I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:

- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.

Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.

Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.

A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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mercoledì 3 giugno 2009

La depressione - 2 Le cause

Di cause ce ne sono tanta quante sono le storie degli esseri umani, dalle più banali alle più nobili e profonde.
Uno dei più grandi personaggi della storia dell'umanità, Gandi, piombò in depressioni tremende negli ultimi anni della sua vita, per il dispiacere (e l'assunzione morale della responsabilità), di fronte ai reciproci massacri fra Indù e Mussulmani, dopo la conquista dell'indipendenza dell'India dagli Inglesi. Gandi aveva un grandissimo livello di coscienza etica.
Ne uscì ogni volta rinnovando e profondendo il proprio impegno verso gli altri.

Sempre in India, qualche decennio dopo, un'altra anima nobile, Madre Teresa, patì crisi depressive così gravi (e così mal capite), da essere sottoposta , specie nell'ultimo anno di vita, ad alcuni interventi d'esorcismo...
Nel suo caso, probabilmente, oltre a motivi morali, ebbero una non trascurabile importanza la condizione fisica (un grave scompenso di cuore, con ripetuti interventi di by-pass coronarico) e la condizione tossica secondaria ad un vero e proprio bombardamento farmacologico, cui era quotidianamente sottoposta.

Molti dei più grandi spiriti dell'umanità conobbero la sofferenza della depressione, anche a più riprese, nella loro vita.
Per tutti questi casi, con le parole di Dante, sarebbe da dire " O dignitosa coscienza e netta, come t'é picciol fallo amaro morso!"
Nella vita di un uomo che abbia ancora una pur minima coscienza etica e morale, è impossibile non incorrere in episodi depressivi.
Il depresso vero, come ho già detto, fa colpa a se stesso di quello che non riesce ad accettare.
La maggior parte degli uomini, invece, di fronte a qualcosa di sgradito, si limita a far colpa agli altri. Ma questa strada, anche se molto diffusa e praticata (anche da alcuni psicoterapisti), non è una via d'uscita: solo un ritorno indietro...
Chi non ha mai conosciuto episodi depressivi, anche piccoli (ma credo siano pochi), probabilmente ha del tutto ucciso la propria coscienza o rinunciato alla ricerca di valori etici: vive solo per appagare i propri bisogni istintuali primari.

Non tutte le situazioni depressive, tuttavia, hanno una radice etica, diciamo così, nobile.
Spesso i motivi, almeno quelli apparenti, sono futili o banali: quanti, ad esempio, sono giunti a suicidarsi per la perdita di una partita di calcio!

Allora, qual é, se c'é, la causa prima comune a tutte le depressioni?
Anche se la scienza medica ufficiale parla di tre tipi di cause: endogene, esogene e miste, sono convinto che bisogna ricercare una causa iniziale comune a tutte e tre, per non finire in separazioni che finiscono, quasi inevitabilmente, per far colpa o agli altri, o alla vita stessa od al carma personale.
Altrimenti non esisterebbero vie d'uscita percorribili e praticabili fino in fondo.

Per esperienza anche personale e dopo lunghe riflessioni, sono convinto che, sempre, alla base, vi sia il rifiuto di qualcosa che è successo ( o che abbiamo fatto, ed é comunque successo), nella nostra vita.
In questo rifiuto, che gli addetti ai lavori chiamano conflitto, e che il più delle volte é collegato alla perdita di qualcosa o qualcuno, si consuma, spesso in pochissimo tempo, la nostra quota "spendibile" di energia fisica, mentale e morale.
In realtà, a livello di forza vitale, questa riserva è praticamente infinita, ma non vi sappiamo più attingere.
E' un po' come il caso dell'avaro, che pur avendo ingenti risorse economiche, si dispera per aver speso l'ultimo soldino dell' "argent de poche" che aveva in tasca...

