L'uomo non vive di solo pane.
L'ha detto Gesù, ma forse non tutti lo sanno. Anche il cuore, infatti, ha bisogno di un suo nutrimento specifico.
Oggi, forse più che mai, le prime vittime della depressione, in tutto il mondo, sono i bambini.
Unico nel mondo animale, il bambino, appena nasce, sa già sorridere e cerca di farlo il più possibile, da subito, immediatamente dopo il primo pianto che serve a farlo vivere su questo pianeta "azzurro", anche se non "celeste".
Lo fa per istinto, anche se si tratta di un istinto puramente "umano".
Lo fa per farsi accettare, per manifestare una profonda, anche se ancora inconscia, gioia di vivere.
Ma anche per invitarci a fare altrettanto.
Senza il nostro sorriso, il nostro calore, il nostro contatto, infatti, il bambino non riuscirà a sopravvivere.
Due studenti universitari americani, un ragazzo ed una ragazza che condividevano un appartamento per motivi di studio, decisero di fare un figlio.
Il bimbo venne al mondo e, per qualche settimana, fu il polo d'attrazione dei due giovani genitori.
Ma era solo un passeggero interesse. Il bambino, per loro, era solo poco più di un giocattolo.
Dopo un po' finirono per tornare alla loro vita di sempre, dimenticandosi quasi del tutto del bambino.
Abbandonato a se stesso, lasciato sporco, per lunghi tempi solo in casa, riceveva quasi solamente il cibo indispensabile per non farlo morire di fame.
A tre mesi pesava meno che alla nascita, non riusciva a sollevare la testa ed era, praticamente, in fin di vita.
Ricoverato in una clinica pediatrica, grazie anche all'intervento di una assistente sociale, ebbe la fortuna, potremmo chiamarla destino, di esser preso in cura da un "vero" medico.
Il pediatra, geniale ed umanamente ricco d'esperienza, prese una decisione che si rivelò fondamentale per salvare il bambino.
Non lo ricoverò, infatti, in una stanzetta del reparto, ma in un corridoio dove tutti, medici, personale e visitatori, passavano di continuo.
Sopra il suo lettino fece mettere un cartello. " il mio nome è Mikael, se mi chiamate per nome e mi prendete in braccio, mi fate felice..."
Dopo tre mesi aveva recuperato peso e capacità motorie "normali" e, soprattutto, la voglia di sorridere e di vivere.
Nel nostro mondo di ricchi privilegiati i bambini hanno perso il sorriso: basta osservarli quando andiamo in giro, o andare in un paese povero, per rendercene conto.
Lì, infatti, tutti - o quasi - sorridono, da noi quasi nessuno.
Forse in Italia le cose vanno un po' meglio, anche se abbiamo il più basso tasso di natalità del mondo.
Non sorridono perché gli adulti, a cominciare dai genitori, sorridono troppo poco, per non dire nulla.
Andando per strada, impegnatevi a sorridere se incontrate un bambino: verrete sempre ricompensati con lo spettacolo più bello della natura: il meraviglioso sorriso d'un bambino!
Se siete (o fate) i depressi, cominciate da questo, sorridete ai bambini, a tutti i bambini che incontrate e provate a farlo sempre.
Vi garantisco, anche per esperienza personale, che sarà il primo passo, forse il più importante, per uscire dalla depressione.
I bambini, come dicevo, oggi soffrono sempre più di depressione, ma sono vittime innocenti della mancanza di vero calore umano, dei loro genitori e degli adulti in generale.
L'adulto depresso, qualunque sia la causa, è invece, alla fine, solo vittima di se stesso, giacché esperienza ed (auto) educazione dovrebbero insegnarli almeno come uscirne, se non come non caderci...
Per uscire dalla depressione, qualunque essa sia, dobbiamo impegnarci a fare qualcosa.
Solo ricevere farmaci e trattamenti psicoterapeutici, anche se aiuta, non può ne potrà mai bastare.
In base a quello che vi ho raccontato, cominciamo a renderci conto che, se siamo vivi, vuol dire che, da bambini, abbiamo ricevuto dai nostri genitori il nutrimento, sia del corpo che del cuore, necessario per farci vivere.
Anche se ce ne siamo dimenticati e se ci fa comodo credere il contrario.
Una pratica fondamentale, per aiutarci a star bene, é la seguente.
Seduti, in posizione ben eretta, dopo aver ascoltato il respiro per alcuni minuti, proviamo a vedere, non solo ad immaginare di vedere, il volto dei nostri genitori.
Chiamiamo entrambi per nome, con almeno la pausa di un respiro fra l'uno e l'altro, ed aggiungiamo ogni volta "grazie".
Provatelo possibilmente subito, perché, dopo, verremo sopraffatti dalle abitudini e dalle distrazioni del quotidiano (a cominciare dai risultati delle elezioni, tanto per dire qualcosa d'attuale), che ci forniranno le più ampie giustificazioni per continuare a non fare nulla per stare meglio, ma continuando tuttavia a pretendendere che lo facciano gli altri...
Sorriso e ringraziamento sono due passi fondamentali per uscire dalla depressione, ma non i soli...
Ma di questo parlerò la prossima volta.
I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana
I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana
Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:
- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.
Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.
Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.
A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:
- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.
Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.
Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.
A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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Visualizzazione post con etichetta Gesù. Mostra tutti i post
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martedì 9 giugno 2009
sabato 9 maggio 2009
Parliamo di Einstein
In queste torride notti Africane, tormentato dal sudore che non cessa mai e dalle punture delle zanzare, moleste e potenzialmente pericolose (è impossibile evitarle ma, ad ogni modo ho l'artemisia), mi alzo molto presto, nel cuore della notte, e leggo.
Ho portato con me un solo libro: "Come io vedo il mondo - La teoria della relatività", di Albert Einstein, Newton Compton, 2006.
Non posso nascondere la fortissima ammirazione e simpatia che provo per questo grande personaggio, non solo sul piano scientifico, ma anche su quello umano.
Lo accosto, come valore, a quello di altri grandi personaggi della storia: Socrate, Leonardo, Giordano Bruno, Shopenhauer, solo per citarne alcuni.
Nella sua gioventù fu travagliato da sofferenze economiche, incomprensioni ed isolamento imposto dalla società dell'epoca.
Forse anche grazie a questo decise di dedicare tutta la sua vita alla ricerca della verità, della bellezza e del giusto (sono sue parole).
Quasi nessuno, ancor oggi, lo ha veramente capito, non solo per quanto riguarda la teoria della relatività, ma anche per le ultime, geniali intuizioni, ancor oggi rifiutate, nonostante l'evidenza scientifica. In particolare la teoria del Campo Ondulatorio Universale e quella della quinta forza repulsiva, oggi ben dimostrata, ma volutamente ignorata, perché troppo scomoda...(la scienza non è sempre neutra ed obiettiva).
L'attuale corrente "vincente" della fisica teorica fa capo a Bohr ed alla sua scuola di Copenhagen, ed ha prodotto, per limitarmi all'Italia, fisici quali Fermi e Rubbia.
Questa stessa corrente giunse ad umiliare il genio di Einstein, nei suoi ultimi anni, facendolo passare per semi infermo di mente e forzandolo a ritrattare le sue grandi, ultime intuizioni, di cui ho detto prima.
Purtroppo, quella stessa scuola ha prodotto, fra l'altro, la bomba atomica ( A ed H) e le centrali nucleari.
Tornando ad Einstein, cito una sua frase che ne documenta l'alto valore umano e morale: "Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura ed in che senso egli é giunto a liberarsi dall' io".
Tuttavia, non posso accostare Einstein a figure quali Budda, Gesù o Gandi.
Forse il suo più grave errore, di cui poi ebbe a soffrire per il resto della sua vita, fu quello di spingere il presidente Rooswelt, con tutta la forza della sua autorevolezza, a liberare gli ingenti fondi economici per costruire, prima di Hitler, la più terribile delle armi di distruzione di massa: la bomba atomica.
Quella stessa che nel 1945, distruggendo centinaia di migliaia di vite umane (ancor oggi continuano a morirne) di Hiroshima e Nagasaki, pose fine alla seconda guerra mondiale.
Al tempo stesso, però, diede anche inizio all'era del materialismo consumistico, rapace ed egoistico che ha caratterizzato, anche se in modo diverso, il mondo capitalista e marxista, ed oggi, dopo la caduta del muro di Berlino, continua ad improntare, ahimè, il momento storico in cui viviamo...
