I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:

- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.

Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.

Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.

A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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domenica 11 dicembre 2011

Riparliamo di cancro, creativamente

Coni e bastoncelli danzano accarezzati dalla luce
Nell'infinitamente piccolo, a livello delle stringhe, sarebbe depositato uno degli infiniti segreti che compongono il mosaico infinito della verità.
La vita liberamente spira e fluisce, da un universo all'altro, grazie a quese ipotetiche stringhe, buchi bianchi sub nucleari, che tengono uniti i quark del protone, come delle altre particelle,  in un caleidoscopio continuamente cangiante e perennemente in contatto con l'essenza stessa della vita.
Nella microdimesione delle stringhe, che trascende la distanza di Fermi, sotto la quale le forze repulsive diverrebbero infinite, facendo scomparire il tutto in un nulla apparente e coerente con sè stesso, in quella segreta ed appartata microdimensione, dicevo, si creanno una serie di ipersfere, ipercubi ed iperpiramidi, ad 'n' dimensioni, all'interno delle quali possono liberamente circolare, fuori dalle leggi fisiche note del nostro universo, le informazioni ipercosmiche, a-spaziotemporali, con cui incessantemente si manifesta la forza creativa della Vita.

Il nostro DNA, creazione superspeciale della forza vitale, in una megadimensione macromolecolare ( mega rispetto alle stringhe!), grazie alla struttura esagonale simmetrica e speculare degli aminozuccheri che tengono insieme le due spirali, (scoperte, ma non create!, da Watson e Kreak), il nostro DNA, dicevo,  riesce, per risonanza, a captare il segnale non materiale e non ondulatorio, almeno nel senso della  nostra fisica attuale, che circola nel multiverso ad 'n' dimensioni, grazie alla speciale antenna, rivolta verso le profondità cosmiche, che è la nostra epifisi. A sua volta, tramite l'ipofisi, le informazioni che provengono dall'universo interno, il nostro organismo, sono riversate sugli aminozuccheri del DNA.
Se il segnale dell'unverso interno è armonioso (come accade quando vi è salute, cioè armonia di corpo mente e cuore), ossia lineare, coerente, continuo, come la luce laser, il DNA non protido-sintetico può correggere e riparae i danni di quel 10% di DNA preposto alla sintesi protido-enzimatica, salvando così l'organismo dal caos incoerente e divergente di informazioni, il cui paradigmatico esempio è ciò che viene chiamato cancro.

La chemio e radio terapia, purtroppo, intervengono ad uccidere alcune, ma non tutte, le cellule cancerogene, mentre aumentano il caos entropico della malinformazione di tutte le altre cellule.
I rimedi naturali vegetali (specie i cromogeni), come ho già cercato di spiegare in altra parte del blog, ci aiutano, per complementarietà metabolico-filogenetica, a riparare i danni che anche noi stessi arrechiamo al nostro patrimonio genetico, oltre quelli provenienti dall'ambiente esterno. Dobbiamo essere grati a questi antichissimi fratellini, che ancora ci aiutano, ma non possiamo delegare tutto a loro, specialmente ciò che possiamo e dobbiamo fare da noi!

Infatti noi possediamo una enorme capacità, tramite respiro, pensiero, movimento, alimentazione e stato d'animo, d'influenzare, a nostra volta, quel 90% di DNA, che la moderna biologia, vergognosamente, definisce inutile.
La Vita non è stupida come lo sono alcuni dei suoi discendenti, dall'apparenza esteriore umana!

A coloro che stanno vivendo nella disperazione di avere il cancro, ossia per esserselo creato, più o meno inconsciamente, da sè (giacchè le cause sterne esistono, ma sono solo concause, e non possiamo cambiare in un colpo l'ecosistema inquinato, in cui viviamo), io che di cancri ne ho avuti molti, e che attualmente ci convivo benissimo, propongo la seguente pratica.
Seduti, a busto eretto, ascoltate il respiro per cinque minuti, senza nessun intervento sullo stesso.
Iniziate quindi a pronunciare, lentamente, ad ogi inspiro, la parola AR - MO- NI- A...., ed espirando, inviatela a tutte le cellule.
Questo messaggio, che può essere sonoro o muto, nel giro di 10 o 15 minuti, giungerà ad essere percepito dal nostro DNA, che ritornerà in risonanza con la Forza Vitale ipercosmica, e comincerà a riparare i propri danni. Infatti, la forza vitale, a differenza dell'ambiete esterno, porta solo messaggi di vita!
Fate questo per almeno 15 minuti, più volte al giorno. Poi anche tutto il resto, ossia tutto ciò che riterrete più opportuno. Ma vi prego, radio e chemio il meno possibile!
Se fate, capirete: l'effetto positivo generale si manifesterà già con la prima pratica.
Per altre informazioni, potete consultare in questo stesso blog gli articoli 'Parliamo di cancro senza paura'.
Grazie, buna pratica e gioiosa vita, con o senza cancro.