Non possiamo rifiutare ostinatamente qualcosa che ci è stato mandato dalla vita, senza entrare in crisi.
Se questo rifiuto della realtà non viene riconosciuto risolto, la sofferenza di vivere può diventare così insopportabile da farci desiderare (e purtroppo attuare), di farla finita.
Però, prego, prima di farlo, domandiamoci se ne vale la pena: perché impegnarci a far qualcosa che prima o poi avviene da sola?
Tanto, dalla vita, finora, nessuno ne è uscito vivo (e nessuno è vissuto in eterno)!
E poi, non diamoci troppa importanza: la nostra sofferenza, in fondo, non è né l'unica né la più importante sulla faccia della terra, anche se a noi sembra proprio così!
Un barlume di ironia (e di auto ironia), spesso può salvare una vita.
Una vita, qualunque cosa abbiamo commesso o ci sia capitata, ha sempre un valido motivo, una intrinseca ragione, per riscattarsi ed essere degna di essere vissuta.
La barca della sofferenza non traghetta mai una sola persona per volta. Nel mare della sofferenza non si naviga mai "in piccioletta barca", ma su di un enorme transatlantico!

Nessun essere umano, con un minimo di integrità mentale, potrà mai sperare di lasciar fuori dalla propria vita la sofferenza: o diventa un animale, o impazzisce!
La tristezza, invece é un optional personale, una scelta non indispensabile nè ineludibile: da un punto di vista pratico, tempo perso, anche se mai inutile del tutto!
In ogni caso, é pur sempre occasione d'esperienza...si scis uti! (Se la sai utilizzare).

L'accettazione di questo fatto, della ineludibilità della sofferenza, è già il primo passo, ed il più importante, per uscire da quel tunnel, che ci sembra infinito e senza vie laterali di fuga, che noi chiamiamo depressione.
Se sappiamo guardar bene, la sofferenza è il vero carburante della vita, quello che ci fa progredire umanamente. Non esiste sofferenza fine a se stessa...

L'altro passo fondamentale è renderci conto che non ci sono colpe, nè personali nè altrui, ma cause ed effetti, che comportano l'assunzione di responsabilità e la messa in atto di azioni idonee, nel campo delle nostre effettive capacità, per poterne uscire.
Dobbiamo imparare a perdonare, per primo noi stessi, poi anche tutti gli altri.
Nessun altro lo potrà fare al posto nostro o per noi...
La vera confessione non può essere fatta ad un altro, ma a noi stessi, e l'ultima assoluzione ce la dobbiamo dare da noi, riparando ai nostri errori!
Ma di questo, ed altro, parlerò la prossima volta.

sabato 9 maggio 2009

Parliamo di Einstein

In queste torride notti Africane, tormentato dal sudore che non cessa mai e dalle punture delle zanzare, moleste e potenzialmente pericolose (è impossibile evitarle ma, ad ogni modo ho l'artemisia), mi alzo molto presto, nel cuore della notte, e leggo.

Ho portato con me un solo libro: "Come io vedo il mondo - La teoria della relatività", di Albert Einstein, Newton Compton, 2006.
Non posso nascondere la fortissima ammirazione e simpatia che provo per questo grande personaggio, non solo sul piano scientifico, ma anche su quello umano.
Lo accosto, come valore, a quello di altri grandi personaggi della storia: Socrate, Leonardo, Giordano Bruno, Shopenhauer, solo per citarne alcuni.
Nella sua gioventù fu travagliato da sofferenze economiche, incomprensioni ed isolamento imposto dalla società dell'epoca.
Forse anche grazie a questo decise di dedicare tutta la sua vita alla ricerca della verità, della bellezza e del giusto (sono sue parole).
Quasi nessuno, ancor oggi, lo ha veramente capito, non solo per quanto riguarda la teoria della relatività, ma anche per le ultime, geniali intuizioni, ancor oggi rifiutate, nonostante l'evidenza scientifica. In particolare la teoria del Campo Ondulatorio Universale e quella della quinta forza repulsiva, oggi ben dimostrata, ma volutamente ignorata, perché troppo scomoda...(la scienza non è sempre neutra ed obiettiva).
L'attuale corrente "vincente" della fisica teorica fa capo a Bohr ed alla sua scuola di Copenhagen, ed ha prodotto, per limitarmi all'Italia, fisici quali Fermi e Rubbia.
Questa stessa corrente giunse ad umiliare il genio di Einstein, nei suoi ultimi anni, facendolo passare per semi infermo di mente e forzandolo a ritrattare le sue grandi, ultime intuizioni, di cui ho detto prima.
Purtroppo, quella stessa scuola ha prodotto, fra l'altro, la bomba atomica ( A ed H) e le centrali nucleari.