Io penso che il male non si possa combattere e sconfiggere con il male stesso, ma Einstein, anche se per motivi comprensibili, era disperatamente angosciato dall'idea che Hitler potesse vincere la guerra e conquistare il mondo...
Poco prima di morire scrisse un altissimo testamento morale contro la guerra.
Dopo la sua morte Bertrand Russel lo consegnò a coloro ai quali era destinato: i potenti della terra ed i cenacoli scientifici più importanti.
Ma purtroppo, si sa, queste persone, anche se ascoltano, non hanno mai messo in pratica tali consigli...
Per questo motivo, penso, Gesù lanciò il suo messaggio ai puri di cuore ed ai poveri in spirito, e Gandi testimoniò, fino a morire ucciso, la sua filosofia pratica, basata sulla non violenza.
Nonostante questo, tuttavia, Eistein sarà a lungo ricordato come uno dei più grandi geni della recente storia della'umanità.
E giustamente.
Ho portato con me un solo libro: "Come io vedo il mondo - La teoria della relatività", di Albert Einstein, Newton Compton, 2006.Non posso nascondere la fortissima ammirazione e simpatia che provo per questo grande personaggio, non solo sul piano scientifico, ma anche su quello umano.
Lo accosto, come valore, a quello di altri grandi personaggi della storia: Socrate, Leonardo, Giordano Bruno, Shopenhauer, solo per citarne alcuni.
Nella sua gioventù fu travagliato da sofferenze economiche, incomprensioni ed isolamento imposto dalla società dell'epoca.
Forse anche grazie a questo decise di dedicare tutta la sua vita alla ricerca della verità, della bellezza e del giusto (sono sue parole).
Quasi nessuno, ancor oggi, lo ha veramente capito, non solo per quanto riguarda la teoria della relatività, ma anche per le ultime, geniali intuizioni, ancor oggi rifiutate, nonostante l'evidenza scientifica. In particolare la teoria del Campo Ondulatorio Universale e quella della quinta forza repulsiva, oggi ben dimostrata, ma volutamente ignorata, perché troppo scomoda...(la scienza non è sempre neutra ed obiettiva).
L'attuale corrente "vincente" della fisica teorica fa capo a Bohr ed alla sua scuola di Copenhagen, ed ha prodotto, per limitarmi all'Italia, fisici quali Fermi e Rubbia.
Questa stessa corrente giunse ad umiliare il genio di Einstein, nei suoi ultimi anni, facendolo passare per semi infermo di mente e forzandolo a ritrattare le sue grandi, ultime intuizioni, di cui ho detto prima.
Purtroppo, quella stessa scuola ha prodotto, fra l'altro, la bomba atomica ( A ed H) e le centrali nucleari.
Tornando ad Einstein, cito una sua frase che ne documenta l'alto valore umano e morale: "Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura ed in che senso egli é giunto a liberarsi dall' io".
Tuttavia, non posso accostare Einstein a figure quali Budda, Gesù o Gandi.
Forse il suo più grave errore, di cui poi ebbe a soffrire per il resto della sua vita, fu quello di spingere il presidente Rooswelt, con tutta la forza della sua autorevolezza, a liberare gli ingenti fondi economici per costruire, prima di Hitler, la più terribile delle armi di distruzione di massa: la bomba atomica.
Quella stessa che nel 1945, distruggendo centinaia di migliaia di vite umane (ancor oggi continuano a morirne) di Hiroshima e Nagasaki, pose fine alla seconda guerra mondiale.
Al tempo stesso, però, diede anche inizio all'era del materialismo consumistico, rapace ed egoistico che ha caratterizzato, anche se in modo diverso, il mondo capitalista e marxista, ed oggi, dopo la caduta del muro di Berlino, continua ad improntare, ahimè, il momento storico in cui viviamo...
Io penso che il male non si possa combattere e sconfiggere con il male stesso, ma Einstein, anche se per motivi comprensibili, era disperatamente angosciato dall'idea che Hitler potesse vincere la guerra e conquistare il mondo...
Poco prima di morire scrisse un altissimo testamento morale contro la guerra.
Dopo la sua morte Bertrand Russel lo consegnò a coloro ai quali era destinato: i potenti della terra ed i cenacoli scientifici più importanti.
Ma purtroppo, si sa, queste persone, anche se ascoltano, non hanno mai messo in pratica tali consigli...
Per questo motivo, penso, Gesù lanciò il suo messaggio ai puri di cuore ed ai poveri in spirito, e Gandi testimoniò, fino a morire ucciso, la sua filosofia pratica, basata sulla non violenza.
Nonostante questo, tuttavia, Eistein sarà a lungo ricordato come uno dei più grandi geni della recente storia della'umanità.
E giustamente.
giovedì 12 marzo 2009
Il dovere d'esser chiari
Compatire e commiserare, criticare e giudicare, sostenere e dare appoggio, amicizia e consociativismo, piangere e compiangersi, ridere e deridere ecc., ad alcuni potrebbero sembrare sinonimi, tanto che vengono usati, nel linguaggio comune e con una certa superficialità, come tali.
Il risultato pratico è un cumulo di malintesi.
In realtà, da un punto di vista linguistico, sono antinomie binomiali semantiche (hanno, cioè significato quasi opposto), mentre, da un punto di vista umano, sono invece errori che possono diventare dannosi, se non tragici.
La compassione fu la grande virtù del Budda, così come la pietà fu quella del Cristo, due sentimenti (da non confondere con le emozioni), che spinsero questi personaggi ad agire in modo altruistico, fino alla morte violenta patita da Gesù.
Dicono invece che Il Budda sia morto, in tarda età per della carne avariata, ma forse è una leggenda; stiano tranquilli i buddisti, che in genere sono anche vegetariani...
La commiserazione, invece, non porta a niente, nasce e muore con se stessa, non spinge ad agire per cambiare qualcosa in modo creativo.
L'amicizia, invece, nella sua vera essenza (si veda, ad es., Cicerone, "Laelio, sive de Amicizia"), deve anche esser capace di criticare, senza giudicare, per aiutare e se necessario, spingere l'amico a superare la propria sofferenza.
Per far questo, colui che vuole aiutare deve essere, anche se di poco, più positivo di colui che viene aiutato.
Ed inoltre, deve sapere e capire che cos' è necessario ed utile, ed avere l'esperienza e la capacità per farlo, oltre che l'umiltà ed il coraggio per metterlo in pratica.
Adolf Guggenbull Graig, uno dei più grandi psicoanalisti al mondo, presidente della società mondiale d'analisi, rinunciando a tutte le cariche ed i riconoscimenti mondani, scrisse un libro:
- Al di sopra del malato e della malattia, il potere assoluto del terapista -
In questo libro, che nasceva soprattutto da una coraggiosa auto analisi, egli mette in evidenza la sottile "perversione" della mente di molti di coloro che esercitano la professione di terapeuti degli altri (sono tante categorie, fra cui anche sacerdoti, assistenti sociale ecc., oltre che medici e psicologi).
Egli chiama questa tendenza "perversa", costellazione negativa dell'anima del terapista.
Guggenbull Graig conclude che da tutto questo ci può salvare solo la sincera critica positiva d'un amico, al quale si sia disposti a dare ascolto.
Ci possiamo, e talora dobbiamo, arrabbiare con qualcuno, per volergli veramente bene ed aiutarlo, ma altrettanto non si può fare detestandolo, o peggio, odiandolo...
Ancora, chi è depresso non potrà alzare l'umore di coloro che gli stanno attorno, così come chi si compiange difficilmente riuscirà a trascinare gli altri alla catartica risata, vero deterrente alla disperazione.
Negativo risuona con ed attrae negativo; parlare o pensare male in circolo non farà emergere nessuna positività... Viceversa, positivo chiama positivo, una buona parola ne può far nascere altre due...
Qui vige la legge fisica dell'attrazione gravitazionale, non le leggi dell'elettromagnetismo (espresse dalle famose equazioni di Maxwell), che descrivono gli effetti repulsivi delle cariche omologhe.
Della differenza, in terapia, fra sostegno doveroso ed appoggio non necessario e dannoso, ho già perlato nell'articolo capofila del blog, che trovate qui a fianco.
