I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:

- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.

Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.

Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.

A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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domenica 11 dicembre 2011

Riparliamo di cancro, creativamente

Coni e bastoncelli danzano accarezzati dalla luce
Nell'infinitamente piccolo, a livello delle stringhe, sarebbe depositato uno degli infiniti segreti che compongono il mosaico infinito della verità.
La vita liberamente spira e fluisce, da un universo all'altro, grazie a quese ipotetiche stringhe, buchi bianchi sub nucleari, che tengono uniti i quark del protone, come delle altre particelle,  in un caleidoscopio continuamente cangiante e perennemente in contatto con l'essenza stessa della vita.
Nella microdimesione delle stringhe, che trascende la distanza di Fermi, sotto la quale le forze repulsive diverrebbero infinite, facendo scomparire il tutto in un nulla apparente e coerente con sè stesso, in quella segreta ed appartata microdimensione, dicevo, si creanno una serie di ipersfere, ipercubi ed iperpiramidi, ad 'n' dimensioni, all'interno delle quali possono liberamente circolare, fuori dalle leggi fisiche note del nostro universo, le informazioni ipercosmiche, a-spaziotemporali, con cui incessantemente si manifesta la forza creativa della Vita.

Il nostro DNA, creazione superspeciale della forza vitale, in una megadimensione macromolecolare ( mega rispetto alle stringhe!), grazie alla struttura esagonale simmetrica e speculare degli aminozuccheri che tengono insieme le due spirali, (scoperte, ma non create!, da Watson e Kreak), il nostro DNA, dicevo,  riesce, per risonanza, a captare il segnale non materiale e non ondulatorio, almeno nel senso della  nostra fisica attuale, che circola nel multiverso ad 'n' dimensioni, grazie alla speciale antenna, rivolta verso le profondità cosmiche, che è la nostra epifisi. A sua volta, tramite l'ipofisi, le informazioni che provengono dall'universo interno, il nostro organismo, sono riversate sugli aminozuccheri del DNA.
Se il segnale dell'unverso interno è armonioso (come accade quando vi è salute, cioè armonia di corpo mente e cuore), ossia lineare, coerente, continuo, come la luce laser, il DNA non protido-sintetico può correggere e riparae i danni di quel 10% di DNA preposto alla sintesi protido-enzimatica, salvando così l'organismo dal caos incoerente e divergente di informazioni, il cui paradigmatico esempio è ciò che viene chiamato cancro.

La chemio e radio terapia, purtroppo, intervengono ad uccidere alcune, ma non tutte, le cellule cancerogene, mentre aumentano il caos entropico della malinformazione di tutte le altre cellule.
I rimedi naturali vegetali (specie i cromogeni), come ho già cercato di spiegare in altra parte del blog, ci aiutano, per complementarietà metabolico-filogenetica, a riparare i danni che anche noi stessi arrechiamo al nostro patrimonio genetico, oltre quelli provenienti dall'ambiente esterno. Dobbiamo essere grati a questi antichissimi fratellini, che ancora ci aiutano, ma non possiamo delegare tutto a loro, specialmente ciò che possiamo e dobbiamo fare da noi!

Infatti noi possediamo una enorme capacità, tramite respiro, pensiero, movimento, alimentazione e stato d'animo, d'influenzare, a nostra volta, quel 90% di DNA, che la moderna biologia, vergognosamente, definisce inutile.
La Vita non è stupida come lo sono alcuni dei suoi discendenti, dall'apparenza esteriore umana!

A coloro che stanno vivendo nella disperazione di avere il cancro, ossia per esserselo creato, più o meno inconsciamente, da sè (giacchè le cause sterne esistono, ma sono solo concause, e non possiamo cambiare in un colpo l'ecosistema inquinato, in cui viviamo), io che di cancri ne ho avuti molti, e che attualmente ci convivo benissimo, propongo la seguente pratica.
Seduti, a busto eretto, ascoltate il respiro per cinque minuti, senza nessun intervento sullo stesso.
Iniziate quindi a pronunciare, lentamente, ad ogi inspiro, la parola AR - MO- NI- A...., ed espirando, inviatela a tutte le cellule.
Questo messaggio, che può essere sonoro o muto, nel giro di 10 o 15 minuti, giungerà ad essere percepito dal nostro DNA, che ritornerà in risonanza con la Forza Vitale ipercosmica, e comincerà a riparare i propri danni. Infatti, la forza vitale, a differenza dell'ambiete esterno, porta solo messaggi di vita!
Fate questo per almeno 15 minuti, più volte al giorno. Poi anche tutto il resto, ossia tutto ciò che riterrete più opportuno. Ma vi prego, radio e chemio il meno possibile!
Se fate, capirete: l'effetto positivo generale si manifesterà già con la prima pratica.
Per altre informazioni, potete consultare in questo stesso blog gli articoli 'Parliamo di cancro senza paura'.
Grazie, buna pratica e gioiosa vita, con o senza cancro.

Esprimo il mio ringraziamento al M° Yahiro per avermi insegnato, in pratica, l'esercizio proposto.

Aggiungo, infine, un breve commento alla foto in apertura di questo post. Si tratta di un' immagine tridimensionale, al microscopio elettronico a scansione, di una porzione di retina. I colori sono artificialmente aggiunti, ma l'immagine aiuta a capire, anche se solo in modo simbolico, i principi enunciati nell'articolo.
I bastoncelli, quelli chiari, lunghi e sottili, possono rappresentare le stringhe, che tengono uniti i Quark, qui rappresentati dai coni, di color verde, interposti fra i bastoncelli. Le sacche viola alla base sono i granuli cromogeni propri della retina, quelli che captano la luce e la ritramettono a coni e bastoncelli in frequenze specifiche per ciascun colore. A loro volta coni e bastoncelli  tramettono al sottostante nervetto ottico (non visibile), il segnale ricevuto. Voglio solo far notare come i cromogeni possano ben rappresentare, simbolicamente, altrettante uscite dai bastoncelli-buchi bianchi, in un'altra dimensione: cromogeni come 'sacche vitelline embrionarie' di un micro universo parallelo.
La luce, che crea la danza di coni e bastoncelli, in un cangiante caleidoscopio cromatico, rappresenta, infine, la Forza Vitale ipercosmica, che genera il tutto.




venerdì 9 dicembre 2011

Strauss Danubio Blu

Dedico questo famosissimo capolavoro a tutti quelli che stanno cercando il coraggio di guarire., e non solo dal cancro (vedi sotto e sopra). Buona vita.
Giuseppe


 

Lotta contro il cancro: una battaglia vinta?

