasi sempre è un clima di terrore, in buona o malafede, finalizzato in particolare a vendere qualcosa, ed a servire grossi interessi commerciali, piuttosto che ad aiutarci a guarire.

Le armi terapeutiche messe in campo, poi, somigliano molto a quelle belliche, sono cioè ispirate ad una simile "intelligenza"...
Bombardamento d'innocenti, uso d'armi nucleari al posto delle convenzionali, colpire nel mucchio, sbagliare bersaglio e, sovente, far morire per fuoco "amico"...

Un solo esempio: bombardare con antibiotici di tutti i tipi qualunque virus influenzale, che con gli antibiotici ci cena assieme, nasce da
- paura di sbagliare diagnosi o di fare brutta figura con il paziente-cliente.
- poca voglia di tenere sotto controllo la patologia.
- scarsa tendenza a visitare il paziente: diagnosi al telefono.
Eccetera...

Le conseguenze: distruzione della flora batterica, tossicità indotta a molti livelli, antibiotico-resistenze sempre più diffuse e buoni affari per chi vende, ossia la catena produttiva e distributoria del farmaco.
Impariamo ad usare i farmaci secondo scienza e coscienza, anche per non privarci del loro benefico supporto allorché sono veramente indispensabili!

Tutto questo, che c'entra con il cancro? C'entra, eccome...

Da un punto di vista biologico bisogna distinguere fra cancro e malattia-cancro, come nell'influenza.
La continua comparsa di cellule cancerose, che non diventeranno mai malattia, serve a far fare esperienza al nostro sistema immunitario, inducendolo a produrre meglio e di più le varie sostanze (anticorpi, cellule immunitarie, proteine-gene, natural killer ecc., indispensabili allorché alcuni cancri, anche e soprattutto per nostra responsabilità, tenderanno a divenire malattia-cancro.
Se per assurdo, ma nemmeno tanto, la diagnosi precoce, grazie a tecnologie ultra raffinate, arrivasse a riconoscere le singole cellule cancro, e la tendenza fosse quella di distruggerle, con quelle armi di distruzioni di massa che sono i chemioterapici, riuscite ad immaginarvi le conseguenze?

Questo non è che uno dei possibili significati biologici positivi del cancro.
Per gli altri, vi invito a meditare o a fare ulteriori ricerche... Per cortesia, non lasciatemi solo, che non sono né uno scienziato, né un genio...

Per oggi termino qui.
Prossimamente un capitolo sulle terapie del cancro.

Per ora voglio informarvi solo che il mio cancro alla gamba sta andando male, anzi malissimo, almeno per lui.
Sta infatti scomparendo, dopo molti anni di onorato servizio... Sto, purtroppo, perdendo il mio osservatorio personale privilegiato.

Buona giornata.