Concludendo, oggi come non mai, c'è bisogno di persone che pensino, parlino ed agiscono in modo positivo, perché tutti, in ogni istante ed in ogni luogo e circostanza, influenziamo e siamo influenzati da tutti.
Questo è un dovere primario da cui non possiamo più esimerci, non solo per lasciare un mondo migliore ai nostri figli, ma nella speranza di lasciar loro un pianeta ancore abitabile... per esser chiari!
Buona positività!
Il risultato pratico è un cumulo di malintesi.
In realtà, da un punto di vista linguistico, sono antinomie binomiali semantiche (hanno, cioè significato quasi opposto), mentre, da un punto di vista umano, sono invece errori che possono diventare dannosi, se non tragici.
La compassione fu la grande virtù del Budda, così come la pietà fu quella del Cristo, due sentimenti (da non confondere con le emozioni), che spinsero questi personaggi ad agire in modo altruistico, fino alla morte violenta patita da Gesù.
Dicono invece che Il Budda sia morto, in tarda età per della carne avariata, ma forse è una leggenda; stiano tranquilli i buddisti, che in genere sono anche vegetariani...
La commiserazione, invece, non porta a niente, nasce e muore con se stessa, non spinge ad agire per cambiare qualcosa in modo creativo.
L'amicizia, invece, nella sua vera essenza (si veda, ad es., Cicerone, "Laelio, sive de Amicizia"), deve anche esser capace di criticare, senza giudicare, per aiutare e se necessario, spingere l'amico a superare la propria sofferenza.Per far questo, colui che vuole aiutare deve essere, anche se di poco, più positivo di colui che viene aiutato.
Ed inoltre, deve sapere e capire che cos' è necessario ed utile, ed avere l'esperienza e la capacità per farlo, oltre che l'umiltà ed il coraggio per metterlo in pratica.
Adolf Guggenbull Graig, uno dei più grandi psicoanalisti al mondo, presidente della società mondiale d'analisi, rinunciando a tutte le cariche ed i riconoscimenti mondani, scrisse un libro:- Al di sopra del malato e della malattia, il potere assoluto del terapista -
In questo libro, che nasceva soprattutto da una coraggiosa auto analisi, egli mette in evidenza la sottile "perversione" della mente di molti di coloro che esercitano la professione di terapeuti degli altri (sono tante categorie, fra cui anche sacerdoti, assistenti sociale ecc., oltre che medici e psicologi).
Egli chiama questa tendenza "perversa", costellazione negativa dell'anima del terapista.
Guggenbull Graig conclude che da tutto questo ci può salvare solo la sincera critica positiva d'un amico, al quale si sia disposti a dare ascolto.
Ci possiamo, e talora dobbiamo, arrabbiare con qualcuno, per volergli veramente bene ed aiutarlo, ma altrettanto non si può fare detestandolo, o peggio, odiandolo...
Ancora, chi è depresso non potrà alzare l'umore di coloro che gli stanno attorno, così come chi si compiange difficilmente riuscirà a trascinare gli altri alla catartica risata, vero deterrente alla disperazione.
Negativo risuona con ed attrae negativo; parlare o pensare male in circolo non farà emergere nessuna positività... Viceversa, positivo chiama positivo, una buona parola ne può far nascere altre due...
Qui vige la legge fisica dell'attrazione gravitazionale, non le leggi dell'elettromagnetismo (espresse dalle famose equazioni di Maxwell), che descrivono gli effetti repulsivi delle cariche omologhe.
Della differenza, in terapia, fra sostegno doveroso ed appoggio non necessario e dannoso, ho già perlato nell'articolo capofila del blog, che trovate qui a fianco.
Concludendo, oggi come non mai, c'è bisogno di persone che pensino, parlino ed agiscono in modo positivo, perché tutti, in ogni istante ed in ogni luogo e circostanza, influenziamo e siamo influenzati da tutti.
Questo è un dovere primario da cui non possiamo più esimerci, non solo per lasciare un mondo migliore ai nostri figli, ma nella speranza di lasciar loro un pianeta ancore abitabile... per esser chiari!
Buona positività!
mercoledì 11 marzo 2009
SCIENZA FILOSOFIA RELIGIONE E MEDICINA
I grandi medici dell'antichità erano tutti anche filosofi e profondamente religiosi.
Tali furono, ad esempio, Ippocrate, Galeno, Dioscoride e, in epoche più recenti, i medici della Scuola salernitana ed Avicenna.
Senza voler essere reazionario, né attribuire troppa importanza alla cultura scolastica, che però è sempre meglio che nulla, fino ad alcuni decenni or sono, per accedere a medicina era richiesta la maturità classica, e dopo anche la scientifica fu accettata. Più recentemente, sappiamo...
Forse una delle cause del degrado culturale di alcuni medici attuali sta anche in questo fatto, cioè nell'appiattimento culturale e morale che attraversa tutta la nostra società.
Ancor oggi, in oriente, i monaci devono anche saper essere terapisti, mentre nei centri monastici medioevali si teneva sempre un giardino dei semplici e l'erborista li sapeva utilizzare bene, oltre che preparare.
Non tutti i medici del tardo medioevo e dei successivi secoli erano ciarlatani, anche se molti, anzi moltissimi lo furono.
Si pensi a Molière o più recentemente, al "Dottor Knox, ossia del trionfo della medicina".
Quando Renè Descartes scrisse il Discorso sul metodo, separando scienza, filosofia e religione, finì, in qualche modo, per gettare il bambino con l'acqua sporca.
Pur essendo egli stesso valente scienziato e matematico, nonché contemporaneo di Galileo, quando gli giunse notizia dell' incriminazione di Galileo, letteralmente cacandosi sotto, rinunciò a pubblicare il suo trattato sulla luce, scrivendo quanto segue:
"Per niente al mondo vorrei che da me uscisse un discorso in cui si trovasse la minima parola che fosse disapprovata dalla Chiesa... preferisco sopprimere il mio trattato piuttosto che farlo uscire storpiato".
Perfetta ritrattazione preventiva!
Purtroppo, non era il dogmatismo a spaventarlo, ma il rogo...
Dogmatismo: ecco il limite di tutte le religioni, il vero impedimento a qualunque dialogo riappacificatore e la causa delle più orrende nefandezze commesse in nome di dio.
Mentre i Mussulmani, giustamente criticano gli aspetti dogmatici delle altre due religioni cosiddette monoteiste, sostengono, a loro volta, che il Corano è da prendere tutto alla lettera come unica manifestazione al mondo della parola di dio... Ma lo stesso fanno Ebrei e Cristiani!
Lo stesso monoteismo ebraico e cristiano è molto parziale, nonché inficiato dai rispettivi dogmi.
Gli uni pretendevano di avere dalla loro non l'unico, ma il più grande, gli altri continuano a dire tre, come giustamente loro rimproverava Muhammed.
Gesù, che oltre tutto fu uno dei più grandi medici dell'umanità, non pose alcun dogma.
Agostino ( et alii...), anche troppi.
Lo stesso Agostino, nei peggiori momenti della sua tormentata vita, finì per affermare che la salvezza non può avvenire individualmente, per opere ( vedi Martin Lutero!), ma per imperscrutabile capriccio di dio...
Ma Gesù non aveva indicato chiaramente la via nella purezza del cuore e nella pratica dell'amore per gli altri?
Perché ancor oggi Santa Romana ( Cattolica ed Apostolica), continua a parlare di salvezza tramite il Suo sacrificio, quando Egli stesso disse: "chi mi ama prenda la sua croce e mi segua"?
Mistero della fede o della comodità?
La filosofia. oggi ha un ruolo marginale.
Pare che i grandi temi escatologici ( se non proprio i grandi perché), se li ponga solo una certa fisica teorica, che tuttavia talora finisce per asservirli a calcoli politico-economici fin troppo evidenti.
Il Medico, per poter essere veramente tale, per fare corretta diagnosi, corretta terapia e corretto insegnamento, dovrebbe possedere la miglior conoscenza scientifica, sorretta da una visione filosofica profonda (inclusa la morale professionale), e da un atteggiamento veramente religioso, non esteriore né dogmatico.
Quando proprio non ce la fa, provi, umilmente a pregare il proprio interno.
In qualche caso, ad esempio di fronte ad un figlio che rischia di morire, si può (e si dovrebbe) offrire la propria vita in cambio.
