I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:

- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.

Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.

Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.

A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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martedì 24 febbraio 2009

Conscio ed inconscio

Uso questi due termini, derivanti soprattutto dalla cultura psicoanalitica, perché ormai universalmente noti, anche se, pur ammirandolo, non considero Freud come vangelo…
Dicendo questo so che alcuni storceranno il naso, ma devo ripetere, con gli antichi, “amicus Plato, sed magis amica veritas”…
Il mio interesse più grande è lo studio della vita in tutti i suoi aspetti, inclusa la salute, perché penso che la vita è tutto e vorrei cercare di capirne di più, anzi, il più possibile, prima di andarmene.

Darwin e Freud

Non ritengo d’identificare tout court, come fanno alcuni, il nostro mondo dell’inconscio più profondo con l’anima: mi sembrerebbe eccessivamente categorico e dogmatico, anche se qualche relazione deve pur esserci.
Ritengo, infatti, più utile ricercare che cercare di definire, almeno in questo campo…
Tuttavia, cercare di comprendere un pò di più questa dimensione ed entrarvi un pò più a fondo, m’interessa molto e spero interessi anche voi.
La nostra essenza, fisica e mentale, si basa su quello che abbiamo ricevuto in eredità, sia come patrimonio genetico personale che come informazioni universali, depositate per miliardi d’anni nella memoria cosmica.
Ma si basa, inoltre, su tutto ciò che vi abbiamo aggiunto, dalla nostra nascita in poi, come memoria e patrimonio personali, inclusa la famiglia, la società, la cultura e tutto il resto.
A ben guardare è un patrimonio enorme, che però se ne sta in gran parte sepolto dentro gli strati, essi pure enormi, dell’incoscienza più o meno profonda.
Strati che noi stessi abbiamo contribuito a creare, a causa della scarsa o assente consapevolezza con cui viviamo.
Questo patrimonio rimane inutilizzato, finché non vi sappiamo attingere e finché molte delle nuove esperienze quotidiane continueranno a passare nell’oblio dell’inconscio in modo semi- automatico.
Ricondurlo alla coscienza serve, oltretutto, a smantellare un pò il poderoso strato di sedimenti del nostro mondo interiore, che ogni istante continua ad influenzare il nostro comportamento, soprattutto in modo negativo.
Aveva ragione Dante, quando diceva che “non fa scienza senza lo ritener l’aver inteso”.

Questo lavoro di recupero dovrebbe essere selettivo, salvando solo quello che è buono ed utile e lasciandovi riposare ciò che è inutile o dannoso, possibilmente dopo averlo bilanciato e neutralizzato, tramite il ringraziamento, l’accettazione, il perdono ( a noi ed agli altri) ed anche con la pratica che descrivo più sotto.
Anche se impegnativo, è un doveroso compito personale, il quale ci aiuta a renderci degni della nostra dimensione umana, evolvendo con essa.
Volendo un po’ scherzare, dato che sto usando un computer, dovrei far tesoro di quella domandina “salvare ora” e “salva con titolo”, che così spesso, quasi ossessivamente, mi viene rivolta.

Prendiamo in considerazione l’inconscio più arcaico, quello che conserva depositate le esperienze e le tappe della vita prima della nostra nascita, fin dai suoi albori arcaici.
L’embrione, nelle prime fasi del suo sviluppo, le ripercorre tutte, in una sorta di ripasso accelerato, non a ritroso, che non gli servirebbe, bensì ab inizio, che invece gli è indispensabile.
Sembrerebbe quasi di assistere, in contemporanea, al dispiegamento sia del DNA, che per riprodursi e codificare deve srotolarsi, che della memoria cosmico-ancestrale.
Osserviamo bene: che cos’é l’ovulo, se non un protozoo, capace di lunghi spostamenti e con grosse riserve nutritive…?
E lo spermatozoo, se non un batterio flagellato, anche se eucariote ( cioè con nucleo distinto dal citoplasma), che, per fecondare l’ovulo, deve ridiventare virus, ossia puro materiale genetico, spogliandosi della ormai inutile codina e di quel po’ di citoplasma che gli servivano solo a raggiungere lo scopo…?
Per inciso, sapete che ereditiamo per via patrilinea solo la metà del patrimonio genetico, e per via matrilinea tutte le altre componenti cellulari, (mitocondri, ribosomi, RNA ecc), che ad ogni nuova generazione cellulare raddoppiano e si suddividono nelle nuove cellule?
( Verrebbe da dire: women power, come sempre! ma lasciamo stare…).
Allo stesso modo, anche le successive tappe, incluse quelle di pesce, anfibio, rettile e mammifero, sono indispensabili per creare la nostra base anatomica, che, inglobando tutte le passate esperienze, ci consente, finalmente, di farci uomo, depositario ed erede di un cervello e di una mente unici al mondo.

