I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:

- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.

Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.

Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.

A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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lunedì 16 febbraio 2009

Olio d'Iperico


L’Iperico, pianta erbacea della famiglia delle Ipericacee, fiorisce in pieno a fine giugno. Per questo è chiamata erba di S. Giovanni, ma anche erba di millecroci, per il succedersi di ramificazioni dicotomiche del fusto, alla cui estremità spuntano numerosi boccioli fioriti, d’un luminoso giallo oro.
Guardata contro luce, tutta la pianta è punteggiata di numerosissime ghiandolette traslucide, per cui la più nota delle varie specie è stata denominata Hypericum Perforatum.
E’ abbastanza comune e diffusa in tutt’Italia, spesso ai bordi delle strade di campagna. Da tempo immemorabile è usata popolarmente, sotto forma d’olio d’iperico.
Io l’ho conosciuta in montagna, nelle dolomiti, dove, trenta e più anni fa non mancava mai in casa una boccetta di “olio de mille cros”.
Eccellente antidolorifico, cicatrizzante ed antisettico, l’ho usata spesso per curare le ustioni, di cui lenisce quasi di colpo il dolore e ne riduce abbondantemente i tempi di guarigione.
I principi attivi più noti sono un pigmento rosso-rubino brillante, Ipericina, presente nelle ghiandole. È un antocianoside con effetto antinfiammatorio, antiradicali liberi, antiossidante (l’olio d’iperico, anche dopo anni non irrancidisce), sedativo del dolore.
Un secondo pigmento, giallo, del gruppo dei bioflavoni, è contenuto nei petali, ricco anche di quercetina.
Contiene inoltre resine, che gli conferiscono il tipico, gradevole profumo, vitamine del gruppo C, tannini ed ancora molto altro.
L’uso classico è per massaggio, anche se di recente la medicina ne ha evidenziato effetti antidepressivi (sarebbe un naturale inibitore del reuptake della Serotonina).
Io che l’ho provato, in piccole dosi, per tisana, non mi sento di consigliarne l’uso indiscriminato, perché gli effetti disforici non sono di poco conto. Può inoltre provocare fotodermite.Per uso cutaneo, invece, in soluzione d’olio d’oliva, non presenta tali ultimi effetti.
Usabile con successo nelle mialgie, discopatie, ustioni, infiammazioni, nevralgie, piaghe ecc…Io lo faccio di solito precedere da una profonda pulizia locale disintossicante con enzimi naturali (di cui parlerò un’altra volta), e seguire da una stirata con ferro caldo, che ne completa l’assorbimento cutaneo.

Preparazione

In una bottiglia di vetro verde, riempita di piante d’iperico, aggiungere olio extravergine d’oliva (ne vale la pena, per l’ottimo sinergismo e potenziamento reciproco).
Tenere al sole una diecina di giorni, finché prende un bel colore rosso rubino, filtrare, tappare, riporre al buio.Spalmato sulla parte, la riscalda e la rende rosea. Ciò significa che ha aumentato la circolazione e stimolato il metabolismo: questa è la vera essenza del suo effetto, perché non dobbiamo dimenticare che la guarigione è iscritta nelle capacità della forza vitale, che basterebbe assecondare, anche solo un pochino…
Raccomando, last ma non least, di istruire il paziente sui necessari cambiamenti dello stile di vita: mangiare meno e meno tossico, muoversi con più consapevolezza, fare esercizi correttivi individuali e, se vuol proprio guarire, lamentarsi di meno e ringraziare di più.