Esprimo il mio ringraziamento al M° Yahiro per avermi insegnato, in pratica, l'esercizio proposto.

Aggiungo, infine, un breve commento alla foto in apertura di questo post. Si tratta di un' immagine tridimensionale, al microscopio elettronico a scansione, di una porzione di retina. I colori sono artificialmente aggiunti, ma l'immagine aiuta a capire, anche se solo in modo simbolico, i principi enunciati nell'articolo.
I bastoncelli, quelli chiari, lunghi e sottili, possono rappresentare le stringhe, che tengono uniti i Quark, qui rappresentati dai coni, di color verde, interposti fra i bastoncelli. Le sacche viola alla base sono i granuli cromogeni propri della retina, quelli che captano la luce e la ritramettono a coni e bastoncelli in frequenze specifiche per ciascun colore. A loro volta coni e bastoncelli  tramettono al sottostante nervetto ottico (non visibile), il segnale ricevuto. Voglio solo far notare come i cromogeni possano ben rappresentare, simbolicamente, altrettante uscite dai bastoncelli-buchi bianchi, in un'altra dimensione: cromogeni come 'sacche vitelline embrionarie' di un micro universo parallelo.
La luce, che crea la danza di coni e bastoncelli, in un cangiante caleidoscopio cromatico, rappresenta, infine, la Forza Vitale ipercosmica, che genera il tutto.




mercoledì 3 giugno 2009

La depressione - 2 Le cause

Di cause ce ne sono tanta quante sono le storie degli esseri umani, dalle più banali alle più nobili e profonde.
Uno dei più grandi personaggi della storia dell'umanità, Gandi, piombò in depressioni tremende negli ultimi anni della sua vita, per il dispiacere (e l'assunzione morale della responsabilità), di fronte ai reciproci massacri fra Indù e Mussulmani, dopo la conquista dell'indipendenza dell'India dagli Inglesi. Gandi aveva un grandissimo livello di coscienza etica.
Ne uscì ogni volta rinnovando e profondendo il proprio impegno verso gli altri.

Sempre in India, qualche decennio dopo, un'altra anima nobile, Madre Teresa, patì crisi depressive così gravi (e così mal capite), da essere sottoposta , specie nell'ultimo anno di vita, ad alcuni interventi d'esorcismo...
Nel suo caso, probabilmente, oltre a motivi morali, ebbero una non trascurabile importanza la condizione fisica (un grave scompenso di cuore, con ripetuti interventi di by-pass coronarico) e la condizione tossica secondaria ad un vero e proprio bombardamento farmacologico, cui era quotidianamente sottoposta.

Molti dei più grandi spiriti dell'umanità conobbero la sofferenza della depressione, anche a più riprese, nella loro vita.
Per tutti questi casi, con le parole di Dante, sarebbe da dire " O dignitosa coscienza e netta, come t'é picciol fallo amaro morso!"
Nella vita di un uomo che abbia ancora una pur minima coscienza etica e morale, è impossibile non incorrere in episodi depressivi.
Il depresso vero, come ho già detto, fa colpa a se stesso di quello che non riesce ad accettare.
La maggior parte degli uomini, invece, di fronte a qualcosa di sgradito, si limita a far colpa agli altri. Ma questa strada, anche se molto diffusa e praticata (anche da alcuni psicoterapisti), non è una via d'uscita: solo un ritorno indietro...
Chi non ha mai conosciuto episodi depressivi, anche piccoli (ma credo siano pochi), probabilmente ha del tutto ucciso la propria coscienza o rinunciato alla ricerca di valori etici: vive solo per appagare i propri bisogni istintuali primari.

Non tutte le situazioni depressive, tuttavia, hanno una radice etica, diciamo così, nobile.
Spesso i motivi, almeno quelli apparenti, sono futili o banali: quanti, ad esempio, sono giunti a suicidarsi per la perdita di una partita di calcio!