Vi ricordate, Giovanni? "Et verbum caro fatctum est – il verbo si fece carne"?
Penso che si riferisse non solo a Gesù, modello umano per eccellenza, ma a tutti noi.
Ciò dovrebbe bastarci per capire la nostra potenzialità unica e le responsabilità che ne conseguono, anche se i dogmi che circondano questa persona, così profondamente umana, ed in questo senso anche vero figlio di Dio, in un modo o nell’altro finiscono sempre per de-responsabilizzarci…

Tornando al cervello umano, esso è la base materiale, nonché lo strumento della nostra mente, la quale è ben lontana, però, dall’esaurirne le potenzialità intrinseche, e tuttavia è capace, talvolta, di trascenderlo nella dimensione di ciò che chiamiamo ispirazione…
Per com’è comparso, quasi d’improvviso e già così evoluto, qualche centinaio di migliaia d’anni or sono e, soprattutto, per quanto ne è ancora poco conosciuto e poco utilizzato (si dice che lavori fra l’uno ed il dieci per cento, ma io penso, mediamente, meno dell'uno per mille…), sembrerebbe aver saltato molti anelli della cosiddetta catena evolutiva.
Il cervello, per questi ed altri motivi, basterebbe a mettere in difficoltà lo stesso Darwin, che pur lo seppe utilizzare - e così bene - nel costruire la sua splendida, anche se imperfetta, teoria dell’evoluzione.

Prima di concludere vorrei proporvi, traendolo dal libro Meiso Shiatsu, del M° Yahiro, un esercizio di bilancio tra ipofisi ed epifisi, che traduce in pratica la possibilità d’operare un positivo bilancio tra conscio ed inconscio.
Seduti con busto ben eretto, rilassare la mente ascoltando il respiro…
Portare quindi pollice ed indice della mano destra alla radice del naso, un po’ lateralmente sulle arcate orbitarie, dove si percepiscono due punti sensibili, ed il pollice della sinistra puntato sull’apice della mastoide sinistra, dietro l’orecchio, ove origina il tendine dello sterno-cleido- mastoideo.
Questi punti corrispondono, rispettivamente, ad ipofisi ed epifisi.
Dare buona pressione, che tenga svegli, ed immaginare di far circolare respiro ed energia da mastoide (epifisi), ad orbite (ipofisi), concentrandoci, nella inspirazione, sulla prima e, nell’espirazione, sulla seconda.
Dopo qualche minuto, quando sentiremo freschezza, concludere l’esercizio.
Ripetere per più giorni di seguito, e poi di quando in quando.
Serve, come dicevo, a bilanciare conscio ed inconscio ed ipofisi ed epifisi, anche in caso di patologie specifiche di queste ghiandole (si pensi al così frequente prolattinoma).
Ed inoltre, sistema nervoso ed ormonale, ritmo sonno-veglia, simpatico e parasimpatico…

Per oggi credo che basti così, sia perché l’ulteriore analisi dei rapporti fra conscio ed inconscio, fra mondo interno ed esterno, fra mente e cuore, meritano un ulteriore approfondimento, sia anche per non stancarmi e non stancarvi troppo.
Buona giornata da Giuseppe e staff.