giovedì 12 febbraio 2009

Clorella

La clorella è un’alga unicellulare altamente nutriente. Contiene il 58% di proteine, tutte le vitamine del gruppo B, C ed E, bioflavonoidi, sali minerali, inclusi gli olgoelementi, acidi omega 3 e mucopolisaccaridi.
E’ dimostrato che aumenta le difese immunitarie nelle persone trattate con chemio e radioterapia e che possiede un effetto antitumorale …. La clorella, inoltre, stimola la crescita della flora batterica utile, che a sua volta migliora le capacità di difesa dell’organismo.
Aiuta pertanto l’organismo nella lotta contro virus e cancro.
Nel 1980 venne documentata l’efficacia della clorella, nel ridurre o fermare la crescita tumorale, e di uccidere la cellule cancerose negli animali, in somministrazione endovenosa. Successivi studi ne dimostrarono l’efficacia anche per via orale.
Uno studio Giapponese del 1992 dimostrò un’efficacia impressionante della Clorella nell’aumentare i globuli rossi, quelli bianchi, le piastrine, l’emoglobina e l’albumina (che spesso, nei pazienti cancerosi è bassa, aggravandone la prognosi).
Clorella al microscopio elettronico
Altre dozzine di studi, su animali, hanno dimostrato la capacità della clorella di promuovere risposte immunitarie anticancro in animali in cui venivano trapiantati tumori.
Nel 1990, nel collegio di medicina della Virginia, venne sperimentata la somministrazione di clorella, in polvere o liquida, alla dose di venti grammi al dì e per due anni, in 15 pazienti con glioblastoma cerebrale, alcuni dei quali avevano ricevuto anche chemio o radioterapia.
Il risultato, sorprendente, fu di un aumento di quattro volte (4oo%), del numero di pazienti ancora in vita dopo due anni, rispetto ai non trattati, od a quelli che avevano ricevuto solo chemioterapia.
*Va notato che il glioblastoma è un grave tumore originato nel cervello dalle cellule della Glia. Nelle sue forme più gravi, cioè con cellule altamente sovvertite rispetto a quelle normali e generate da diversi ceppi progenitori, è una delle più aggressive forme di cancro, con una sopravvivenza a due anni, in tutti i casi ( che siano cioè trattati nei vari modi tradizionali o non trattati), intorno al 10%, e con una qualità di vita molto triste…
I pazienti in trattamento con clorella hanno inoltre goduto di una qualità di vita nettamente migliore.

Disegno di clorella e foto al microscopio a piccolo ingrandimento


Non dobbiamo riporre sulla clorella nessuna aspettativa miracolistica di tipo comodo e gratuito Essenziale, sempre, è la correzione dello stile di vita e dell’atteggiamento, (cause prime del cancro), ma rifiutarsi di prenderla in considerazione nella pratica terapeutica anticancro, significa rinchiudersi in una specie di limbo della medicina, negando in molti casi al paziente non solo una grossa opportunità terapeutica, ma soprattutto il godimento di una migliore qualità di vita, qualunque sia la durata della malattia ed il suo esito.
Esistono anche altre alghe benefiche, come la spirulina, ed altre piante super ricche in clorofilla, ma la clorella è ritenuta superiore a tutte, soprattutto nei pazienti con cancro associato a costituzione debole.
La clorella, oltre che nel cancro, è utile in numerose altre patologie croniche debilitanti, come si può intuire dalla sua composizione e meccanismo d’azione.
E’ importante notare che la clorella è un esempio illuminante del valore e della preziosa saggezza della natura anche nelle sue forme primordiali.
Il gruppo delle alghe unicellulari pigmentate (alghe verdi-blu, rosse, brune etc.) è vecchio quasi come la vita stessa, ed è sopravvissuto con successo fino ai nostri giorni.
La clorella, in particolare, vive in acque dolci, nutrendosi di luce, acqua, aria e sali minerali.
Da queste basi, ed in modo ancora non ben spiegabile, produce sostanze capaci di riparare vari danni cellulari, anche genetici, ad esempio rigenerando l’integrità dei geni tumore-soppressori e contribuendo a ricondurre gli onco-geni, divenuti cancerogeni, alla loro primitiva funzione di regolatori dello sviluppo e riproduzione cellulare armoniosa (proto oncogeni).

(In parte tratto da “Herbal medicine, healing & cancer” de Donald R.Yance).