Ieri mattina ho assistito, in TV, ad un programma che parlava di questo, con l’intervento di tre donne, medici, specializzate sull’argomento.
Non ho potuto fare a meno di rilevare che non tutta l’informazione è stata chiara e corretta.
Nella donna in menopausa si rilevano, con una certa frequenza, ma non sempre, disturbi correlabili, almeno in parte, al venir meno della funzione degli ormoni estrogeni.
Questi consistono in una serie di sintomi, quali vampate, alterazioni dell’umore, secchezza vaginale ecc., ed in un ridotto tournover metabolico delle ossa, con rarefazione e perdita di calcio, noto come osteoporosi.
Va detto che la carenza d’estrogeni, in questo secondo caso, è solo un co-fattore, cui vanno aggiunti: la quantità di calcio nella dieta, il suo assorbimento intestinale, influenzato dalla vitamina D, la sua fissazione all’osso, influenzata dal movimento fisico e dalla calcitonina (ormone prodotto dalle cellule parafollicolari della tiroide), la cessione del calcio dall’osso al sangue, indotta sempre dalla carenza d’attività muscolare, dal grado d’acidità del sangue (PH), dall’uso di farmaci, come il cortisone, che riducono la matrice ossea, e dalla funzionalità delle paratiroidi - (questo solo per grandi linee).
Di conseguenza, la terapia farmacologica ufficiale dell’osteoporosi della menopausa, si basa su :
- Ormoni estrogeni
- Supplementi di calcio e vitamina D
- Calcitonine
- Bifosfonati e derivati, capaci di rallentare la rimozione del calcio dalle ossa, però in tempi molto lunghi.
La diagnosi dell’osteoporosi si basa su apparecchi che emettono raggi X di lunghezza d’onda nello spettro d’assorbimento del calcio, misurando quindi, grazie ad un sofisticato software, la densità ossea media dell’organismo, la quale viene tradotta in tre fasce di rischio: fascia normale, fascia a basso e fascia ad alto rischio, a loro volta correlate all’età ed ad altri fattori.
Non è stato detto con sufficiente chiarezza che dopo una certa età, un certo grado d’osteoporosi è fisiologico, asintomatico e privo di complicazioni.
(Quindi da non trattare, soprattutto con estrogeni e bifosfonati, i primi pericolosi perché potenzialmente cancerogeni, i secondi perché molto tossici).
Tuttavia, alla domanda di una signora alla quale, pur essendo in fascia a basso rischio, era stata iniziata una terapia estrogenica, è stato risposto che, ipso facto, doveva essere per forza in fascia ad alto rischio, e quindi sotto DOVEROSA terapia estrogenica, in pratica dandole della stupida o, quantomeno di far confusione…
E’ stato invece detto, forse con una certa enfasi ottimistica, che i moderni apparecchi della densitometria ossea espongono ad un livello di radiazioni X pari a quello ambientale.
La professoressa in questione, forse si sarà male espressa, perché, se ciò fosse vero, in detti apparecchi basterebbe l’apparato rilevatore, e non la radiosorgente…
E’ stato ancora detto, forse con un certo eccesso d’ottimismo, che le moderne terapie estrogeniche, per le dosi ed i tempi raccomandati, sono del tutto prive di rischio cancerogeno, ma del tutto non esiste in biologia, soprattutto con estrogeni… (forse voleva dire a basso o bassissimo rischio…)
Ma a dosaggi così bassi, perché non dire che gli estrogeni naturali delle piante (fitoestrogeni della soia), rendono del tutto inutile la terapia ormonale sostitutiva? (vedi soia).
Ancora, mentre si è parlato di dieta e sovrappeso, fattori di rischio, non si è detto che il mantenimento di una buona densità ossea dipende da una regolare attività fisica, specie contro gravità – ad es., salendo le scale, giacché il tendine muscolare attivo, stimola la circolazione del sangue e la calcificazione ossea.
E nemmeno, che lo zucchero bianco ed un’alimentazione troppo ricca di proteine decalcificano le ossa per la conseguente e necessaria correzione dell’eccessiva acidità del sangue, prodotta dal metabolismo di dette sostanze…
E vero che non si può sempre dire tutto, ma come mai non ci si dimentica mai di citare tutti i farmaci in uso, ad esempio?
Però, la cosa più shockante che ho sentito, è stata la seguente:
(domanda dallo studio) - Quali sono, se ci sono, i sintomi dell’osteoporosi, ed i dolori articolari sono correlabili alla stessa?
Nessuna risposta.
Ripetizione della domanda…
Risposta: se nel corso dell’osteoporosi ci sono dolori, ciò significa che essa è grave e necessita sempre di terapia ormonale e farmacologica! (sic).
Nessuno, neanche colui che ha posto la domanda, ha ribattuto niente, ma eravamo in chiusura di trasmissione.
Forse l’illustre professoressa voleva dire che:
- l’osteoporosi è in sé del tutto priva di sintomi
- che questi compaiono, in modo repentino, sotto forma di dolore acuto, nella sede d’eventuali fratture patologiche, molto rare e riguardanti per lo più una vertebra dorsale, non le articolazioni di mani, anche, ginocchia e piedi.
- Che i dolori in queste sedi sono, di solito, conseguenza di comuni patologie degenerative che nulla hanno a che vedere con l’osteoporosi.
- Che l’eventuale terapia ormonale sostitutiva ed i bifosfonati, in caso di frattura patologica, non coprono (almeno del tutto) il sintomo dolore, ma dovrebbero servire ad accelerare la ricalcificazione della vertebra ed a prevenire ulteriori fratture.