Questo è uno dei modi di pregare e d'essre veramente Medico e vi assicuro che funziona...
Chi vuole capire, capisca, od almeno ci provi, come io stesso sto provando.
Tali furono, ad esempio, Ippocrate, Galeno, Dioscoride e, in epoche più recenti, i medici della Scuola salernitana ed Avicenna.
Senza voler essere reazionario, né attribuire troppa importanza alla cultura scolastica, che però è sempre meglio che nulla, fino ad alcuni decenni or sono, per accedere a medicina era richiesta la maturità classica, e dopo anche la scientifica fu accettata. Più recentemente, sappiamo...Forse una delle cause del degrado culturale di alcuni medici attuali sta anche in questo fatto, cioè nell'appiattimento culturale e morale che attraversa tutta la nostra società.
Ancor oggi, in oriente, i monaci devono anche saper essere terapisti, mentre nei centri monastici medioevali si teneva sempre un giardino dei semplici e l'erborista li sapeva utilizzare bene, oltre che preparare.
Non tutti i medici del tardo medioevo e dei successivi secoli erano ciarlatani, anche se molti, anzi moltissimi lo furono.
Si pensi a Molière o più recentemente, al "Dottor Knox, ossia del trionfo della medicina".
Quando Renè Descartes scrisse il Discorso sul metodo, separando scienza, filosofia e religione, finì, in qualche modo, per gettare il bambino con l'acqua sporca.Pur essendo egli stesso valente scienziato e matematico, nonché contemporaneo di Galileo, quando gli giunse notizia dell' incriminazione di Galileo, letteralmente cacandosi sotto, rinunciò a pubblicare il suo trattato sulla luce, scrivendo quanto segue:
"Per niente al mondo vorrei che da me uscisse un discorso in cui si trovasse la minima parola che fosse disapprovata dalla Chiesa... preferisco sopprimere il mio trattato piuttosto che farlo uscire storpiato".
Perfetta ritrattazione preventiva!
Purtroppo, non era il dogmatismo a spaventarlo, ma il rogo...
Dogmatismo: ecco il limite di tutte le religioni, il vero impedimento a qualunque dialogo riappacificatore e la causa delle più orrende nefandezze commesse in nome di dio.
Mentre i Mussulmani, giustamente criticano gli aspetti dogmatici delle altre due religioni cosiddette monoteiste, sostengono, a loro volta, che il Corano è da prendere tutto alla lettera come unica manifestazione al mondo della parola di dio... Ma lo stesso fanno Ebrei e Cristiani!
Lo stesso monoteismo ebraico e cristiano è molto parziale, nonché inficiato dai rispettivi dogmi.
Gli uni pretendevano di avere dalla loro non l'unico, ma il più grande, gli altri continuano a dire tre, come giustamente loro rimproverava Muhammed.
Gesù, che oltre tutto fu uno dei più grandi medici dell'umanità, non pose alcun dogma.
Agostino ( et alii...), anche troppi.
Lo stesso Agostino, nei peggiori momenti della sua tormentata vita, finì per affermare che la salvezza non può avvenire individualmente, per opere ( vedi Martin Lutero!), ma per imperscrutabile capriccio di dio...
Ma Gesù non aveva indicato chiaramente la via nella purezza del cuore e nella pratica dell'amore per gli altri?
Perché ancor oggi Santa Romana ( Cattolica ed Apostolica), continua a parlare di salvezza tramite il Suo sacrificio, quando Egli stesso disse: "chi mi ama prenda la sua croce e mi segua"?
Mistero della fede o della comodità?
La filosofia. oggi ha un ruolo marginale.
Pare che i grandi temi escatologici ( se non proprio i grandi perché), se li ponga solo una certa fisica teorica, che tuttavia talora finisce per asservirli a calcoli politico-economici fin troppo evidenti.
Il Medico, per poter essere veramente tale, per fare corretta diagnosi, corretta terapia e corretto insegnamento, dovrebbe possedere la miglior conoscenza scientifica, sorretta da una visione filosofica profonda (inclusa la morale professionale), e da un atteggiamento veramente religioso, non esteriore né dogmatico.
Quando proprio non ce la fa, provi, umilmente a pregare il proprio interno.
In qualche caso, ad esempio di fronte ad un figlio che rischia di morire, si può (e si dovrebbe) offrire la propria vita in cambio.
Questo è uno dei modi di pregare e d'essre veramente Medico e vi assicuro che funziona...
Chi vuole capire, capisca, od almeno ci provi, come io stesso sto provando.
mercoledì 25 febbraio 2009
La paura, come capirla e vincerla
Stamani, alle quattro, dopo due orette di lavoro, sono uscito per andare a bere un caffé alla vicina stazione di servizio, sulla E 45.
Tirava un vento gelido, il buio era pesto, così ho confermato le buone ragioni della teoria dei cinque elementi, quando collega i reni all’inverno, al freddo, all’acqua, al nero, al salato, alla paura ecc.
Infatti, mai come d’inverno ho visto tante lombaggini, sciatiche e problemi alle ginocchia…
I reni sono collegati, inoltre, ai figli. Quanti, oggi, non hanno paura per i figli e dei figli, soprattutto di metterne al mondo?
In realtà, mai come oggi abbiamo paura di tutto: delle malattie, vecchiaia e morte, dell’economia, del terrorismo e della guerra ( solo quella che potrebbe toccarci direttamente, però...).
Ed ancora, la peggiore di tutte, la paura di vivere che, assieme alla perdita delle emozioni, contrassegna il male del secolo, la depressione.
Voglio subito dire che dalla depressione si può e si deve uscire, non (solo) con espedienti farmacologici, che sempre inducono tossicità e dipendenza anche grave, ma eliminandone le cause. Ma di tutto questo parlerò un’altra volta.
Avete visto quanti oggi vestono completamente di nero? Paura di vivere e relazionarsi... e dire che basterebbe un tocco di giallo o rosso!
Il nero è anche il colore: del lutto (in occidente), dei preti (in occidente), dei giudici (ovunque). I simpatici carabinieri, invece, sono tali anche per la banda rossa dei pantaloni…
La paura, se non il terrore, sono da sempre gli strumenti del potere assoluto, di molte religioni, di sette che pullulano in nome dello “spiritualismo”, di fattucchiere, sedicenti maghi, predicatori catastrofisti ecc.
Ma anche, purtroppo, di una certa medicina basata sulla paura delle malattie, primo fra tutti il cancro, che con la paura ci va a nozze (un’altra volta parlerà anche di questo).
Insomma, da sempre la paura è anche il miglior sistema per battere cassa.
Ancora, sulla paura della morte: tuttora non sappiamo con certezza il momento esatto in cui avviene.
Dopo tutto quel bordello mediatico, politico e pseudo religioso sul caso d’Eluana, in molte parti del mondo, anche adesso, si continuano ad espiantare cuori che ancora battono, per dir così “a cuor leggero”, giacché l’EEG è piatto, in nome della solidarietà umana, per trapiantarli poi, a persone che talora hanno fatto di tutto per distruggere il proprio.
Non sono contro i trapianti in generale, ma contro queste aspettative, spesso egoistiche, che qualche giovane muoia ( si spera almeno non ucciso all’uopo), per dare il proprio cuore, forse, anche a qualche vecchio, incapace di morire con dignità e rispetto degli altri… So che questo è duro, ma lo è purtroppo in sé e per sé e non solo perché sono stato, come si suol dire, un po’ nudo e crudo.
Almeno, chieder scusa e ringraziare!
Voltiamo pagina.
Come si supera la paura? Semplicemente eliminandone le cause, o la causa prima, che è l’ignoto, ciò di cui non abbiamo esperienza.
Quindi, facendo più esperienze, fin da giovani (genitori, smettete di castrare i vostri figli, con la scusa di - super- proteggerli!).
Ed ancora, facendo luce, sia in casa che fuori, la notte.
Anche se con più alto senso, Gesù diceva “buio chiama buio, luce chiama luce…”
Ma buio non vuol dire sempre mancanza di luce, ma soprattutto incapacità a vederla nel buio…non è forse vero che di notte, al buio, facciamo sogni colorati, ad esempio?
Ancora, indossando colori che riscaldano, quelli del sole vanno tutti bene, specie quando si è depressi. Credetemi, il tutto nero, specie se mal portato, non aiuta né sé, né gli altri, né tanto meno i bambini.