Collaborazione (Iris in primavera)
No, la lotta contro il cancro si sta rivelando sempre più un guerriglia estenuante, che prelude ad una ritirata finale, stile Vietnam!
Questo per il modo con cui la lotta è stata impostata. Innanzitutto, solo facendo contro, senza cercare di approfondirne le vere cause, limitandosi, troppo spesso, ad una diagnosi precoce sbandierata come prevenzione! Il che ha finito per aumentato a dismisura il numero dei malati di cancro, che fino a quel momento erano portatori asintomatici dello stesso, senza però quasi nessuna utilità pratica, statistiche alla mano. Sono solo aumentati i ricoveri in anticipo sui tempi, mentre la sopravvivenza è stata aumentata, in pratica (e non sempre), solo di pochi mesi, ma apparentemente di molto tempo, solo per la diagnosi precoce ... Nessuna altra scienza, infatti, è altrettanto manipolabile della statistica, specie quando questa è impostata su meta-analisi  pilotate da enormi interessi economici di terzi. (Io stesso ne ho avuto una qualche esperienza, essendo stato ricercatore universitario, pur in altri campi, per alcuni anni. Era difficile resistere alla tentazione di ... adeguare un po' i risultati agli interessi di chi pagava, e molto bene, la ricerca: le grosse ditte del farmaco!)
 Sopravvivenza, inoltre, di persone (esseri umani!) sottoposte ad un regime assistenzialista semi coatto, voluto più dai parenti che dai pazienti. (Capisco, prima di tutto esorcizzare il malato ed allontanarlo dalla sua casa, dalla sua vita quotidiana, per sempre, fino al tragico decesso in ospedale. Sembra di sentire Dante : 'E voi costì, non isperate riveder lo cielo giammmai! Forse la migliore cosa che ho fatto nei trent'anni della mia vita di medico condotto è stata quella di assistere in casa, con gli opportuni controlli e le necessarie terapie, specie quando ormai radio e chemio erano diventate solo nocive, la maggior parte dei malati terminali di cancro. Molti sono morti mentre li tenevo per mano, e tutti erano contenti di morire nel proprio letto! Non credo di aver accorciato la vita, ripeto, la vita, e non la sopravvivenza, di alcuno, pur con tutte le mie mancanze ...).
Sopravvivenza condotta, spessissimo, tra le atroci sofferenze di radio e chemio terapie ad oltranza. L'ideale è che il paziente muoia con la flebo della chemio ancora attaccata, per poter dire che è stato fatto il possibile e l'impossibile, e rilanciare periodicamente le campagne rastrella-soldi fra i parenti (e non), delle vittime. Campagne che già di per sé la dicono lunga sulla tanto sbandierata vittoria ...
Parole di un pazzo anacronista che spara a zero sulla scienza medica? Nemmeno per sogno! Parole del più grande e famoso commentatore finanziario del NY Times (vedi Corriere della sera di oggi), tranne le righe inserite fra parentesi dall'autore di questo post...
Il notissimo commentatore economico, fra l'altro, è di orientamento conservatore. Il 'trionfo della medicina', sbandierato ai quattro venti da addetti ai lavori non sempre disinteressati, non ha retto alla spietata analisi finale dell'economia! Siamo alla resa dei conti finale. Possiamo gabbare tutti, ma non l'economia (sempre parole dello stesso commentatore).
L'assistenza prolungata (a vita) di pazienti terminali e preterminali, costa  mediamente 450000 dollari all'anno, a fronte di versamenti che, in tutta la vita, raggiungono mediamente i 150000 dollari. Così l'economista, ma io aggiungo: e questo non solo per il cancro, ma anche per le complcanze che coinvolgono ogni anno un enorme numero di diabetici, e così pure per i malati cardiovascolari, gli obesi e via dicento: tutti malati per eccesso di benesere e cattive abitudini di vita. Un solo ciclo di chemio, ad esempio, costa in media 400 dollari ... 
Questa analisi, impietosa e perentoria nell' indicazione del rimedio radicale, non prevede altra scelta per gli stati che cacciarli tutti fuori, altrimenti la bancarotta statale sarà inevitabile per eccesso di assistenzialismo. Così l'economista, ripeto, anche a costo di parer noioso ...
Da parte mia, da un pezzo ho deciso di vedere le cose da un altro punto di vista; per questo ho scritto, su questo stesso blog, quattro articoli sul cancro: 'Parliamo di cancro senza paura', di cui l'ultimo 'Il coraggio di guarire', a cui vi rimando. Quindi non mi ripeterò, e tanto meno entrerò in plemica pro o contro nessuno. Non serve a niente, quando ci sono tante altre cose da fare!
Ho riportato le notizie di cui sopra solo per avvisare che la medicina assistenziale sta crollando sotto il peso stesso  delle proprie velleità trionfalistico-propagandistiche, degli sprechi senza remora alcuna, delle proprie stesse contraddizioni, delle proprie malcelate cointeressenze economiche, delle mega truffe quotidiane condotte da dentro il sistema sanitario stesso ...
Purtroppo, dico purtroppo, siamo alla resa dei conti finale, inevitabilmente imposta dalle leggi dello stesso mercato economico mondiale.
Che fare? Voltare pagina, ricominciando da capo, come fa la formica quando si trova il formicaio calpestato dall'elefante. Ripartendo da dove è invitabile ripartire: corretta informazione e doveroso autoimpegno alla correzzione delle abitudini e dello stile di vita, sul piano fisico, mentale e spirituale, che del cancro, come di tutto il resto, sono la vera causa, ma che, una volta corrette, sono la sola strada che può condurci verso una vera guarigione, quella del coraggio, responsabile, di guarire!
Naturalmente, anche con l'aggiunta del doveroso sostegno e le necessarie cure, da parte degli addetti ai lavori, ma solo quello che è necessario, nulla di più e nulla di meno.
Gurdate la foto in alto: questo iris vive grazie alla propria forza vitale, all'ombra del pesco che lo protegge dal caldo troppo intenso, ma non avvinghiato a lui come l'edera! Impariamo dalla natura: le battaglie, come le guerre, si vincono solo combattendo con tutto se stessi ...


mercoledì 7 dicembre 2011

Influenza e consenso informato: riproposta


Visto che siamo ancora in periodo influenzale, penso che sia opportuno dare alcune informazioni sul modo corretto d’impostare una terapia ragionata del problema.
Ciò per due motivi, il primo perché ormai da tempo alcuni rimedi sintomatici dell’influenza sono venduti liberamente nelle farmacie ( e con libertà ancor maggiore circolano negli spot pubblicitari in televisione).
Il secondo perché, in base alla quotidiana esperienza, sembra che le persone siano tuttora pochissimo, se non male, informate.
Voglio dire subito che non sono contro l’uso dei normali rimedi farmaceutici, purché se ne conoscano benefici e danni con chiarezza.
L’influenza circola in forma epidemica, spesso mescolata e confusa con sindromi analoghe (dette parainfluenzali).
L’agente che causa l’influenza è un virus a rapida modificazione e con differente gravità e diffusione epidemica, che ciclicamente si manifesta con epidemie mondiali anche gravi.
Molti ricorderanno la cosiddetta Spagnola e l’Asiatica.
Altra cosa sono le epidemie, sempre virali, note come SARS, febbre del pollo, influenza aviaria ecc., ben più pericolose ma, per fortuna, anche più rare.
I virus in generale non rispondono ai comuni antibiotici per motivi biologici.
Per questo andrebbero curate con antibiotici solo le complicanze batteriche documentate, anche per non distruggere la flora batterica intestinale e non selezionare altri ceppi batterici resistenti agli antibiotici, perché proprio non ce n’è bisogno.
Non esistono ancora antivirali sintetici così sicuri e maneggevoli da poter essere impiegati in pratica nella cura dell’influenza. Su questo c’è unanime consenso.
Esistono invece sostanze naturali attive contro virus, batteri e funghi, ben maneggevoli e senza gravi effetti collaterali. La più nota è la propolis, prodotta dalle api per la difesa collettiva dell’alveare.
Vi sono poi una serie d’altri prodotti naturali, come la vitamina C e le sostanze analoghe (antocianosidi, flavonoidi), delle quali è ben nota, fra le altre, la capacità di stimolo delle difese naturali antivirali.
Ho gia accennato al loro scopritore, Szent-Georgyi, premio nobel, nel 1937, per queste scoperte.
Linus Carl Pauling, altro (doppio) premio nobel per la medicina, dimostrò l’efficacia della vitamina C a forti dosi nella terapia dell’influenza e del raffreddore, oltre che del cancro.
Nonostante i suoi lavori si basassero su ricerche rigorosamente documentate, ebbe molti detrattori, non del tutto disinteressati, che pubblicarono lavori, non altrettanto rigorosi dal punto di vista metodologico, per metterlo in cattiva luce ed irriderlo. Ciò continuò, con un accanimento difficilmente spiegabile, anche dopo la sua morte...
Va anche osservato che la vitamina C, ottenuta per sintesi, perde molte delle virtù terapeutiche presenti nei prodotti naturali che la contengono, come ad es. gli agrumi.
Tuttavia il prodotto sintetico consente più facilmente d’introdurre gli alti dosaggi (anche oltre sei grammi al giorno), necessari perché sia efficace, secondo le ricerche di Pauling.
Anche se, come sostengono i detrattori, essa fosse inefficace nel guarire le virosi influenzali, non per questo perderebbe i suoi ben noti poteri terapeutici.
Infine, la vitamina C è priva di tossicità, almeno ai dosaggi introducibili per bocca.
Devo inoltre far notare che, com’è ampiamente noto e non più discutibile, alcuni dei sintomi dell’influenza, anche se molesti, sono indispensabili per guarirla.
Questi sono il brivido e la tachicardia, che servono ad innalzare la temperatura ai livelli febbrili (38-39° C), ottimali per la produzione d’anticorpi, d’interferoni naturali ed altre sostanze utili.
La riduzione dell’appetito, la sete ed il bisogno d’agrumi sono altri messaggi della saggezza naturale dell’organismo, che dovremmo ascoltare di più.
In caso d’una normale influenza non facciamoci prender dal panico, anche nel caso dei bambini.
I vecchi rimedi: riposo al caldo, sudare, bere di più, mangiare meno ed eventualmente fare inalazioni caldo-umide che riducono la tosse irritativa, sono sufficienti nella maggior parte dei casi.
Meno utili dal punto di vista razionale sono i fluidificanti del catarro, almeno nella prima fase, nella quale l’epitelio dei bronchi, con le cellule ciliate, che fanno risalire il catarro verso la bocca, e le ghiandole mucose, che lo producono, sono in gran parte distrutte dal virus.
Possono invece essere d’utilità il vapore caldo-umdo, associato eventualmente a balsamici, dotati di proprietà antivirali e stimolanti delle difese naturali (come ad es. l’eucalipto).
L’aspirina, pur essendo un ottimo sintomatico, produce facilmente lesioni allo stomaco ed è sconsigliata nei bambini perché potrebbe causare sindromi immuno-tossico-allergiche anche gravi.
Nel dubbio consultatevi con il medico.
Anche il paracetamolo, buon antifebbrile ed antidolorifico, non è privo del tutto d’effetti dannosi, specie sul fegato.
Nel caso di febbre molto elevata (oltre 39,5 negli adulti, ma anche meno nei bambini più piccoli, i più a rischio di convulsioni febbrili - nel complesso piuttosto rare ), sarebbe opportuno associare impacchi o spugnature con acqua fredda, secondo le indicazioni del medico.