Allora, qual é, se c'é, la causa prima comune a tutte le depressioni?
Anche se la scienza medica ufficiale parla di tre tipi di cause: endogene, esogene e miste, sono convinto che bisogna ricercare una causa iniziale comune a tutte e tre, per non finire in separazioni che finiscono, quasi inevitabilmente, per far colpa o agli altri, o alla vita stessa od al carma personale.
Altrimenti non esisterebbero vie d'uscita percorribili e praticabili fino in fondo.

Per esperienza anche personale e dopo lunghe riflessioni, sono convinto che, sempre, alla base, vi sia il rifiuto di qualcosa che è successo ( o che abbiamo fatto, ed é comunque successo), nella nostra vita.
In questo rifiuto, che gli addetti ai lavori chiamano conflitto, e che il più delle volte é collegato alla perdita di qualcosa o qualcuno, si consuma, spesso in pochissimo tempo, la nostra quota "spendibile" di energia fisica, mentale e morale.
In realtà, a livello di forza vitale, questa riserva è praticamente infinita, ma non vi sappiamo più attingere.
E' un po' come il caso dell'avaro, che pur avendo ingenti risorse economiche, si dispera per aver speso l'ultimo soldino dell' "argent de poche" che aveva in tasca...

Non possiamo rifiutare ostinatamente qualcosa che ci è stato mandato dalla vita, senza entrare in crisi.
Se questo rifiuto della realtà non viene riconosciuto risolto, la sofferenza di vivere può diventare così insopportabile da farci desiderare (e purtroppo attuare), di farla finita.
Però, prego, prima di farlo, domandiamoci se ne vale la pena: perché impegnarci a far qualcosa che prima o poi avviene da sola?
Tanto, dalla vita, finora, nessuno ne è uscito vivo (e nessuno è vissuto in eterno)!
E poi, non diamoci troppa importanza: la nostra sofferenza, in fondo, non è né l'unica né la più importante sulla faccia della terra, anche se a noi sembra proprio così!
Un barlume di ironia (e di auto ironia), spesso può salvare una vita.
Una vita, qualunque cosa abbiamo commesso o ci sia capitata, ha sempre un valido motivo, una intrinseca ragione, per riscattarsi ed essere degna di essere vissuta.
La barca della sofferenza non traghetta mai una sola persona per volta. Nel mare della sofferenza non si naviga mai "in piccioletta barca", ma su di un enorme transatlantico!

Nessun essere umano, con un minimo di integrità mentale, potrà mai sperare di lasciar fuori dalla propria vita la sofferenza: o diventa un animale, o impazzisce!
La tristezza, invece é un optional personale, una scelta non indispensabile nè ineludibile: da un punto di vista pratico, tempo perso, anche se mai inutile del tutto!
In ogni caso, é pur sempre occasione d'esperienza...si scis uti! (Se la sai utilizzare).

L'accettazione di questo fatto, della ineludibilità della sofferenza, è già il primo passo, ed il più importante, per uscire da quel tunnel, che ci sembra infinito e senza vie laterali di fuga, che noi chiamiamo depressione.
Se sappiamo guardar bene, la sofferenza è il vero carburante della vita, quello che ci fa progredire umanamente. Non esiste sofferenza fine a se stessa...

L'altro passo fondamentale è renderci conto che non ci sono colpe, nè personali nè altrui, ma cause ed effetti, che comportano l'assunzione di responsabilità e la messa in atto di azioni idonee, nel campo delle nostre effettive capacità, per poterne uscire.
Dobbiamo imparare a perdonare, per primo noi stessi, poi anche tutti gli altri.
Nessun altro lo potrà fare al posto nostro o per noi...
La vera confessione non può essere fatta ad un altro, ma a noi stessi, e l'ultima assoluzione ce la dobbiamo dare da noi, riparando ai nostri errori!
Ma di questo, ed altro, parlerò la prossima volta.

domenica 15 febbraio 2009

I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:
- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa -Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.

Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo. Si pensi, ad esempio, alla nostra Scuola Salernitana, o ad Avicenna, forse il più grande medico della storia umana.
Il terzo è il punto culminante di una vera guarigione umana.

Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.