Smettetela, per favore, di dire che è per moda: cominciamo a capire che è a causa del nostro stato d’animo.
Poi, riscaldando, specie i reni ( ne parlerò un’altra volta).
Usando, specie d’inverno cibi ben cotti, preferendo quelli che ricaricano, come quelli rossi od arancio…verranno date alcune ricette.
Rafforzando la stabilità fisica ed il baricentro. (in seguito).
Utilizzando il respiro. Ad esempio, seduti, con lombari ben presenti, ascoltare il respiro per cinque minuti, e poi aggiungendo, con solo suono interno, la parola “armonia “, o “luce”, lentamente, lettera per lettera. Prima provare, poi crederete.
Facendo risata, o facendo ridere sé e gli altri, ( meglio non con spirito “di patata”, però, che raffredda anziché scaldare…).
Utilizzando la voce, specie il mantra ( a seguire…).
Ed infine, con un po’ di pazienza: dopo la notte è sempre, almeno fino ad ieri mattina, spuntato il sole…(adesso son solo le cinque e trenta, ancor presto), … dopo l’inverno son sempre sbocciati i mandorli… e dopo ogni morte c’è stata, sempre, qualche altra nascita!
Tirava un vento gelido, il buio era pesto, così ho confermato le buone ragioni della teoria dei cinque elementi, quando collega i reni all’inverno, al freddo, all’acqua, al nero, al salato, alla paura ecc.
Infatti, mai come d’inverno ho visto tante lombaggini, sciatiche e problemi alle ginocchia…
I reni sono collegati, inoltre, ai figli. Quanti, oggi, non hanno paura per i figli e dei figli, soprattutto di metterne al mondo?
In realtà, mai come oggi abbiamo paura di tutto: delle malattie, vecchiaia e morte, dell’economia, del terrorismo e della guerra ( solo quella che potrebbe toccarci direttamente, però...).
Ed ancora, la peggiore di tutte, la paura di vivere che, assieme alla perdita delle emozioni, contrassegna il male del secolo, la depressione.
Voglio subito dire che dalla depressione si può e si deve uscire, non (solo) con espedienti farmacologici, che sempre inducono tossicità e dipendenza anche grave, ma eliminandone le cause. Ma di tutto questo parlerò un’altra volta.
Avete visto quanti oggi vestono completamente di nero? Paura di vivere e relazionarsi... e dire che basterebbe un tocco di giallo o rosso!
Il nero è anche il colore: del lutto (in occidente), dei preti (in occidente), dei giudici (ovunque). I simpatici carabinieri, invece, sono tali anche per la banda rossa dei pantaloni…
La paura, se non il terrore, sono da sempre gli strumenti del potere assoluto, di molte religioni, di sette che pullulano in nome dello “spiritualismo”, di fattucchiere, sedicenti maghi, predicatori catastrofisti ecc.
Ma anche, purtroppo, di una certa medicina basata sulla paura delle malattie, primo fra tutti il cancro, che con la paura ci va a nozze (un’altra volta parlerà anche di questo).
Insomma, da sempre la paura è anche il miglior sistema per battere cassa.
Ancora, sulla paura della morte: tuttora non sappiamo con certezza il momento esatto in cui avviene.
Dopo tutto quel bordello mediatico, politico e pseudo religioso sul caso d’Eluana, in molte parti del mondo, anche adesso, si continuano ad espiantare cuori che ancora battono, per dir così “a cuor leggero”, giacché l’EEG è piatto, in nome della solidarietà umana, per trapiantarli poi, a persone che talora hanno fatto di tutto per distruggere il proprio.
Non sono contro i trapianti in generale, ma contro queste aspettative, spesso egoistiche, che qualche giovane muoia ( si spera almeno non ucciso all’uopo), per dare il proprio cuore, forse, anche a qualche vecchio, incapace di morire con dignità e rispetto degli altri… So che questo è duro, ma lo è purtroppo in sé e per sé e non solo perché sono stato, come si suol dire, un po’ nudo e crudo.
Almeno, chieder scusa e ringraziare!
Voltiamo pagina.
Come si supera la paura? Semplicemente eliminandone le cause, o la causa prima, che è l’ignoto, ciò di cui non abbiamo esperienza.
Quindi, facendo più esperienze, fin da giovani (genitori, smettete di castrare i vostri figli, con la scusa di - super- proteggerli!).
Ed ancora, facendo luce, sia in casa che fuori, la notte.
Anche se con più alto senso, Gesù diceva “buio chiama buio, luce chiama luce…”
Ma buio non vuol dire sempre mancanza di luce, ma soprattutto incapacità a vederla nel buio…non è forse vero che di notte, al buio, facciamo sogni colorati, ad esempio?
Ancora, indossando colori che riscaldano, quelli del sole vanno tutti bene, specie quando si è depressi. Credetemi, il tutto nero, specie se mal portato, non aiuta né sé, né gli altri, né tanto meno i bambini.
Smettetela, per favore, di dire che è per moda: cominciamo a capire che è a causa del nostro stato d’animo.
Poi, riscaldando, specie i reni ( ne parlerò un’altra volta).
Usando, specie d’inverno cibi ben cotti, preferendo quelli che ricaricano, come quelli rossi od arancio…verranno date alcune ricette.
Rafforzando la stabilità fisica ed il baricentro. (in seguito).
Utilizzando il respiro. Ad esempio, seduti, con lombari ben presenti, ascoltare il respiro per cinque minuti, e poi aggiungendo, con solo suono interno, la parola “armonia “, o “luce”, lentamente, lettera per lettera. Prima provare, poi crederete.
Facendo risata, o facendo ridere sé e gli altri, ( meglio non con spirito “di patata”, però, che raffredda anziché scaldare…).
Utilizzando la voce, specie il mantra ( a seguire…).
Ed infine, con un po’ di pazienza: dopo la notte è sempre, almeno fino ad ieri mattina, spuntato il sole…(adesso son solo le cinque e trenta, ancor presto), … dopo l’inverno son sempre sbocciati i mandorli… e dopo ogni morte c’è stata, sempre, qualche altra nascita!
martedì 24 febbraio 2009
Conscio ed inconscio
Uso questi due termini, derivanti soprattutto dalla cultura psicoanalitica, perché ormai universalmente noti, anche se, pur ammirandolo, non considero Freud come vangelo…
Dicendo questo so che alcuni storceranno il naso, ma devo ripetere, con gli antichi, “amicus Plato, sed magis amica veritas”…
Il mio interesse più grande è lo studio della vita in tutti i suoi aspetti, inclusa la salute, perché penso che la vita è tutto e vorrei cercare di capirne di più, anzi, il più possibile, prima di andarmene.

Darwin e Freud
Non ritengo d’identificare tout court, come fanno alcuni, il nostro mondo dell’inconscio più profondo con l’anima: mi sembrerebbe eccessivamente categorico e dogmatico, anche se qualche relazione deve pur esserci.
Ritengo, infatti, più utile ricercare che cercare di definire, almeno in questo campo…
Tuttavia, cercare di comprendere un pò di più questa dimensione ed entrarvi un pò più a fondo, m’interessa molto e spero interessi anche voi.
La nostra essenza, fisica e mentale, si basa su quello che abbiamo ricevuto in eredità, sia come patrimonio genetico personale che come informazioni universali, depositate per miliardi d’anni nella memoria cosmica.
Ma si basa, inoltre, su tutto ciò che vi abbiamo aggiunto, dalla nostra nascita in poi, come memoria e patrimonio personali, inclusa la famiglia, la società, la cultura e tutto il resto.
A ben guardare è un patrimonio enorme, che però se ne sta in gran parte sepolto dentro gli strati, essi pure enormi, dell’incoscienza più o meno profonda.
Strati che noi stessi abbiamo contribuito a creare, a causa della scarsa o assente consapevolezza con cui viviamo.
Questo patrimonio rimane inutilizzato, finché non vi sappiamo attingere e finché molte delle nuove esperienze quotidiane continueranno a passare nell’oblio dell’inconscio in modo semi- automatico.
Ricondurlo alla coscienza serve, oltretutto, a smantellare un pò il poderoso strato di sedimenti del nostro mondo interiore, che ogni istante continua ad influenzare il nostro comportamento, soprattutto in modo negativo.
Aveva ragione Dante, quando diceva che “non fa scienza senza lo ritener l’aver inteso”.