L’ultimo episodio influenzale che ricordo, risale ad oltre vent’anni fa.
Mi misi a letto con una certa gioia (potevo riposare beatamente), ma, ahimé, fu di troppo breve durata…
Ascoltavo tutto quello che il mio organismo faceva automaticamente: febbre, aumento della circolazione, produzione d’anticorpi, ben contento di lasciare il comando a lui…
Guarii dopo poche ore.

Concludo con una ricetta naturale per ottenere un succo concentrato d’arance, ricco di vitamine del complesso C e di tutti i probiotici dell’arancia.
Spremere un chilo o più d’arance biologiche. Filtrare e mettere in una pentola di coccio larga, con spargifiamma e fuoco al minimo. Questo per ridurre il più possibile la distruzione delle sostanze termolabili.
Far cuocere per ore, senza che nemmeno produca vapori visibili, finché il tutto sarà sufficientemente concentrato e denso, senza però cristallizzare.
Riporre in bottigliette di vetro scuro, in frigo.
Due o tre cucchiai al dì, anche diluiti in acqua, dovrebbero esser sufficienti.
Auguro di cuore a tutti quelli che dovessero ammalarsi, una buona influenza…

PS. Perché non tutti, anzi solo pochi s’ammalano, visto che il virus circola pressoché dappertutto?
Buon argomento di riflessione per tutti!


martedì 6 dicembre 2011

Morgagni, Adams, Stokes e ... la sindrome di Stoccolma

Ippocrate (Dis. di Piero Bagnariol)
Givan Battista Morgagni fu uno dei più famosi anatomisti e clinici del 1700. I medici irlandesi Adams e Stokes vissero, invece, un secolo più tardi.
I tre sono accomunati sotto il nome di una sindrome: la sindrome di Morgagni Adams Stokes, perchè il primo la descrisse nei suoi caratteri clinici: improvviso pallore, perdita di coscienza più o meno lunga, talvolta convulsioni, mentre gli altri due ne riconobbero la causa in un disturbo intermittente del ritmo cardiaco, di tipo bradicardico: ad un certo punto, per cause varie, il cuore rallenta estremamente e, talvolta, giunge a fermarsi per brevi periodi.
Una volta questa sindrome portava prima o poi a morte. Dopo l'avvento del pace.maker elettrico, i pazienti, in genere, guariscono e possono condurre una vita normale.
La sindrome di Stoccolma, invece, è una particolare forma di dipendenza e sudditanza che alcune persone, specie se sottoposte a lunghi sequestri, finiscono per sviluppare verso i propri sequestratori: dalla rassegnata sottomisione fino ad un atteggiamento di dipendenza, abbandono alla loro protezione, e talvolta ammirazione verso gli stessi, fino alla infatuazione o all'innamoramento.
Venne descritta per la prima volta, decenni orsono. in persone sottoposte ad un lungo sequestro a Stoccolma.

Che c'entrano i tre illustri clinici del passato, la loro sindrome, con la sindrome di Stoccolma?
Se avrete la pazienza di leggermi, ve lo spiego ...
Qualche anno fa incontrai un paziente che mi raccontò una lunga odissea di 'epilettico', in giro da un neurologo all'altro, da una cura all'altra, senza che mai i sintomi venissero meno. Anzi, dopo tanti anni di terapia con barbiturici, si sentiva sempre più confuso, mentalmente affaticabile e debole di memoria.
Una lunga ed accurata anamnesi, raccolta dai familiari, spesso presenti alle sue crisi, mi misero una ...pulce nell'orecchio (anche le pulci hanno la loro utilità!). L'anziano paziente, improvvisamente, sbiancava, perdeva le forze ed i sensi, si affliosciava al suolo, tutto sudato. Dopo poco tempo ricuperava la conoscenza e tornava normale. Mai una convulsione, mai bava alla bocca, mascelle serrate, rigidità del corpo: anzi, floscio come un cencio! Chiesi di vedere i referti dei vari elettroencefalogrammi: non ce n'è bisogno, mi dissero, erano sempre normali. Da anni ormai, il paziente veniva ogni tanto visitato da un neurologo, che confermava la diagnosi, mentre il proprio medico si limitava a ripetere la ricetta dei soliti farmaci: i barbiturici.
La cosa, dissi, assomiglia tutta ad una sindrome di Morgagni Adams Stokes. Proposi di far vedere il paziente da un cardiologo.
Il mio consiglio non venne seguito. Come seppi dopo, per una fortunata coincidenza del destino, il paziente ebbe un attacco di fronte al proprio medico, che questa volta lo visitò e risolse il 'giallo' della falsa epilessia: il cuore batteva a circa trenta colpi al minuto! Via di corsa in ospedale, ecg, pacemaker e definitiva risoluzione degli attacchhi ...
Si, ma Stoccolma, mi direte, chi c'entra? Ancora un minutino!
Tempo dopo, lo stesso paziente ritornò da me per riferirmi il tutto, ma anche perchè continuava ad essere stanco, confuso e smemorato. Gli chiesi che medicine prendesse: barbiturici! Cooome? Ancora? Perchè?
Sa, mi hanno spiegato i famigliari, il nostro medico si è consultato con il neurologo, ed hanno deciso, per il bene del papà, che era meglio che continuasse a prendere quei farmaci, perchè non si sa mai, e poi perchè è vecchio, ed è meglio non rischiare.
Sì, ma io sto male, intervenne il vecchio: una volta li tolleravo bene, adesso non più. Dottore, mi aiuti a toglirli! Certo, gradualmente e con frequenti controlli, già altre volte la cosa è andata a perfetto buon fine, in altri pazienti, con altre patologie.
Ma i famigliari mi chiesero: non potrebbe, invece, dargli qualche ricostituente per la memoria, lasciando stare i barbiturici? E perchè? ... Silenzio. Finalmente, uno dei famigliari si decide: sa, non vorremmo scontentare il nostro medico, che è così bravo e buono, e noi anche in futuro avremo ancora bisogno di lui ...
Non ho più visto il paziente, nonostante gli avessi proposto di curarlo gratis: lui era d'accordo, ma i famigliari no.
Se nel frattempo non è morto, penso che stia ancora inghiottendo barbiturici ...
Eccola la 'Sindrome di Stoccolma', diffusa, in campo medico, enormemente di più della sindrome di Morgagni-Adams-Stokes, specie in campo oncologico, ma non solo.
Paradossalmente, ne ho visti già molti, per varie patologie, arrivare a morire per non mettersi contro il proprio medico!
La speranza è che anche in Italia, prima o poi, si formino delle associazioni mediche per la corretta informazione del paziente, per dire quali sono le cure inutili o dannose, gli interveti chirurgici fatti solo per fare cassa, e via dicendo, associazioni che sono molto diffuse in America e Germania.
Sarebbe un primo passo verso l'applicazione di quella perentoria ed assoluta norma deontologica, scrtta da Ippocrate oltre duemila anni: "Primum non nocere!" ... Se vivesse oggi, sicuramente, aggiungerebbe un 'secundum', questo rivolto al paziente: "SVEGLIATI!"