venerdì 13 febbraio 2009

Cervello, cervelletto, ipofisi, epifisi


Il cervello umano è una delle più elaborate e complesse strutture prodotte dalla spinta evolutiva della forza vitale nel suo incessante percorso creativo.
La funzione più elevata riconosciuta al cervello umano è quella di produrre i nostri pensieri.
Quando l’uomo nasce, trova tutto già creato, dal numero di particelle presenti nell’universo alle galassie, al sistema solare, alla terra con i suoi tre regni (minerale, vegetale, animale- uomo incluso).
Dal mondo esterno egli trae tutto ciò di cui necessita per crescere, riprodursi, pensare, conoscere, amare. In una parola, per vivere.
L’uomo stesso, fin dalla sua comparsa, partecipa alla creazione aggiungendovi ciò che prima non esisteva: i suoi pensieri.
Questi, nella loro quasi infinita varietà e diversità, possono ridursi a due categorie: naturali ed innaturali.
Sono naturali i pensieri creativi, quelli che ricercano la verità nella sua essenza più profonda e che rendono manifesto un cuore veramente umano.
Sono innaturali i pensieri distruttivi, basati sulla manifestazione di un cuore egoistico, che perseguono il falso e si manifestano con la fissazione, l’attaccamento, l’invidia e quant’altro, fino a sfociare nell’odio e nella rabbia distruttiva, al cui apice c’è la guerra.

Il primo tipo di pensieri, che manifestano la nostra anima originale (in armonia e risonanza con la natura), contribuisce alla creazione aumentando la sfera della verità, senza però mai conquistarla del tutto (altrimenti il mondo delle apparenze materiali potrebbe dissolversi in un puff, quasi un’apoptosi programmata ed auto coerente…stiamo tranquilli!). Questo tipo di pensieri origina soprattutto dalla sofferenza, allorché questa venga trasformata in modo creativo tramite il perdono, unito alla consapevolezza, al ringraziamento, all’autoriflessione all’umiltà ed al servizio in pratica (M° Masahiro Oki).
Questi sono i quattro caratteri tipici di un cuore umano che ha percorso un cammino d’evoluzione personale e che distinguono l’uomo dall’animale.
Il secondo tipo di pensieri, all’opposto, manifesta il prevalere di un carattere animalesco, depositato nelle strutture profonde sotto la corteccia cerebrale (talamo, ipotalamo e tronco).
I due emisferi agiscono, nel produrre i pensieri, in modo coordinato e complementare, secondo le circostanze ed il percorso evolutivo od involutivo personale.
Questo percorso è fortemente collegato alla pratica di vita quotidiana di ciascuno, e si basa sul principio della libera scelta e della responsabilità personale.
Il modo di funzionare dei due emisferi è stato schematizzato spesso in due caratteri complementari: quello logico-razionale a sinistra e quello intuitivo-creativo a destra. In realtà queste funzioni, se armonicamente sviluppate, si fondano in un unicum non più separabile, quello che chiamiamo mente umana naturale (cuore incluso).

Da sempre l’essenza umana è descritta poi, secondo tre dimensioni: fisico, cuore-mente e spirito.
La prima corrisponde alla dimensione materiale pesabile e misurabile (particelle con massa, ambito scientifico), che è quindi visibilmente visibile.
La seconda ad una dimensione priva di massa, ma manifestabile (es. onda elettromagnetica, ambito filosofico), che è invisibilmente visibile.
La terza alla dimensione priva di massa, priva d’onda e fuori dallo spazio-tempo (senza luogo, senza tempo, senza materia), che è invisibilmente invisibile ed alla quale attingiamo tramite l’ispirazione (ambito religioso vero).
Se volessimo ulteriormente schematizzare (non prendendo però nulla troppo sul serio, per non cadere nella creduloneria o nel fanatismo dogmatico…), così per gioco, potremmo accostare le funzioni emisferiche di sinistra al pensiero scientifico e quelle di destra al pensiero filosofico. E il “pensiero” religioso? (Intendo non quello esteriore, formalista-spiritualista, oggi tanto di moda, ma quello dell’uomo capace di trovare ispirazione dentro di sé, nel dialogo sincero interiore).