Questo lavoro di recupero dovrebbe essere selettivo, salvando solo quello che è buono ed utile e lasciandovi riposare ciò che è inutile o dannoso, possibilmente dopo averlo bilanciato e neutralizzato, tramite il ringraziamento, l’accettazione, il perdono ( a noi ed agli altri) ed anche con la pratica che descrivo più sotto.
Anche se impegnativo, è un doveroso compito personale, il quale ci aiuta a renderci degni della nostra dimensione umana, evolvendo con essa.
Volendo un po’ scherzare, dato che sto usando un computer, dovrei far tesoro di quella domandina “salvare ora” e “salva con titolo”, che così spesso, quasi ossessivamente, mi viene rivolta.
Prendiamo in considerazione l’inconscio più arcaico, quello che conserva depositate le esperienze e le tappe della vita prima della nostra nascita, fin dai suoi albori arcaici.
L’embrione, nelle prime fasi del suo sviluppo, le ripercorre tutte, in una sorta di ripasso accelerato, non a ritroso, che non gli servirebbe, bensì ab inizio, che invece gli è indispensabile.
Sembrerebbe quasi di assistere, in contemporanea, al dispiegamento sia del DNA, che per riprodursi e codificare deve srotolarsi, che della memoria cosmico-ancestrale.
Osserviamo bene: che cos’é l’ovulo, se non un protozoo, capace di lunghi spostamenti e con grosse riserve nutritive…?
E lo spermatozoo, se non un batterio flagellato, anche se eucariote ( cioè con nucleo distinto dal citoplasma), che, per fecondare l’ovulo, deve ridiventare virus, ossia puro materiale genetico, spogliandosi della ormai inutile codina e di quel po’ di citoplasma che gli servivano solo a raggiungere lo scopo…?
Per inciso, sapete che ereditiamo per via patrilinea solo la metà del patrimonio genetico, e per via matrilinea tutte le altre componenti cellulari, (mitocondri, ribosomi, RNA ecc), che ad ogni nuova generazione cellulare raddoppiano e si suddividono nelle nuove cellule?
( Verrebbe da dire: women power, come sempre! ma lasciamo stare…).
Allo stesso modo, anche le successive tappe, incluse quelle di pesce, anfibio, rettile e mammifero, sono indispensabili per creare la nostra base anatomica, che, inglobando tutte le passate esperienze, ci consente, finalmente, di farci uomo, depositario ed erede di un cervello e di una mente unici al mondo.
Vi ricordate, Giovanni? "Et verbum caro fatctum est – il verbo si fece carne"?
Penso che si riferisse non solo a Gesù, modello umano per eccellenza, ma a tutti noi.
Ciò dovrebbe bastarci per capire la nostra potenzialità unica e le responsabilità che ne conseguono, anche se i dogmi che circondano questa persona, così profondamente umana, ed in questo senso anche vero figlio di Dio, in un modo o nell’altro finiscono sempre per de-responsabilizzarci…
Tornando al cervello umano, esso è la base materiale, nonché lo strumento della nostra mente, la quale è ben lontana, però, dall’esaurirne le potenzialità intrinseche, e tuttavia è capace, talvolta, di trascenderlo nella dimensione di ciò che chiamiamo ispirazione…
Per com’è comparso, quasi d’improvviso e già così evoluto, qualche centinaio di migliaia d’anni or sono e, soprattutto, per quanto ne è ancora poco conosciuto e poco utilizzato (si dice che lavori fra l’uno ed il dieci per cento, ma io penso, mediamente, meno dell'uno per mille…), sembrerebbe aver saltato molti anelli della cosiddetta catena evolutiva.
Il cervello, per questi ed altri motivi, basterebbe a mettere in difficoltà lo stesso Darwin, che pur lo seppe utilizzare - e così bene - nel costruire la sua splendida, anche se imperfetta, teoria dell’evoluzione.
Prima di concludere vorrei proporvi, traendolo dal libro Meiso Shiatsu, del M° Yahiro, un esercizio di bilancio tra ipofisi ed epifisi, che traduce in pratica la possibilità d’operare un positivo bilancio tra conscio ed inconscio.
Seduti con busto ben eretto, rilassare la mente ascoltando il respiro…
Portare quindi pollice ed indice della mano destra alla radice del naso, un po’ lateralmente sulle arcate orbitarie, dove si percepiscono due punti sensibili, ed il pollice della sinistra puntato sull’apice della mastoide sinistra, dietro l’orecchio, ove origina il tendine dello sterno-cleido- mastoideo.
Questi punti corrispondono, rispettivamente, ad ipofisi ed epifisi.
Dare buona pressione, che tenga svegli, ed immaginare di far circolare respiro ed energia da mastoide (epifisi), ad orbite (ipofisi), concentrandoci, nella inspirazione, sulla prima e, nell’espirazione, sulla seconda.
Dopo qualche minuto, quando sentiremo freschezza, concludere l’esercizio.
Ripetere per più giorni di seguito, e poi di quando in quando.
Serve, come dicevo, a bilanciare conscio ed inconscio ed ipofisi ed epifisi, anche in caso di patologie specifiche di queste ghiandole (si pensi al così frequente prolattinoma).
Ed inoltre, sistema nervoso ed ormonale, ritmo sonno-veglia, simpatico e parasimpatico…
Per oggi credo che basti così, sia perché l’ulteriore analisi dei rapporti fra conscio ed inconscio, fra mondo interno ed esterno, fra mente e cuore, meritano un ulteriore approfondimento, sia anche per non stancarmi e non stancarvi troppo.
Buona giornata da Giuseppe e staff.
Dicendo questo so che alcuni storceranno il naso, ma devo ripetere, con gli antichi, “amicus Plato, sed magis amica veritas”…
Il mio interesse più grande è lo studio della vita in tutti i suoi aspetti, inclusa la salute, perché penso che la vita è tutto e vorrei cercare di capirne di più, anzi, il più possibile, prima di andarmene.

Darwin e Freud
Non ritengo d’identificare tout court, come fanno alcuni, il nostro mondo dell’inconscio più profondo con l’anima: mi sembrerebbe eccessivamente categorico e dogmatico, anche se qualche relazione deve pur esserci.
Ritengo, infatti, più utile ricercare che cercare di definire, almeno in questo campo…
Tuttavia, cercare di comprendere un pò di più questa dimensione ed entrarvi un pò più a fondo, m’interessa molto e spero interessi anche voi.
La nostra essenza, fisica e mentale, si basa su quello che abbiamo ricevuto in eredità, sia come patrimonio genetico personale che come informazioni universali, depositate per miliardi d’anni nella memoria cosmica.
Ma si basa, inoltre, su tutto ciò che vi abbiamo aggiunto, dalla nostra nascita in poi, come memoria e patrimonio personali, inclusa la famiglia, la società, la cultura e tutto il resto.
A ben guardare è un patrimonio enorme, che però se ne sta in gran parte sepolto dentro gli strati, essi pure enormi, dell’incoscienza più o meno profonda.
Strati che noi stessi abbiamo contribuito a creare, a causa della scarsa o assente consapevolezza con cui viviamo.
Questo patrimonio rimane inutilizzato, finché non vi sappiamo attingere e finché molte delle nuove esperienze quotidiane continueranno a passare nell’oblio dell’inconscio in modo semi- automatico.
Ricondurlo alla coscienza serve, oltretutto, a smantellare un pò il poderoso strato di sedimenti del nostro mondo interiore, che ogni istante continua ad influenzare il nostro comportamento, soprattutto in modo negativo.
Aveva ragione Dante, quando diceva che “non fa scienza senza lo ritener l’aver inteso”.
Questo lavoro di recupero dovrebbe essere selettivo, salvando solo quello che è buono ed utile e lasciandovi riposare ciò che è inutile o dannoso, possibilmente dopo averlo bilanciato e neutralizzato, tramite il ringraziamento, l’accettazione, il perdono ( a noi ed agli altri) ed anche con la pratica che descrivo più sotto.
Anche se impegnativo, è un doveroso compito personale, il quale ci aiuta a renderci degni della nostra dimensione umana, evolvendo con essa.
Volendo un po’ scherzare, dato che sto usando un computer, dovrei far tesoro di quella domandina “salvare ora” e “salva con titolo”, che così spesso, quasi ossessivamente, mi viene rivolta.