Tornando ad Einstein, cito una sua frase che ne documenta l'alto valore umano e morale: "Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura ed in che senso egli é giunto a liberarsi dall' io".

Tuttavia, non posso accostare Einstein a figure quali Budda, Gesù o Gandi.
Forse il suo più grave errore, di cui poi ebbe a soffrire per il resto della sua vita, fu quello di spingere il presidente Rooswelt, con tutta la forza della sua autorevolezza, a liberare gli ingenti fondi economici per costruire, prima di Hitler, la più terribile delle armi di distruzione di massa: la bomba atomica.
Quella stessa che nel 1945, distruggendo centinaia di migliaia di vite umane (ancor oggi continuano a morirne) di Hiroshima e Nagasaki, pose fine alla seconda guerra mondiale.
Al tempo stesso, però, diede anche inizio all'era del materialismo consumistico, rapace ed egoistico che ha caratterizzato, anche se in modo diverso, il mondo capitalista e marxista, ed oggi, dopo la caduta del muro di Berlino, continua ad improntare, ahimè, il momento storico in cui viviamo...

Io penso che il male non si possa combattere e sconfiggere con il male stesso, ma Einstein, anche se per motivi comprensibili, era disperatamente angosciato dall'idea che Hitler potesse vincere la guerra e conquistare il mondo...

Poco prima di morire scrisse un altissimo testamento morale contro la guerra.
Dopo la sua morte Bertrand Russel lo consegnò a coloro ai quali era destinato: i potenti della terra ed i cenacoli scientifici più importanti.
Ma purtroppo, si sa, queste persone, anche se ascoltano, non hanno mai messo in pratica tali consigli...
Per questo motivo, penso, Gesù lanciò il suo messaggio ai puri di cuore ed ai poveri in spirito, e Gandi testimoniò, fino a morire ucciso, la sua filosofia pratica, basata sulla non violenza.

Nonostante questo, tuttavia, Eistein sarà a lungo ricordato come uno dei più grandi geni della recente storia della'umanità.
E giustamente.

sabato 7 febbraio 2009

Errori, educazione ed auto educazione

L’essere umano è l’unico, in natura, che può permettersi di commettere continuamente così tanti errori senza pagarne immediatamente le conseguenze con la propria vita o con la perdita della propria salute fisica e mentale.

Ciò è dovuto al carattere particolare del contesto familiare e sociale in cui si trova a vivere.
La famiglia gli fornisce, specie nei primi anni di vita, una protezione ed una tutela che, per qualità, quantità e durata, non trova riscontro in nessun esempio del mondo animale.

La società umana, poi, è fondata, in origine, sul consociativismo e l’interdipendenza, sull'aiuto e sostegno reciproci, sulla pluralità e sulla diversificazione, la comunicazione e lo scambio, che rendono possibile ogni progresso umano non solo scientifico-tecnologico, ma anche morale, etico e spirituale (per questo è diversa dall'alveare!).

Tutto ciò fa sì che l’uomo sia l’unico a poter imparare così tanto dai propri errori, quando sia in grado di correggerli in tempo, senza immediate conseguenze catastrofiche.
Negli animali non è cosi: un certo tipo e una certa quantità d’errori ripetuti li porterebbero sicuramente a morire.

Tuttavia, nella moderna società del cosiddetto benessere, che in gran parte è solo materiale, pare che l’uomo possa permettersi di imparare poco o niente dai propri errori.
Un malinteso senso d’amore verso i figli, spesso sfocia in una super protezione ed in una copertura solo materiale delle richieste di questi ultimi, che finisce per bloccarne ogni potenzialità creativa, lasciando crescere, al contrario, atteggiamenti egoistici e comportamenti puerili oltre ogni limite del giusto.
Alcuni hanno chiamato questo con il nome, suggestivo se non proprio perfetto, di famiglismo amorale.