PS: io, a mia volta, invece, e senza abbandonare il latino, direi ad entrambi: 'Errare humanum, perseverare diabolicum!'

lunedì 5 dicembre 2011

Epilessia infantile ... Anche così può guarire

Ieri mattina  (ossia alle due, che è l'ora in cui mi alzo di solito), sono ritornato, dopo un'assenza di due anni, al solito autogrill in superstrada, che è aperto anche di notte.
Sono andato alla cassa, ho ordinato un 'tradimento recente', un cartone da sei bottiglie di Barolo doc ed un pacchetto di sigrette ...(dopo che mia moglie è tornata a vivere grazie ad un intervento sulle coronarie sono in vena di scialare, ed il Barolo, poi, era in superofferta!).
La cassiera mi ha riconosciuto subito (non so se dalla faccia o dalla battutina). Infatti mi ha sorriso, mi ha dato un ... cornetto alla crema ancora caldo caldo e mi ha detto: quando ha finito il cornetto, aspetti un attimo, che devo dirle una cosa.
Così ho fatto: ho 'consumato' con calma il mio ... tradimento recente (alla crema), ho aspettato che l'ultimo cliente uscisse, e siamo usciti anche noi a fumarci una sigaretta, circondati dalle nebbie leggere di una ancor tiepida notte di dicembre.
Finita la sigaretta, mi ha detto: 'Si ricorda della mia nipotina, quella con quei gravi attacchi epilettici e ritardo mentale grave? Quella per la quale le avevo chiesto, quella notte di due anni fa, un suo consiglio?'
Certo che mi ricordavo, e ricordavo anche che dopo due settimane la bambina (che non ho mai visto), era stata meglio: gli attacchi erano meno gravi e molto meno frequenti.
Ebbene, sa che ora la bambina (che nel frattempo ha compiuto sette anni), non ha più neanche un attacco (ne aveva da dieci a quindici al giorno!), parla molto meglio, tanto che mia sorella ha potuto mandarla a scuola !
Ah sì?
E non solo, ma anche mia sorella è diventata un'altra: è calma, rilassata, sorridente: pensi che si è persino comperata l'automobile, perchè adesso ha molto più tempo libero!
Ecco, io volevo ringraziarla, anche da parte di mia sorella, che non ha mai smesso di mettere in pratica il suo consiglio ...
E allora non ringraziare me, ma tua sorella! Io che c'entro, ho solo dato il consiglio, ma è lei che lo ha messo in pratica ...
In queste situazioni io divento un po' burbero, secondo il mio carattere. In realtà ero commosso, e stupito che una madre, che nemmeno conosco, avesse avuto la costanza (e l'amore), di mettere in pratica quel consiglo per due anni, ininterrottamente!
La ragazza del bar mi ha sorriso ed ha aggiunto: sempre lo stesso rospo, lei!  Ma sorrideva contenta ...
Così me ne sono andato a bermi un caffè in un'altro bar, anche questo sempre aperto, e dove lo fanno più 'bbono', e poi perchè non riesco a reggere troppo a lungo alle chiacchere da bar ...
Ah, che sbadato, quasi mi dimenticavo del consiglio! Nessun segreto, il consiglio, semplicemente, era stato quello di ... massaggiare i piedi della bambina, tutte le volte che aveva un attacco, anzi, anche senza aspettare l'attacco, per cinque minuti, più e più volte al giorno!
Cose da poco, cose da bar, appunto!

(Ho aggiunto questo articoletto al blog anche per confermare la validità del masaggio ai piedi nei bambini, di cui avevo già perlato su questo stesso blog e per ringraziamento verso il maestro Yahiro, che di quel consiglio era stato, molto tempo prima, l'autore.)



venerdì 25 novembre 2011

Guarire in modo umano

Ischia, Ott 2011 (Foto di marilisa De Conto)
Guarire in modo umano, nella mia esperienza personale e professionale, significa divenire responsabili verso sé e verso gli altri della propria condizione di salute ... Ringraziamento per il bene ricevuto con la vita e doveroso impegno di gratitudine verso tutto e tutti dovrebbero essere le motivazioni che ci spronano a correggere gli errori che sono alla base della nostra condizione di salute, sia fisica che morale. Questo blog, pur con tante mancanze, era sorto circa tre anni fa con questo scopo. Ora che quasi trentamila persone (oltre ogni mia aspettativa) sono entrate a leggere il blog, la speranza è che questo seme non sia stato gettato invano. Auguro a tutti una vera guarigione umana. Buona vita.
Giuseppe

lunedì 14 giugno 2010

Commiato

Barche a secco, Ischia, Ott 2011 (foto di Marilisa de Conto)
E' passato ormai esattamente un anno da quando ho scritto l'ultimo articolo su questo blog, un anno di riflessione sofferta ma proficua, vorrei dire benefica.
Uno dei miei pensieri ricorrenti è stato: sarà stato utile, sarà giovato a qualcuno?
Credo, anzi spero di sì.
In questo lasso di tempo alcuni mi hanno scritto; due persone, addirittura, dopo aver preparato l'olio d'uovo ed averlo usato, spero con beneficio...
Altri per confermarmi il miglioramento, se non la guarigione dalla distrofia maculare di Fuchs, anche grazie ai consigli pratici contenuti nel blog.
D'altra parte qualcuno, dopo aver letto l'articolo, mi chiede ancora (o meglio, si ostina a chiedermi) il nome di qualche "Luminare della Medicina", che sappia guarirlo, nonostante gli stessi "luminari" abbiamo definitivamente e sbrigativamente dichiarato il problema, la cui causa resterebbe ignota, inguaribile, incurabile e fatalmente progressivo (più chiaro di così)...
Il blog lo avevo scritto proprio con lo scopo contrario: non delegare totalmente agli altri questo compito, perché la realtà delle cose è un'altra...
Aiutati che il ciel t'aiuta: questo è vero anche, vorrei dire soprattutto, in campo medico.
So che la maggioranza, oggi come in passato, non la pensa così, ma prima o poi dovremmo abbandonare le comode illusioni e ritornare alla realtà dei fenomeni naturali, con i loro inevitabili nessi di causa - effetto.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso... Io, invece, dico: faccia qualcosa, se occorre e per quanto occorre, con l'aiuto di qualche "esperto" del settore.
Con questa speranza, è finalmente giunto il momento di voltare pagina.
Fra non molto pubblicherò un nuovo blog, di cui, oltre ad abbondante materiale, ho già pronto anche il titolo. "Vita, Uomo, Natura : La ricerca della verità":

http://vitauomonatura.blogspot.com.

Per intanto saluto e ringrazio tutti di cuore.
Giuseppe Bagnariol

Buon lavoro, buona vita!

martedì 22 dicembre 2009

Due argomenti a caso: pigmenti e peperoncino

Riproponiamo, a seguire, la lettura di due argomenti gia trattati nel blog:

I pigmenti biologici
Vorrei aggiungere qualcosa sul significato biologico dei pigmenti, o granuli cromogeni, presenti nelle alghe unicellulari ed in alcuni batteri fin dalla loro antichissima origina, e da cui si sono diffusi in tutte le forme viventi attuali.
Fra altre numerose funzioni, la più nota delle quali è la fotosintesi operata dalla clorofilla, i pigmenti hanno da sempre svolto anche una funzione protettiva dai danni prodotti dalle radiazioni elettromagnetiche solari ad alta frequenza (raggi UV).
Il meccanismo d’azione è in parte spiegabile dalla conoscenza di fenomeni, sotto il dominio della meccanica quantistica, per primo studiati ed interpretati da Einstein e Planck.
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Peperoncino piccante

Contiene sostanze tipiche (capsicina e simili), enormi quantità di vitamine (specie C ed E), pigmenti flavonoidi (antocianosidi, quercetina), fosfolecitina, sali ed oligoelementi, etc.
Effetto: potente attivatore della circolazione locale, e quindi della ossigenazione dei tessuti.
Potente sudorifero ( disintossicante e rinfrescante). Potente inibitore dei radicali liberi (frammenti molecolari elettricamente carichi e super reattivi, prodotti od introdotti dall’esterno nell’organismo, in svariate condizioni tossiche od irritanti,- es. radiazioni, alcuni chemioterapici etc.-, capaci di danneggiare le strutture cellulari ed il patrimonio genetico per reazione chimica fortemente ossidante).
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giovedì 11 giugno 2009