Prendiamo in considerazione l’inconscio più arcaico, quello che conserva depositate le esperienze e le tappe della vita prima della nostra nascita, fin dai suoi albori arcaici.
L’embrione, nelle prime fasi del suo sviluppo, le ripercorre tutte, in una sorta di ripasso accelerato, non a ritroso, che non gli servirebbe, bensì ab inizio, che invece gli è indispensabile.
Sembrerebbe quasi di assistere, in contemporanea, al dispiegamento sia del DNA, che per riprodursi e codificare deve srotolarsi, che della memoria cosmico-ancestrale.
Osserviamo bene: che cos’é l’ovulo, se non un protozoo, capace di lunghi spostamenti e con grosse riserve nutritive…?
E lo spermatozoo, se non un batterio flagellato, anche se eucariote ( cioè con nucleo distinto dal citoplasma), che, per fecondare l’ovulo, deve ridiventare virus, ossia puro materiale genetico, spogliandosi della ormai inutile codina e di quel po’ di citoplasma che gli servivano solo a raggiungere lo scopo…?
Per inciso, sapete che ereditiamo per via patrilinea solo la metà del patrimonio genetico, e per via matrilinea tutte le altre componenti cellulari, (mitocondri, ribosomi, RNA ecc), che ad ogni nuova generazione cellulare raddoppiano e si suddividono nelle nuove cellule?
( Verrebbe da dire: women power, come sempre! ma lasciamo stare…).
Allo stesso modo, anche le successive tappe, incluse quelle di pesce, anfibio, rettile e mammifero, sono indispensabili per creare la nostra base anatomica, che, inglobando tutte le passate esperienze, ci consente, finalmente, di farci uomo, depositario ed erede di un cervello e di una mente unici al mondo.
Vi ricordate, Giovanni? "Et verbum caro fatctum est – il verbo si fece carne"?
Penso che si riferisse non solo a Gesù, modello umano per eccellenza, ma a tutti noi.
Ciò dovrebbe bastarci per capire la nostra potenzialità unica e le responsabilità che ne conseguono, anche se i dogmi che circondano questa persona, così profondamente umana, ed in questo senso anche vero figlio di Dio, in un modo o nell’altro finiscono sempre per de-responsabilizzarci…
Tornando al cervello umano, esso è la base materiale, nonché lo strumento della nostra mente, la quale è ben lontana, però, dall’esaurirne le potenzialità intrinseche, e tuttavia è capace, talvolta, di trascenderlo nella dimensione di ciò che chiamiamo ispirazione…
Per com’è comparso, quasi d’improvviso e già così evoluto, qualche centinaio di migliaia d’anni or sono e, soprattutto, per quanto ne è ancora poco conosciuto e poco utilizzato (si dice che lavori fra l’uno ed il dieci per cento, ma io penso, mediamente, meno dell'uno per mille…), sembrerebbe aver saltato molti anelli della cosiddetta catena evolutiva.
Il cervello, per questi ed altri motivi, basterebbe a mettere in difficoltà lo stesso Darwin, che pur lo seppe utilizzare - e così bene - nel costruire la sua splendida, anche se imperfetta, teoria dell’evoluzione.
Prima di concludere vorrei proporvi, traendolo dal libro Meiso Shiatsu, del M° Yahiro, un esercizio di bilancio tra ipofisi ed epifisi, che traduce in pratica la possibilità d’operare un positivo bilancio tra conscio ed inconscio.
Seduti con busto ben eretto, rilassare la mente ascoltando il respiro…
Portare quindi pollice ed indice della mano destra alla radice del naso, un po’ lateralmente sulle arcate orbitarie, dove si percepiscono due punti sensibili, ed il pollice della sinistra puntato sull’apice della mastoide sinistra, dietro l’orecchio, ove origina il tendine dello sterno-cleido- mastoideo.
Questi punti corrispondono, rispettivamente, ad ipofisi ed epifisi.
Dare buona pressione, che tenga svegli, ed immaginare di far circolare respiro ed energia da mastoide (epifisi), ad orbite (ipofisi), concentrandoci, nella inspirazione, sulla prima e, nell’espirazione, sulla seconda.
Dopo qualche minuto, quando sentiremo freschezza, concludere l’esercizio.
Ripetere per più giorni di seguito, e poi di quando in quando.
Serve, come dicevo, a bilanciare conscio ed inconscio ed ipofisi ed epifisi, anche in caso di patologie specifiche di queste ghiandole (si pensi al così frequente prolattinoma).
Ed inoltre, sistema nervoso ed ormonale, ritmo sonno-veglia, simpatico e parasimpatico…
Per oggi credo che basti così, sia perché l’ulteriore analisi dei rapporti fra conscio ed inconscio, fra mondo interno ed esterno, fra mente e cuore, meritano un ulteriore approfondimento, sia anche per non stancarmi e non stancarvi troppo.
Buona giornata da Giuseppe e staff.
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venerdì 20 febbraio 2009
La diagnosi globale
Per chiarire il significato di diagnosi globale, a puro titolo d’esempio, voglio riferire un episodio di molti anni fa.
Facevo il medico nelle Dolomiti, in una località che si avviava a diventare conosciuta per il turismo della neve.
Un giorno comparve sulla porta uno sconosciuto, mi lanciò un’occhiata e disse: ho saputo che lei fa diagnosi con facilità. Mi dica allora che cosa ho…
Mi stava invitando a nozze ed, allo stesso tempo, ad un duello all’ultimo colpo.
Così risposi: faccia un passo avanti, uno solo!
Dopo che lo fece, iniziai:
Lei ha una distorsione al legamento collaterale esterno del ginocchio destro…(silenzio), e se l’è procurata sciando, verso le due e trenta del pomeriggio, subito dopo aver pranzato nel tal rifugio, cadendo quasi da fermo nel tal posto, su falsopiano, alla fine d’una discesa ripida…
Silenzio…sembrava mezzogiorno di fuoco.
Dopo un lunghissimo minuto, finalmente è un po’ sbiancato ed ha mormorato: ma come ha fatto?
Se si accomoda glielo spiego. Mi scappava di dirgli: elementare Watson, elementare…
Vede, quando ha fatto il passo, ho notato che ha appoggiato male il piede destro, e sul bordo interno.
Ho capito che lei, essendo turista, molto probabilmente era caduto sciando…Ora, se fosse caduto in discesa era quasi impossibile che si procurasse quella lesione, che invece succede quando si è quasi fermi e del tutto stanchi…perciò non poteva succedere di primo mattino, ma di pomeriggio, a muscoli freddi e dopo un pasto abbondante. L’unico posto con ristorante è nel punto che le ho detto. Il resto va da sé… Se ha bisogno d’una richiesta di RX e visita ortopedica, gliela faccio subito…
Mi deve 7000 lire, grazie ed auguri.
Non l’ho più rivisto.
Devo dire d’aver avuto un pizzico di fortuna.
Per un pelo non ho aggiunto che solo gli stupidi si fanno male in quel modo, perché mi sono ricordato in tempo che anche a me era accaduta la stessa, e quasi identica cosa…
Questo episodio serve solo per introdurre, in modo un po’ spiritoso, il significato di diagnosi globale.
In medicina, ma anche in tutto il resto, esistono tre livelli di diagnosi.
Il primo livello è quello scientifico e si basa sulla valutazione fisica del fenomeno. Questo vuol dire chiedere informazione ed osservare con i cinque sensi, utilizzando eventualmente gli strumenti diagnostici, che sono un prolungamento dei sensi. Si basa naturalmente, anche sulla conoscenza scientifica della materia e sulle esperienze precedenti.
Il limite estremo di questo livello si basa sul principio d’indeterminazione di Heisenberg, che quando lo comunicò era un giovane e brillante fisico delle particelle, estremamente corretto e profondo.
Sebbene nessuno osi più metterlo in dubbio, molti fisici lo rifiutano in pratica, perché scomodo e, per certi aspetti frustrante.
Il principio dice così: non possiamo conoscere sia la quantità di moto (prodotto della massa per la velocità d’una particella), che la sua direzione perché, nell’osservare l’una interveniamo sul fenomeno osservato, alterando l’altra.
Il principio di Heisenberg non ha vie d’uscita, ha un altissimo valore filosofico sul limite della scienza ed invita alla umiltà ed alla meditazione.