Le stesse società del benessere, poi, completano l’opera, offrendo ai propri cittadini, o ad una parte di questi, un appoggio, una tutela e dei beni di consumo superiori alle reali necessità, mentre in altri campi l’abbandonano a se stesso, laddove avrebbe forse bisogno di maggior aiuto, e tutto ciò in base ad un calcolato tornaconto di carattere politico ed economico clientelare.
Ciò finisce per sfociare nella cultura dello spreco, a danno del pianeta stesso e dei miliardi d’esseri umani che vivono nelle società più povere.

Spesso vengono dichiarati, con enfasi, i progressi della moderna medicina, ma questi riguardano soprattutto le tecnologie diagnostiche e chirurgiche (merito soprattutto di ingegneri e fisici), piuttosto che vere innovazioni terapeutiche ed approfondimenti sulle reali cause dei problemi e sul modo di risolverli alla radice.

I moderni sistemi sanitari dei paesi più civilizzati, ad esempio, sono basati in gran parte sull'assistenzialismo e l’appoggio non necessari, a scapito dello sviluppo d’una vera e coerente educazione sanitaria, rivolta a rimuovere le cause e gli errori che stanno alla base dei comuni problemi di salute.
Quasi sempre, ciò avviene con il consenso degli stessi pazienti perché, anche se parziale ed insoddisfacente, ciò è pur sempre comodo…

Le varie religioni, in genere, si basano sulla predicazione ( agli altri), di ciò che andrebbe fatto in teoria, ma quasi mai sulla pratica e l’esempio del predicatore…
Questo ed altro, come dicevo, hanno reso possibile ad una parte (minoritaria) della società umana, di continuare a commettere errori, senza pagarne, subito e direttamente, le conseguenze sul piano individuale o collettivo, ma finendo per farle pagare, comunque, al resto dell’umanità.

Tuttavia, ogni essere umano, raggiunta la propria maturità biologica, è stato dotato da madre Natura, della capacità d’auto educare se stesso, indipendentemente dal tipo di famiglia e dal contesto sociale e culturale da cui proviene, anche se una corretta educazione familiare rimane essenziale per creare una corretta società umana.
Ciò richiede, naturalmente, un certo sacrificio ed impegno, nonché una forte volontà, ben determinata ad andare contro corrente.
Quasi inevitabilmente si sarà esposti ad incomprensioni, malintesi, derisioni e critiche e talora agli effetti devastanti dell’invidia e della gelosia, giacché la società, nel suo complesso, va in direzione opposta.

Gandhi, che metteva in pratica con coerenza, nella vita quotidiana, i propri principi, affermava quanto segue: persino il migliore degli uomini, con il più grande dei progetti, può essere mandato a gambe all'aria, in una notte, dal più meschino degli uomini, con il più squallido dei progetti. E però concludeva: comunque progettate in grande.

Sia la famiglia che la società hanno, quindi, un’enorme importanza e responsabilità, mai tali, però, da fornire un alibi finale, quasi di tipo carmico, alle nostre scelte sbagliate od egoistiche.
Solo lamentarsi non basta e finisce per non coprire nulla.

Non possiamo continuare a scaricare su ciò che chiamiamo famiglia, società o destino, le nostre responsabilità personali a nostro comodo ed a nostro piacere.
La vita e la storia di tantissimi esseri umani, di tutte le culture e di tutte le società, dimostrano che ciò e possibile e doveroso, perché l’indispensabile appoggio, se ben guardiamo, lo stiamo comunque già ricevendo dalla natura e da innumerevoli, e spesso invisibili, altri esseri umani…

Le richieste di miglioramenti sociali ed economici per la nostra vita, anche quando siano giuste e doverose, non possono esimerci dal percorrere il nostro cammino personale, in una direzione d’evoluzione umana, per il benessere e la prosperità di tutti.