La depressione - 5 La rivincita del corpo

Lo stato d'animo sicuramente influenza la condizione fisica, tanto che si sostiene che ogni malattia abbia una origine psichica. Viene dato invece ben poco rilievo alla positiva influenza del movimento fisico sulla condizione mentale.
In effetti, risulta molto difficile credere che sia possibile uscire dalla depressione utilizzando solo lo strumento più danneggiato dalla stessa, la mente per l'appunto.
Con ciò non voglio sminuire il lavoro di psicoterapisti e psicologi, sicuramente utile, importante e faticoso.
Dico solo che, se non si riprende il contatto e l'uso del corpo, si rinuncia ad utilizzare un potenziale (auto)terapeutico unico ed insostituibile.
Quante volte, con pazienti in così grave sofferenza da sembrare incurabili, ho dovuto far impegnare, fisicamente, loro e me stesso, fino al sudore, perché un nuovo benessere irrompesse, come brezza primaverile, nel gelo del corpo e nel calore al rosso incandescente della mente!
Per chi è in quasi totale inattività fisica da anni, con metabolismo ridotto al minimo e in un tormento mentale senza fine, una terapia solo rilassante non fa altro che intossicarlo ancora di più.
Suggerisco invece, per chi è terapista, la seguente pratica.
Con il paziente disteso a terra (e non su lettino!), appoggiate la mano destra, aperta, sull'addome, subito sotto l'ombelico, e fatelo muovere in tutti i modi possibili, contro la forte, determinata resistenza della vostra mano.
Provate a farlo fino ai limiti del possibile, non cedendo, continuando ad incitare a viva voce (anche lo stile "sergente-che-addestra-reclute", se fatto a ragion veduta, con consapevolezza e profondo rispetto interiore, può - e talora deve - essere messo in pratica!).
Non abbiate solo paura di perdere un cliente: ciò che conta è salvare un paziente ed educarlo a salvarsi!
Alla fine il paziente vi ringrazierà, perché si sentirà, finalmente, meglio... e voi pure!
Sta infatti avvenendo l'inizio di un profondo cambiamento della condizione fisica e mentale, originato dallo sviluppo di quella forza fra addome e lombari, chiamata in Cina "Tan Tien", in Giappone "Hara"ed in occidente "Pancia", base indispensabile per stare bene.
Il Mastro Oki, a ragion veduta e con esperienza pratica forse unica al mondo, più volte ha dichiarato: " sono convinto che tutti i problemi dell'uomo moderno derivino dalla perdita della forza d'addome e lombari!".

Propongo a tutti, nella pratica di vita quotidiana, qualunque cosa si stia facendo, di farla mantenendo almeno un po' d'impegno della forza d'addome e lombari.
Ad esempio, se vi cade un oggetto per terra, avete due modi per raccoglierlo: arrabbiandovi perché "è caduto", o cercando di piegarvi a raccoglierlo nel modo migliore che vi riesce, facendo partire il movimento dalla pancia!
Un altro semplice esercizio. che serve a cambiare positivamente lo stato d'animo, è la torsione delle lombari.
Distesi a terra, supini, con braccia aperte, palmi in basso, pugni chiusi, pollice all'interno della altre dita:
- inspirate lentamente, portando i piedi a martello e gonfiando l'addome, mentre le lombari spingono in alto
- trattenendo il respiro, flettete un ginocchio e ruotate la gamba flessa dal lato opposto, fin dove vi è possibile e per il tempo che vi è possibile, con il massimo impegno dell'addome
- giunti al limite, espirate di colpo e riportate la gamba a terra, rilassando il corpo tutto nella frazione di un attimo.
- dopo un recupero in totale rilassamento, ripetere l'esercizio, tre o quattro ( o più volte, a piacere), per lato.
Fra le altre cose, questo esercizio serve a spremere dall'addome, insieme al sangue stagnante, anche grosse quantità di serotonina, il famoso mediatore del benessere che, guarda un po', è prodotto, al 90%, dalle cellule "entero cromaffini" dell'intestino, e solo per il 10% nel cervello...
Inoltre, il corpo diventerà caldo, la mente fresca e vi sentirete riposati, leggeri e rigenerati come non mai.

Voglio spendere due parole sull'uso dei farmaci nella depressione.
I più usati sono le benzodiazapine (i cosiddetti tranquillanti) ed i farmaci che aumentano la disponibilità della serotonina a livello delle giunzioni dei neuroni ( inibitori della ricaptazione pre sinaptica).
Se li state già utilizzando, rendetevi conto che, qualunque sia il prezzo che inevitabilmente ne pagate, lo state facendo per vostra scelta e perché avete la fortuna di vivere in un paese "ricco".
Anziché lamentarvene, ringraziate per l'opportunità in più che state ricevendo, sapendo che stanno, in ogni caso, surrogando impegni che, per vari motivi, non avete avuto la forza o la voglia di prendervi...
Poi, fate almeno qualcos'altro per star meglio, quel tanto che vi consenta, se voi lo vorrete, di ridurli gradualmente, fino a sospenderli del tutto, se decidete che la vita è meglio viverla nella sua pienezza...
Siccome questo passaggio è molto delicato, per il pericolo di crisi d'astinenza o di ricadute, fatevi consigliare da persone esperte in materia.
Una buona efficacia nel migliorare il tono dell'umore, l'ho trovata nella ortiche, che fra l'altro hanno molteplici altri effetti positivi (vedi nel blog: E' tempo di...ortiche).
Invece, sia l'iperico che la valeriana, mi hanno prodotto effetti negativi, di tipo tossico, piuttosto forti.
L'olio d'iperico per uso esterno è, invece, un ottimo rimedio per tanti problemi (vedi Olio d'iperico).

Per bilanciare, completandolo, l'impegno fisico tramite qualcuno degli esercizi finora proposti, consiglio, infine, la pratica seguente.
Seduti, in posizione eretta, con sostegno lombare, ascoltate ad occhi chiusi il respiro, per alcuni minuti, finché diventa regolare.
Inspirare ed espirare con le narici, senza forzare, lasciando che il respiro si regolarizzi da solo, solo ascoltandolo.
Adesso, mentre inspirate lentamente, sillaba per sillaba, fate risuonare mentalmente la parola ARMONIA. (Qualunque altra parola positiva, LUCE VITA FELICITA', vanno comunque bene).
Espirando, immaginate che la vibrazione della parola si diffonda ad ogni cellula, scendendo per il cervelletto e lungo il midollo spinale...
Fatelo, per almeno cinque minuti, tutte le volte che volete.

Ho proposto molte pratiche, di vario tipo, su questo argomento ed anche in molti altri articoli su questo blog.
L'ho fatto per averne sperimentato l'efficacia numerosissime volte, su me stesso.
Spero che almeno uno possa fare al caso vostro.
La vita, nel suo insieme, con tutto quello che contiene, è troppo bella, preziosa, unica per non cercare e fare di tutto per viverla pienamente ed umanamente...

"L'uomo trova la felicità solo quando riesce a mettere il massimo del proprio impegno, nel presente, nel fare qualcosa di creativo e di utile non solo per se stesso, ma anche per qualcun altro"
( M° Masahiro Oki)

Buona giornata.

La depressione - 4 Ripartiamo dai piedi

I piedi sono la parte del corpo più sacrificata, maltrattata, mal compresa e disprezzata, eppure, se vogliamo uscire dalla depressione, conviene ripartire da li, per tanti e buoni motivi.

Non esiste nessuna altra parte del corpo che, se trattata, dia altrettanto rilassamento mentale.
Un semplice massaggio ai piedi è il miglior trattamento familiare per tutti.
Nei bambini, poi, è forse la migliore terapia per qualunque tipo di problema.
Genitori, vi prego, qualunque sia il problema dei vostri bambini, prima di somministrare loro gli psicofarmaci, oggi sempre più usati, provate ad ascoltare il vero messaggio che il bambino vi manda con la sua sofferenza!
Provate, prima di tutto, a ricreare contatto, comunicazione e calore massaggiando loro i piedi.
Cinque-dieci minuti ogni sera saranno sufficienti. Non occorre una tecnica specifica, basta affidarsi al puro istinto. Qui ciò che conta è l'atteggiamento del cuore, non la tecnica.
Fra l'altro, il beneficio sarà parimenti distribuito fra chi riceve e chi lo fa.
Provate prima di giudicare, poi potrete anche credere o non credere...

Ancora, per i piedi: fare un pediluvio caldo con acqua, sale (una manciata) e un cucchiaino di polvere di peperoncino, rabboccando con acqua ben calda ogni tanto. Meglio la sera, prima di coricarsi.
Fa abbassare la tensione mentale, riportando l'energia verso i piedi.
Il sale serve a far espellere tossine, oltre che a dare un ulteriore stimolo alle terminazioni sensitive.
Il peperoncino prolunga questi effetti per molte ore, mantenendo un forte stimolo alla circolazione sanguigna.