Aristotele, Galileo e Heisemberg
Il secondo livello è quello filosofico. Si basa sulla logica deduttiva od induttiva, e serve ad inquadrare il fenomeno in un più vasto ambito di rapporti causa effetto, cogliendo il fenomeno in un’ottica unitaria più ampia. Un suo fondamento è l’intuizione.
Lei si è fatto male non solo così, ma anche perché era stanco ed aveva mangiato troppo, ad esempio…
Il limite di questo livello avviene quando, per eccesso di razionalismo, si vuol fare a meno dell’osservazione scientifica, privilegiando il puro raziocinio.
Esempio tipico è la definizione del moto dei gravi in caduta libera, formulata dal grande Aristotele sulla base di pure speculazioni mentali, e mai sottoposta a verifica, fino a Galileo: era totalmente errata.
(Anche se la fisica più moderna ha qualcosa da ridire sull’equivalenza tra massa inerziale e massa gravitazionale, ma non per merito d’Aristotele…).
Il terzo livello di diagnosi è quello religioso: senza domandare, senza pesare ed osservare, senza dedurre, porta al cuore più profondo della diagnosi e può quindi offrire la soluzione essenziale del problema. Si fonda sul sentire e sull’ispirazione, attingendo alla più profonda conoscenza interiore.
Era il modo di far diagnosi d’uno dei più grandi medici e profeti dell’umanità: Gesù.
E di pochi altri.
Se fatta con calcolo e malafede, porta al dogma e spesso alla truffa violenta dell’altro, basata sul giudizio, la paura e la minaccia.
Il buon medico dei tempi andati, specie il medico di famiglia, cercava di usare tutti e tre i livelli.
Quando la conoscenza scientifica non bastava, faceva ricorso alla filosofia spicciola della vita quotidiana, e quando entrambe non bastavano, utilizzava la religiosità, anche tramite un atteggiamento sincero d’inadeguatezza o tramite la preghiera, rivolta al proprio mondo interiore, nelle situazioni più tragiche.
L’esempio con cui ho iniziato è molto parziale, ma abbastanza simpatico, ed è per quest’ultimo motivo che l’ho utilizzato.
Quante altre volte, invece, sono andato in crisi, mi sono spaventato ed ho sbagliato.
Ma il Dio che abita dentro di noi, per fortuna è misericordioso e sa perdonare…
P.S. un’atra volta, forse, cercherò di esporre come la diagnosi occidentale, cosiddetta scientifica, e quella orientale, cosiddetta filosofica, possano integrarsi fra loro e completarsi in modo utile.
Buona giornata da Giuseppe e lo staff del blog.
Facevo il medico nelle Dolomiti, in una località che si avviava a diventare conosciuta per il turismo della neve.
Un giorno comparve sulla porta uno sconosciuto, mi lanciò un’occhiata e disse: ho saputo che lei fa diagnosi con facilità. Mi dica allora che cosa ho…
Mi stava invitando a nozze ed, allo stesso tempo, ad un duello all’ultimo colpo.
Così risposi: faccia un passo avanti, uno solo!
Dopo che lo fece, iniziai:
Lei ha una distorsione al legamento collaterale esterno del ginocchio destro…(silenzio), e se l’è procurata sciando, verso le due e trenta del pomeriggio, subito dopo aver pranzato nel tal rifugio, cadendo quasi da fermo nel tal posto, su falsopiano, alla fine d’una discesa ripida…
Silenzio…sembrava mezzogiorno di fuoco.
Dopo un lunghissimo minuto, finalmente è un po’ sbiancato ed ha mormorato: ma come ha fatto?
Se si accomoda glielo spiego. Mi scappava di dirgli: elementare Watson, elementare…
Vede, quando ha fatto il passo, ho notato che ha appoggiato male il piede destro, e sul bordo interno.
Ho capito che lei, essendo turista, molto probabilmente era caduto sciando…Ora, se fosse caduto in discesa era quasi impossibile che si procurasse quella lesione, che invece succede quando si è quasi fermi e del tutto stanchi…perciò non poteva succedere di primo mattino, ma di pomeriggio, a muscoli freddi e dopo un pasto abbondante. L’unico posto con ristorante è nel punto che le ho detto. Il resto va da sé… Se ha bisogno d’una richiesta di RX e visita ortopedica, gliela faccio subito…
Mi deve 7000 lire, grazie ed auguri.
Non l’ho più rivisto.
Devo dire d’aver avuto un pizzico di fortuna.
Per un pelo non ho aggiunto che solo gli stupidi si fanno male in quel modo, perché mi sono ricordato in tempo che anche a me era accaduta la stessa, e quasi identica cosa…
Questo episodio serve solo per introdurre, in modo un po’ spiritoso, il significato di diagnosi globale.
In medicina, ma anche in tutto il resto, esistono tre livelli di diagnosi.
Il primo livello è quello scientifico e si basa sulla valutazione fisica del fenomeno. Questo vuol dire chiedere informazione ed osservare con i cinque sensi, utilizzando eventualmente gli strumenti diagnostici, che sono un prolungamento dei sensi. Si basa naturalmente, anche sulla conoscenza scientifica della materia e sulle esperienze precedenti.
Il limite estremo di questo livello si basa sul principio d’indeterminazione di Heisenberg, che quando lo comunicò era un giovane e brillante fisico delle particelle, estremamente corretto e profondo.
Sebbene nessuno osi più metterlo in dubbio, molti fisici lo rifiutano in pratica, perché scomodo e, per certi aspetti frustrante.
Il principio dice così: non possiamo conoscere sia la quantità di moto (prodotto della massa per la velocità d’una particella), che la sua direzione perché, nell’osservare l’una interveniamo sul fenomeno osservato, alterando l’altra.
Il principio di Heisenberg non ha vie d’uscita, ha un altissimo valore filosofico sul limite della scienza ed invita alla umiltà ed alla meditazione.
Aristotele, Galileo e HeisembergIl secondo livello è quello filosofico. Si basa sulla logica deduttiva od induttiva, e serve ad inquadrare il fenomeno in un più vasto ambito di rapporti causa effetto, cogliendo il fenomeno in un’ottica unitaria più ampia. Un suo fondamento è l’intuizione.
Lei si è fatto male non solo così, ma anche perché era stanco ed aveva mangiato troppo, ad esempio…
Il limite di questo livello avviene quando, per eccesso di razionalismo, si vuol fare a meno dell’osservazione scientifica, privilegiando il puro raziocinio.
Esempio tipico è la definizione del moto dei gravi in caduta libera, formulata dal grande Aristotele sulla base di pure speculazioni mentali, e mai sottoposta a verifica, fino a Galileo: era totalmente errata.
(Anche se la fisica più moderna ha qualcosa da ridire sull’equivalenza tra massa inerziale e massa gravitazionale, ma non per merito d’Aristotele…).
Il terzo livello di diagnosi è quello religioso: senza domandare, senza pesare ed osservare, senza dedurre, porta al cuore più profondo della diagnosi e può quindi offrire la soluzione essenziale del problema. Si fonda sul sentire e sull’ispirazione, attingendo alla più profonda conoscenza interiore.
Era il modo di far diagnosi d’uno dei più grandi medici e profeti dell’umanità: Gesù.
E di pochi altri.
Se fatta con calcolo e malafede, porta al dogma e spesso alla truffa violenta dell’altro, basata sul giudizio, la paura e la minaccia.
Il buon medico dei tempi andati, specie il medico di famiglia, cercava di usare tutti e tre i livelli.
Quando la conoscenza scientifica non bastava, faceva ricorso alla filosofia spicciola della vita quotidiana, e quando entrambe non bastavano, utilizzava la religiosità, anche tramite un atteggiamento sincero d’inadeguatezza o tramite la preghiera, rivolta al proprio mondo interiore, nelle situazioni più tragiche.
L’esempio con cui ho iniziato è molto parziale, ma abbastanza simpatico, ed è per quest’ultimo motivo che l’ho utilizzato.
Quante altre volte, invece, sono andato in crisi, mi sono spaventato ed ho sbagliato.
Ma il Dio che abita dentro di noi, per fortuna è misericordioso e sa perdonare…
P.S. un’atra volta, forse, cercherò di esporre come la diagnosi occidentale, cosiddetta scientifica, e quella orientale, cosiddetta filosofica, possano integrarsi fra loro e completarsi in modo utile.
Buona giornata da Giuseppe e lo staff del blog.
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