Dopo molti anni di esperienza pratica di questi tre principi, originariamente formulati da Masahiro Oki, da anni defunto e che ringrazio di cuore, posso confermare in pieno la validità assoluta del terzo, e, pur con qualche riserva, quella dei primi due.
 Il primo principio, quello della guarigione forzata, anche se a volte necessario, non parla di guarigione, ma di sostegno solo esterno (se utilizzato a prescindere dagli altri due). Prego invece di non confondere il secondo, validissimo, con la guarigione apparente prodotta dalle cosidette medicine alternative (naturopatia, omeopatia, agopuntura eccetera). Pur essendo assolutamente meno tossiche della medicina contemporanea, spesso rendono il paziente ancora più dipendente dal terapista, facendolo diventare un cliente fisso. Ho abbandonato definitivamente lo studio della omeopatia quando un illustre clinico presentò il caso di una paziente-cliente ormai dipendente da lui (e dai suoi costosissimi rimedi e sedute) da oltre trent'anni ...

Osservando un po’ più a fondo, il primo tipo di guarigione, che pone come unico target il sintomo e come strumenti (esterni) la diagnosi strumentale, la chirurgia ed il farmaco (o i rimedi), può essere necessaria in situazioni urgenti che mettono in pericolo la stessa vita ( si pensi alla medicina rianimativa, ma non solo).
Il secondo tipo pone al centro la forza vitale, ossia la saggezza originaria accumulata dalla Vita in oltre tre miliardi d’anni d’esperienza, e fa fulcro sulla capacità d’auto guarigione e sull’educazione.
Il terzo tipo si basa sul valore sacro della vita e sul servizio agli altri come interesse centrale. Si pensi ad esempio ad alcune grandi figure del passato, come Gesù o Gandi, che vivevano e praticavano con questo principio.

Quello che è importante sottolineare è il ruolo centrale del medico nel campo della medicina.
Ciò sembrerebbe ovvio, ma per vari motivi, oggi non è più così.
Per tanti motivi assistiamo al radicamento di due atteggiamenti opposti e complementari.
Da parte del paziente: io ti pago, tu guariscimi ma non interferire con le mie abitudini di vita.
Dall’altra i medici: io so tutto, tu non sai niente, quindi fai quello che ti dico (spesso ciò significa prendi questo farmaco) senza chiedere oltre…
In questo modo si realizza un rapporto divergente e non collaborativo, che spesso finisce per portare lontano da una vera e durevole guarigione.
Manca la componente essenziale: l’educazione e la correzione dello stile di vita, causa prima del problema- sintomo del paziente.
Si perde così un’occasione unica, quella di risvegliare ed utilizzare l’enorme saggezza della forza vitale, escludendola dal processo di guarigione, cioè dall’inevitabile percorso di recupero d’ uno stile di vita naturale, in senso umano, che il sintomo ci indica con perentoria chiarezza.
Dare tutta la colpa alla genetica, ai microbi, al caso od agli altri non copre nulla e non serve affatto a guarire. Eppure, pare che, sui due fronti, oggi si stia facendo esattamente così.

Su queste basi teoriche, ecco quali sono le implicazioni pratiche in un percorso che porti dal sintomo alla salute, ossia alla condizione originaria d’armonia di corpo, cuore e mente, caratteristica di un vero essere umano. Gli strumenti sono gli stessi che costituiscono la base della vita quotidiana dell’essere umano: respiro, movimento, alimentazione, esercizio correttivo, stato d’animo e, ove necessario, trattamento. Ne ritornerò più e più volte su questo stesso blog.

Nel ribadire che tutti e tre i modi di guarigione citati sono in sé accettabili e buoni, devo ripetere che la vera guarigione si basa innanzitutto su se stessi, e non sull’appoggio altrui, ma piuttosto sul doveroso e necessario sostegno del terapista, purchè il paziente sia disposto a fare la propria parte.

Voglio concludere riferendomi alla mia esperienza quotidiana di medico, ormai quarantennale.
Tutto ciò, anche se faticoso, difficile, a volte duro e occasione di malintesi e sofferenze pressoché quotidiani, è tuttavia degno d’essere perseguito con pazienza ed umiltà, senza mollare quando le difficoltà (spesso interne), consiglierebbero, per calcolo o comodità, di gettare la spugna. Non voglio proporre l’ennesima visione d’una medicina alternativa che, sotto il nome di globalità, natura od altro, finisce per far contro, o mettere tutti contro tutti, e soprattuto per fornire comodi appoggi… Non ce n’è bisogno e, soprattutto, non serve a guarire. Propongo invece di utilizzare tutto nel modo migliore, in collaborazione e rispetto reciproci, in una visione della guarigione o della salute che non prescinda dal principio di educazione e cooperazione in modo umano.

Firmato: Giuseppe