Inoltre, camminare, camminare ogni giorno, almeno mezzora. Se non avete abbastanza tempo, alzatevi prima. Ridurre le ore di sonno è dimostrato che giova alla depressione.
Se il vostro è un caso grave (o se fate di tutto per non fare niente!), partite per un viaggio a piedi. Non esiste depressione che non scompaia o migliori nettamente, dopo tre giorni.
Se pensate che avete troppo da fare per fare questo, vuol dire che non state poi così male come credete (o volete far credere).
Per chi convive con un depresso, anziché passare decenni a dare coperture ed appoggio, partite con lui, a piedi, che sia mezzora o tre o più giorni. Sarà il tempo speso meglio.
Un'attività fisica regolare, di tipo aerobico, qual è appunto camminare, fra i tanti benefici fisiologici, aumenta anche la produzione di sostanze (neurotrasmettitori) che producono benessere.
Fra queste, le endorfine (sostanze ad effetto simile agli oppiacei, ma prodotte in modo fisiologico e modulato), la serotonina e molte altre.
Un ulteriore effetto della camminata è quello di armonizzare il sistema simpatico con il parasimpatico.

Camminate a piedi nudi il più possibile, anche sui sassi. Bastano pochi minuti ber cambiare stato d'animo.
Battere i piedi con forza a terra, sollevando lateralmente il più possibile una gamba per volta e lasciandola ricadere a terra, con il baricentro basso, ossia con ginocchia almeno un po' piegate: da venti volte per lato in più.

I piedi umani hanno struttura e funzione unici nel mondo animale. Servono a creare la base per una postura ed un'andatura di tipo umano, e questo per due caratteri fondamentali: un angolo di circa 45° per piede e l'esistenza dell'arco plantare.
Gli altri caratteri anatomo-funzionali che caratterizzano la postura umana sono:
-un angolo fra femore ed anca di 180°
-la lordosi lombare, la quale a sua volta crea e sostiene le altre due curve, dorsale e cervicale
- il grande forame occipitale in posizione orizzontale ed asse perpendicolare alla base del cranio

Il risultato finale è la verticalità, risultante dall'armonioso compenso delle tre curve della colonna, con vertice ed ano sulla stessa linea; la fronte rivolta verso l'avanti, e non in basso; il vertice rivolto verso l'universo.
Una postura con scorretto appoggio dei piedi (sul bordo esterno) e con alluci paralleli o convergenti, un femore costantemente flesso sull'anca, la perdita della curva lombare, il petto chiuso con le scapole aperte ed i loro assi centrali convergenti in avanti, una evidente cifosi dorsale alta (fra le scapole), nonché una testa ciondolante in basso, sono le stigmate inequivocabili di una condizione mentale e fisica non armoniosa.
A livello cerebrale l'effetto finale di una postura corretta, fra l'altro, è quello di mantenere l'ipofisi in posizione ottimale per ricevere il migliore stimolo dalla radiazione solare (notoriamente dotata di effetto antidepressivo), ed alla epifisi di rimanere in comunicazione con la radiazione cosmica universale, nel campo della "luce" invisibile. Ma di questo ho già ampiamente parlato in un altro articolo sul blog (vedi: Cervello, cervelletto ipofisi ed epifisi).

Da un punto di vista non solo statico, ma anche funzionale, la corretta postura umana, invece, è la base essenziale per creare quella atmosfera o forza di bilancio fra addome e lombari che, come mirabilmente ha spiegato il Mastro Masahiro Oki, è la condizione fisica indispensabile per mantenere in salute (ossia in armonia), il corpo, la mente ed il cuore.
Questo argomento è di tale importanza, che merita un discorso a parte.

(continua).

martedì 9 giugno 2009

La depressione - 3 Non di solo pane...

L'uomo non vive di solo pane.
L'ha detto Gesù, ma forse non tutti lo sanno. Anche il cuore, infatti, ha bisogno di un suo nutrimento specifico.

Oggi, forse più che mai, le prime vittime della depressione, in tutto il mondo, sono i bambini.
Unico nel mondo animale, il bambino, appena nasce, sa già sorridere e cerca di farlo il più possibile, da subito, immediatamente dopo il primo pianto che serve a farlo vivere su questo pianeta "azzurro", anche se non "celeste".
Lo fa per istinto, anche se si tratta di un istinto puramente "umano".
Lo fa per farsi accettare, per manifestare una profonda, anche se ancora inconscia, gioia di vivere.
Ma anche per invitarci a fare altrettanto.
Senza il nostro sorriso, il nostro calore, il nostro contatto, infatti, il bambino non riuscirà a sopravvivere.

Due studenti universitari americani, un ragazzo ed una ragazza che condividevano un appartamento per motivi di studio, decisero di fare un figlio.
Il bimbo venne al mondo e, per qualche settimana, fu il polo d'attrazione dei due giovani genitori.
Ma era solo un passeggero interesse. Il bambino, per loro, era solo poco più di un giocattolo.
Dopo un po' finirono per tornare alla loro vita di sempre, dimenticandosi quasi del tutto del bambino.
Abbandonato a se stesso, lasciato sporco, per lunghi tempi solo in casa, riceveva quasi solamente il cibo indispensabile per non farlo morire di fame.
A tre mesi pesava meno che alla nascita, non riusciva a sollevare la testa ed era, praticamente, in fin di vita.
Ricoverato in una clinica pediatrica, grazie anche all'intervento di una assistente sociale, ebbe la fortuna, potremmo chiamarla destino, di esser preso in cura da un "vero" medico.
Il pediatra, geniale ed umanamente ricco d'esperienza, prese una decisione che si rivelò fondamentale per salvare il bambino.
Non lo ricoverò, infatti, in una stanzetta del reparto, ma in un corridoio dove tutti, medici, personale e visitatori, passavano di continuo.
Sopra il suo lettino fece mettere un cartello. " il mio nome è Mikael, se mi chiamate per nome e mi prendete in braccio, mi fate felice..."
Dopo tre mesi aveva recuperato peso e capacità motorie "normali" e, soprattutto, la voglia di sorridere e di vivere.

Nel nostro mondo di ricchi privilegiati i bambini hanno perso il sorriso: basta osservarli quando andiamo in giro, o andare in un paese povero, per rendercene conto.
Lì, infatti, tutti - o quasi - sorridono, da noi quasi nessuno.
Forse in Italia le cose vanno un po' meglio, anche se abbiamo il più basso tasso di natalità del mondo.
Non sorridono perché gli adulti, a cominciare dai genitori, sorridono troppo poco, per non dire nulla.
Andando per strada, impegnatevi a sorridere se incontrate un bambino: verrete sempre ricompensati con lo spettacolo più bello della natura: il meraviglioso sorriso d'un bambino!
Se siete (o fate) i depressi, cominciate da questo, sorridete ai bambini, a tutti i bambini che incontrate e provate a farlo sempre.
Vi garantisco, anche per esperienza personale, che sarà il primo passo, forse il più importante, per uscire dalla depressione.

I bambini, come dicevo, oggi soffrono sempre più di depressione, ma sono vittime innocenti della mancanza di vero calore umano, dei loro genitori e degli adulti in generale.
L'adulto depresso, qualunque sia la causa, è invece, alla fine, solo vittima di se stesso, giacché esperienza ed (auto) educazione dovrebbero insegnarli almeno come uscirne, se non come non caderci...

Per uscire dalla depressione, qualunque essa sia, dobbiamo impegnarci a fare qualcosa.
Solo ricevere farmaci e trattamenti psicoterapeutici, anche se aiuta, non può ne potrà mai bastare.
In base a quello che vi ho raccontato, cominciamo a renderci conto che, se siamo vivi, vuol dire che, da bambini, abbiamo ricevuto dai nostri genitori il nutrimento, sia del corpo che del cuore, necessario per farci vivere.
Anche se ce ne siamo dimenticati e se ci fa comodo credere il contrario.

Una pratica fondamentale, per aiutarci a star bene, é la seguente.
Seduti, in posizione ben eretta, dopo aver ascoltato il respiro per alcuni minuti, proviamo a vedere, non solo ad immaginare di vedere, il volto dei nostri genitori.
Chiamiamo entrambi per nome, con almeno la pausa di un respiro fra l'uno e l'altro, ed aggiungiamo ogni volta "grazie".
Provatelo possibilmente subito, perché, dopo, verremo sopraffatti dalle abitudini e dalle distrazioni del quotidiano (a cominciare dai risultati delle elezioni, tanto per dire qualcosa d'attuale), che ci forniranno le più ampie giustificazioni per continuare a non fare nulla per stare meglio, ma continuando tuttavia a pretendendere che lo facciano gli altri...