Che idea si saranno fatte i milioni di donne italiane, telespettatrici, con dolori articolari più o meno banali, ed osteoporosi fisiologica?
Questa la chiamano informazione e prevenzione…
Concludo con alcuni consigli pratici
Per la menopausa asintomatica accettarla e non fare nulla: l’ha voluta la natura per buonissimi motivi.
Per quella con lievi sintomi, provate con i fitoestrogeni (vedi Soia) e mantenendo una buona vita di relazione ed interessi vitali.
Per quella con sintomi più gravi: spesso passano da soli, altrimenti decidete dopo un vero consenso informato.
Per la secchezza vaginale, usate prodotti topici locali con fitoestrogeni.
Dedicatevi a qualche pratica dello Yoga e provate a far qualcosa al servizio di chi ha gravi condizioni di bisogno.
Per l’osteporosi, prevenirla modificando lo stile di vita: meno cibo, meno zuccheri, grassi e proteine, più movimento...
Dovrebbe bastare ed avanzare, nella stragrande maggioranza dei casi…
Ricordatevi di ringraziare di poter vivere in una società che offre così tante possibilità e comodità, purché queste non finiscano per confondere o danneggiare, come l’informazione di cui sopra, ma comunque ringraziate, ringraziamo tutti sempre e di più.
Buon otto marzo a tutte.
I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana
I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana
Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:
- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.
Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.
Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.
A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:
- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.
Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.
Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.
A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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giovedì 5 marzo 2009
lunedì 2 marzo 2009
Parliamo di SOIA
Oggi voglio parlare delle virtù terapeutiche della soia, ed in particolare delle tre varietà di soia più note: la soia verde, quella gialla e la rossa (azuki).La soia è una delle piante più utili e versatili nell’alimentazione umana, ma anche nella terapia, specie del cancro.
Questa meravigliosa leguminosa è una delle sorgenti di proteine più importante del mondo.
Si pensi alle varie preparazioni ormai storiche, basate sulla soia: tofu, shoyu, tamari, miso ecc., tutte sorgenti di proteine, vitamine, sali minerali d’alto valore biologico e nutritivo.
Io vorrei, però, parlare delle proprietà medicinali attualmente riconosciute alla soia, e sono veramente molte.
Tutte e tre le specie sono molto ricche in isoflavonoidi, capaci di indurre una minore aggressività ed una maggiore sensibilità delle cellule del cancro ai sistemi naturali di difesa.
Inoltre, gli stessi flavonoidi modulano la sensibilità dei recettori agli ormoni sessuali, inibiscono l’enzima protein-tirosina kinasi e l’alfa-5-reduttasi, coinvolti nella genesi del cancro della prostata e del seno.
La genistenina, uno dei componenti del complesso isoflavonoide, si è dimostrata capace d’inibire la neoformazione di vasi nei tumori, neutralizzando il fattore endoteliale (cioè prodotto dalle pareti dei vasi sanguigni), alla base del fenomeno.
Va osservato che la Genistenina isolata o di sintesi, è molto meno efficace di quella associata agli altri principi della soia…
Avendo blandi effetti estrogeno-simili, la soia può alleviare i sintomi della menopausa, senza far correre il rischio della aumentata cancerogenesi, propria degli ormoni di sintesi, ancora troppo spesso usati in menopausa.
Ulteriori effetti positivi della soia sono collegati a lignani, saponine, fitosteroli, ed agli inibitori delle proteasi, in essa presenti, e tutti con azione anticancro.
Penso che basti ed avanzi per decidersi ad impiegarla in terapia, senza continuare a dire che sono tutte cose senza effetto e senza base scientifica…
Ora voglio parlarvi della mia esperienza con la soia.
Dieci anni fa, in Cambogia, nel villaggio di Poum Ta Toich’, mia moglie è stata guarita, in una sola notte, e completamente, da una grave micosi infetta, alla base del capo, che durava da mesi, e che era insensibile ai comuni antimicotici chimici.
Ciò grazie ad un empiastro di soia verde, preparato da una donna del villaggio, la signora Van Tach’.
In pochi minuti preparò ed offrì, con umile semplicità, il suo rimedio… che lezione per noi, arroganti europei, portatori d’una presunta, superiore cultura e di (im)potenti mezzi terapeutici…
Da allora tale empiastro si è sempre dimostrato utile nella cura di dermatiti di tutti i tipi, ulcere infette e non, foruncoli, sicosi della barba, e così via.
Anni fa ci fu un’epidemia mondiale di SARS, malattia simil- influenzale ad alta mortalità, che gettò tutti nel panico.
Il Canada creò un ferreo cordone sanitario, obbligando al ricovero tutti i pazienti.
Ebbene, ebbe la più alta percentuale mondiale di decessi, pur con pochi casi trattati…
Viceversa, in Cina, dove vi furono migliaia di casi, si segnalarono, almeno ufficialmente, poche morti in percentuale.
In compenso, tutta la soia verde dei supermercati, andò a ruba, scomparendo per molti giorni dai banchi di vendita: saggezza delle tradizioni popolari!
La soia, senza fare alcun miracolo, infatti, è un potente antivirale e stimolatore delle difese naturali.
Vi basta? A me sì!
Concludo con la semplice ricetta dell’impiastro di soia:
In un pestello mettete un cucchiaio di soia, dopo averla tenuto a mollo per una notte.
Ridurlo in pasta con un pestello, aggiungendo un cucchiaio d’olio extravergine d’oliva.
Applicare con una garza sulla parte da trattare.
Se non guarisce in una notte, ripetere il trattamento.
Buona vita a tutti, anche grazie alla soia.
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