A questo proposito, consideriamo cos’è il cervelletto, che in antico era chiamato “albero della vita”.
Le sue funzioni note sono abbastanza limitate: equilibrio e fine coordinazione motoria, in particolare.
Eppure queste funzioni potrebbero essere regolate da un organo molto meno sviluppato…
Il cervelletto è, invece, molto ben sviluppato non solo nell’uomo, ma anche negli animali più evoluti, ad es. il gatto.
E’ suddiviso in due emisferi, uniti da un grosso ponte e si protende in alto, con un velo, a terminare nell’epifisi, mentre in basso continua con bulbo e midollo.
Inoltre, è ben separato dal cervello da una grossa piega della dura madre ed occupa buona parte della fossa cranica posteriore.
Epifisi, dicevo: tanto è ridotta la conoscenza scientifica che abbiamo della stessa (solo poche funzioni vegetative), quanto è ampia la conoscenza filosofico-religiosa al riguardo, fino a definirla sede dell’anima.
Io immagino che il cervelletto possa essere il depositario di una memoria ancestrale e cosmica, profondamente inconscia.
Vi sarebbero contenute tutte le informazioni, diffuse indipendentemente dallo spazio-tempo, dal periodo primordiale, (dai primi quark), fino al cosmo attuale, e convogliate nel cervelletto tramite l’antenna epifisaria.
Qualcuno chiama questo tipo d’informazioni “anima” universale.

Il cervello, emisferico e corticale (alla cui base sta l’ipofisi), potrebbe invece essere depositario di una memoria filogeneticamente più recente, propria delle specie più evolute: primati, cetacei ed uomo.
Ipofisi… vediamola un po’ più da vicino.
Come ho detto, sta alla base del cervello, sotto i due emisferi, ed è formata da due parti, una ghiandolare d’origine epiteliale ed una neurologica. Comunica con l’ipotalamo con una rete sanguigna “mirabile”, un doppio albero venoso che le invia i messaggi chimici provenienti dall’organismo, in particolare dalle sottostanti ghiandole endocrine, che sono: tiroide, timo, pancreas, surrenali e gonadi.
A questi messaggi risponde in modo integrato, producendo una serie d’ormoni che, in parte, attivano le funzioni delle altre ghiandole endocrine.
(Per i particolari si può consultare qualunque testo di fisiologia divulgativa).
Situata, come dicevo, alla base del cranio, in stretto contatto con le fibre del nervo ottico, dista però solo pochi centimetri dalla epifisi, alla quale non risulta (a tutt’oggi) direttamente collegata da fibre nervose.
Però, sicuramente, è strettamente influenzata dai forti messaggi elettromagnetici di quest’ultima…e viceversa.
Nell’uomo, bipede sui generis a stazione eretta, nelle ore diurne l’ipofisi (in posizione frontale) riceve, per via diretta od indiretta, i forti impulsi della luce visibile, attivandolo alla veglia, all’azione ed al pensiero…funzioni emisferiche.
L’epifisi, invece, è rivolta verso l’alto, verso l’universo, sotto l’influenza delle radiazioni cosmiche. Queste sono la radiazione “fossile”, ubiquitaria e primordiale, ritenuta residuo dell’ipotetico big bang, ed inoltre i raggi X ed i raggi gamma.
Dispone l’uomo al sonno ed al dialogo con il proprio inconscio più profondo, che alcuni chiamano anima personale... (funzione cerebellare?).

In conclusione, ho cercato di esprimere con le parole una sorta d’intuizione di stamani alle due, quando mi è balzato (si fa per dire) in testa, “cervelletto”, che peraltro da sempre vi è ben radicato…
Così, un po’ per gioco e un po’ per non morire…(come dice il buon Puccini).