Sorriso e ringraziamento sono due passi fondamentali per uscire dalla depressione, ma non i soli...
Ma di questo parlerò la prossima volta.

giovedì 4 giugno 2009

De fumo nihil nisi male

Del fumo non si può dir che male!

Mi son permesso di parafrasare un noto proverbio latino, che, invece dice: "de mortuis nihil nisi bene"...
Mio nonno, buonanima, se doveva dir male di un defunto, ad esempio: "il Tale era proprio un fetente", soggiungeva subito: "parlando da vivo!". Così, per scaramanzia, perché con i morti non si può mai sapere.
Analogamente, si dice: scherza coi fanti (i vivi), e lascia star i santi (i morti).

Del fumo, invece, non si può dire che tutto il male possibile e, possibilmente, anche un pochino di più.
Le motivazioni scientifiche son numerose "quasi arena quae est in litore maris".
Impossibile riferirle tutte, anche perché le più importanti sono fra le poche cose note a tutti (oltre, ben s'intende, a chi è l'ultimo vincitore del grande fratello ed ai risultati del campionato di calcio, restando alla cultura media degli italiani).

Io che, dando pubblico scandalo, mi ostino a fumare, a chi mi pone la fatidica domanda: "come, lei è medico e fuma, perché lo fa?", non so dare altra risposta che la seguente: "perché mi piace...".
Mi son perfino permesso, in anni recenti, di fare in bicicletta un tappone dolomitico (passo Fedaia, Campolongo e Stelvio, tanto per dire), spesso con la sigaretta accesa per i tornanti. Peggio ancora, due anni fa, ho percorso a piedi, in una notte, oltre novanta chilometri, alla tenue lucina rossa della sigaretta...(ora ho sessantacinque anni).

Detto questo, sconsiglio a tutti, perentoriamente, di fumare.
Riconosco, e dico sinceramente, che é un vizio, che causa dipendenza e può far male.
Lo sconsiglio soprattutto a quelli che mi pongono la fatidica domanda di cui sopra, e che già, nella maggior parte dei casi, non sarebbero capaci di fare cinquecento metri a piedi, senza farsi venire il fiatone...

Piuttosto, consiglio ai detrattori del fumo, di rinnovare ogni tanto il repertorio, che é un pochino monotono e scontato... anche per rendersi più simpatici e persuasivi.

Ad esempio, ad una signorina al banco tabacchi di un autogrill, messa lì suo malgrado, forse per un misero stipendio, e che mi ha suggerito, cortesemente, di non comperare sigarette, perché fanno male, "comperi piuttosto un biglietto della lotteria...", ho prontamente e gentilmente risposto: "cara signorina, ho provato a fumare i biglietti della lotteria, ma mi hanno fatto venire una tosse tremenda e costano pure cari..."
Ha dovuto sorridere e, credetemi, oggi non è facile far sorridere un crociato dell'antifumo!

Mi è invece andata male con un altro tabaccaio (ma non riescono proprio a trovare un altro lavoro? Mala tempora currunt...).
Dicevo che mi son permesso, senza sarcasmo, di ringraziarlo per avermi dato un pacchetto su cui stava scritto " il fumo danneggia te e chi ti sta intorno", mentre quasi tutti gli altri recavano scritto "Il fumo uccide".
Al che il signore in questione, fra l'altro proprietario del locale, mi ha ribattuto che per lui i fumatori potevano anche crepare tutti! (sic!). Forse, in cuor suo, si sarebbe accontentato di vender caramelle e gratta e vinci... Ma guarda un po', cosa ci tocca fare per vivere!

Dicevo, dunque, de fumo nihil nisi male, non però, in estensione, anche dei fumatori "im allgemeine oder alles zusamen", prego...

Quante volte d'inverno, fuori di un ristorante, alla pioggia sferzante ed al vento gelido, mi sono acceso una sigaretta in compagnia di uno sventurato quanto occasionale sodale, mentre dentro, in sana allegria, persone ai limiti dell'infarto e ben oltre quelli dell'obesità grave, introducevano porzioni di cibo che, per quantità e qualità, avrebbero fatto morire d'indigestione anche una balena di medie dimensioni... (ma quanto non riescono a mangiare, oggi, gli Italiani!).

Oggi ci si lamenta che, statistiche alla mano, il numero dei fumatori in Italia stia aumentando.
Sarebbe il caso di riflettere su di una certa pubblicità anti fumo che produce un aumento dei fumatori...
Ma forse "hoc erat in votis", era proprio questo che si voleva, perché, da noi, il primo beneficiato del fumo è lo Stato, oltre che le multinazionali..
Sarebbe bene ricordare che non si é mai bevuto così tanto, come durante il proibizionismo!

Perché non si dice, anche, che il gratta e vinci, le slot machines (son pullulate come i funghi!), il gioco del lotto etc, hanno rovinato milioni di famiglie...Ah, Stato, Stato biscazziere!

Se volessimo fare un elenco di ciò che fa male, non la finiremmo più, dal burro, allo zucchero, ai pesticidi ed inquinanti chimici degli alimenti e così via.
In realtà, non esiste nulla che faccia bene o male in assoluto. Dipende da come, più ancora che da quanto.

Un ammalato di cancro terminale, pochi giorni prima di morire, mi pregò di mandar via la moglie con una scusa, aprì bene le finestre e mi chiese di fumare insieme una sigaretta... Così, senza tante parole.
Dopo che ebbe fumato, mi confidò: "é l'ultimo e più grande piacere che mi é rimasto...ora mi sento proprio bene".
Qualche volta, una sigaretta può anche fare un po' di bene...

(Articolo scritto a gentile domanda sul tema)

mercoledì 3 giugno 2009

La depressione - 2 Le cause

Di cause ce ne sono tanta quante sono le storie degli esseri umani, dalle più banali alle più nobili e profonde.
Uno dei più grandi personaggi della storia dell'umanità, Gandi, piombò in depressioni tremende negli ultimi anni della sua vita, per il dispiacere (e l'assunzione morale della responsabilità), di fronte ai reciproci massacri fra Indù e Mussulmani, dopo la conquista dell'indipendenza dell'India dagli Inglesi. Gandi aveva un grandissimo livello di coscienza etica.
Ne uscì ogni volta rinnovando e profondendo il proprio impegno verso gli altri.

Sempre in India, qualche decennio dopo, un'altra anima nobile, Madre Teresa, patì crisi depressive così gravi (e così mal capite), da essere sottoposta , specie nell'ultimo anno di vita, ad alcuni interventi d'esorcismo...
Nel suo caso, probabilmente, oltre a motivi morali, ebbero una non trascurabile importanza la condizione fisica (un grave scompenso di cuore, con ripetuti interventi di by-pass coronarico) e la condizione tossica secondaria ad un vero e proprio bombardamento farmacologico, cui era quotidianamente sottoposta.

Molti dei più grandi spiriti dell'umanità conobbero la sofferenza della depressione, anche a più riprese, nella loro vita.
Per tutti questi casi, con le parole di Dante, sarebbe da dire " O dignitosa coscienza e netta, come t'é picciol fallo amaro morso!"
Nella vita di un uomo che abbia ancora una pur minima coscienza etica e morale, è impossibile non incorrere in episodi depressivi.
Il depresso vero, come ho già detto, fa colpa a se stesso di quello che non riesce ad accettare.
La maggior parte degli uomini, invece, di fronte a qualcosa di sgradito, si limita a far colpa agli altri. Ma questa strada, anche se molto diffusa e praticata (anche da alcuni psicoterapisti), non è una via d'uscita: solo un ritorno indietro...
Chi non ha mai conosciuto episodi depressivi, anche piccoli (ma credo siano pochi), probabilmente ha del tutto ucciso la propria coscienza o rinunciato alla ricerca di valori etici: vive solo per appagare i propri bisogni istintuali primari.

Non tutte le situazioni depressive, tuttavia, hanno una radice etica, diciamo così, nobile.
Spesso i motivi, almeno quelli apparenti, sono futili o banali: quanti, ad esempio, sono giunti a suicidarsi per la perdita di una partita di calcio!

Allora, qual é, se c'é, la causa prima comune a tutte le depressioni?
Anche se la scienza medica ufficiale parla di tre tipi di cause: endogene, esogene e miste, sono convinto che bisogna ricercare una causa iniziale comune a tutte e tre, per non finire in separazioni che finiscono, quasi inevitabilmente, per far colpa o agli altri, o alla vita stessa od al carma personale.
Altrimenti non esisterebbero vie d'uscita percorribili e praticabili fino in fondo.

Per esperienza anche personale e dopo lunghe riflessioni, sono convinto che, sempre, alla base, vi sia il rifiuto di qualcosa che è successo ( o che abbiamo fatto, ed é comunque successo), nella nostra vita.
In questo rifiuto, che gli addetti ai lavori chiamano conflitto, e che il più delle volte é collegato alla perdita di qualcosa o qualcuno, si consuma, spesso in pochissimo tempo, la nostra quota "spendibile" di energia fisica, mentale e morale.
In realtà, a livello di forza vitale, questa riserva è praticamente infinita, ma non vi sappiamo più attingere.
E' un po' come il caso dell'avaro, che pur avendo ingenti risorse economiche, si dispera per aver speso l'ultimo soldino dell' "argent de poche" che aveva in tasca...

Non possiamo rifiutare ostinatamente qualcosa che ci è stato mandato dalla vita, senza entrare in crisi.
Se questo rifiuto della realtà non viene riconosciuto risolto, la sofferenza di vivere può diventare così insopportabile da farci desiderare (e purtroppo attuare), di farla finita.
Però, prego, prima di farlo, domandiamoci se ne vale la pena: perché impegnarci a far qualcosa che prima o poi avviene da sola?
Tanto, dalla vita, finora, nessuno ne è uscito vivo (e nessuno è vissuto in eterno)!
E poi, non diamoci troppa importanza: la nostra sofferenza, in fondo, non è né l'unica né la più importante sulla faccia della terra, anche se a noi sembra proprio così!
Un barlume di ironia (e di auto ironia), spesso può salvare una vita.
Una vita, qualunque cosa abbiamo commesso o ci sia capitata, ha sempre un valido motivo, una intrinseca ragione, per riscattarsi ed essere degna di essere vissuta.
La barca della sofferenza non traghetta mai una sola persona per volta. Nel mare della sofferenza non si naviga mai "in piccioletta barca", ma su di un enorme transatlantico!

Nessun essere umano, con un minimo di integrità mentale, potrà mai sperare di lasciar fuori dalla propria vita la sofferenza: o diventa un animale, o impazzisce!
La tristezza, invece é un optional personale, una scelta non indispensabile nè ineludibile: da un punto di vista pratico, tempo perso, anche se mai inutile del tutto!
In ogni caso, é pur sempre occasione d'esperienza...si scis uti! (Se la sai utilizzare).

L'accettazione di questo fatto, della ineludibilità della sofferenza, è già il primo passo, ed il più importante, per uscire da quel tunnel, che ci sembra infinito e senza vie laterali di fuga, che noi chiamiamo depressione.
Se sappiamo guardar bene, la sofferenza è il vero carburante della vita, quello che ci fa progredire umanamente. Non esiste sofferenza fine a se stessa...

L'altro passo fondamentale è renderci conto che non ci sono colpe, nè personali nè altrui, ma cause ed effetti, che comportano l'assunzione di responsabilità e la messa in atto di azioni idonee, nel campo delle nostre effettive capacità, per poterne uscire.
Dobbiamo imparare a perdonare, per primo noi stessi, poi anche tutti gli altri.
Nessun altro lo potrà fare al posto nostro o per noi...
La vera confessione non può essere fatta ad un altro, ma a noi stessi, e l'ultima assoluzione ce la dobbiamo dare da noi, riparando ai nostri errori!
Ma di questo, ed altro, parlerò la prossima volta.

lunedì 1 giugno 2009

La depressione : Il male dell'uomo - 1

Questo è uno degli ultimi articoli che pubblicherò su questo blog.
Sempre che qualcuno non mi chieda qualcosa di specifico sulla propria condizione, utilizzando l'indirizzo email che trovate accanto al nome.
E' un articolo doveroso, basato sull'esperienza personale e professionale, che lancia un messaggio di speranza e di fede in sé.
Ma quello che sto per dire sarà per molti versi anche shoccante, fonte di turbamento, malintesi e, forse, rifiuto ed arrabbiatura.

Dalla depressione, non si guarisce né, tanto meno, ci si fa guarire: semplicemente se ne esce, riconoscendo che tutto e tutti ci stanno già aiutando e sostenendo in tal senso, e che l'ultimo passo tocca solo a noi stessi.
Ho detto volutamente male, e non malattia, e male dell'uomo, non dell'umanità, giacché esistono tante depressioni quanti sono i depressi, e la depressione stessa non è un'entità nosografica, un destino ereditario, un'infezione, una meteoropatia, una patologia da usura, una malattia socio-economica o da deficit o da eccesso, anche se, talvolta, potrebbe sembrare così.

Un altro malinteso comune è quello di chiamare depressione tutto quello che, della vera depressione è solo, per così dire, l'anticamera, il contorno, la strada maestra che vi conduce.
Molti, spesso, finiscono per credere d'esser depressi, mentre invece sono solo in una specie di limbo, tutto sommato comodo e vivibile "sanza infamia e sanza lodo", per dirla ancora con le parole del sommo Dante.

Infatti, tutti coloro che ancora riescono ad arrabbiarsi, a far colpa agli altri, a mettersi in dipendenza dagli altri con raffinata e sottile "ars vivendi" (o barcamenandi...), sono ancora fermi ai primi gradini della depressione o, per così dire, non ne hanno ancora varcato l'Ade, l'Acheronte o, quantomeno, lo Stige
.

Il depresso "vero", infatti, non sa arrabbiarsi con nessuno, fare colpa ad altri, condividere il proprio quotidiano con qualcuno che lo protegga ed assista. Tutto questo richiede ancore una buona carica d'energia, che egli non ha più.
Sa solo far colpa a se stesso, ed arrabbiarsi solo con e con la propria vita e non tollera la presenza d'altri: infatti, prova troppa vergogna della propria condizione.
Molti di coloro che si spacciano per gravi malati di depressione, a questo punto, si saranno già arrabbiati per ciò che, con voluta provocazione, sto scrivendo: non si preoccupino, il loro caso, tutto sommato, non è poi così grave!

Il resto sono cose abbastanza note e comuni ai più, anche se con caratteristiche individuali diverse caso per caso.
La fatica per tutto: a compiere le comuni azioni del quotidiano, lavarsi, vestirsi, uscire di casa, parlare, ascoltare, memorizzare, sentire il proprio corpo, lavorare etc.
Ma più ancora, compiere scelte, anche le più facili, prendere decisioni ed assumersi responsabilità
a qualunque livello, manifestare la benché minima forza di volontà.
Il depresso è un fuscello piegato alla minima brezza.
Vi sono persone particolarmente abili, anche a livello inconscio, nel prender possesso dei depressi e sottometterli al proprio volere od al proprio capriccio.
Tutto e tutti, per il depresso, hanno lo stesso potere di una setta, e molti se ne approfittano.
In particolare guaritori, maghi, cartomanti, gruppi pseudo spirituali, ma anche medici, psicologi, psicoterapisti di basso profilo professionale, soprattutto coloro che, incapaci di curare se stessi, presumono di poter guarire gli altri, diventandone guida.
In realtà, tutti costoro, finiscono col creare una più o meno calcolata dipendenza, talora lunga quanto la stessa vita del depresso, il che è la strada più sicura per sopravvivere come depressi, ma non per guarire...
Tutto ciò, lo so, può sembrare (ed è) molto duro, ma il prendere atto della realtà è il primo passo per salvarsi.

Il male più grave, tuttavia, è un altro.
E' la perdita dell'affettività, l'incapacità di provar gioia o dolore per ciò che ci circonda, di lacrimare e sorridere; é il deserto dell'amore, della compartecipazione, della pietas...in una parola, l'indifferenza.
Avete presente il cactus nel deserto, che sopravvive secco, spinoso, indifferente, ai decenni di siccità: tale è la vita del depresso...
Eppure, bastano quattro gocce di pioggia per farlo "riviver tutto e tutto rifiorire", riaprirlo quasi alla gioia di vivere, rivestirlo di colori (quanto nero e viola, oggi, nel mondo, e non è per moda: la moda studia solo le tendenze di fondo dell'animo umano, facendosene interprete a proprio vantaggio commerciale...).

Di che dobbiamo aver paura?
Se madre natura manda, ogni tanto, quattro gocce di pioggia anche sui deserti più aridi, che bastano a farli rifiorire, dobbiamo renderci conto che, talvolta, basterebbero veramente quattro lacrime sincere, versate non su di , ma per qualcun altro, per fare altrettanto con la propria vita.
Ma di questo parlerò domani...