
Si utilizza tutto:
i piccoli boccioli verdi sottolio;
le foglie più giovani, prima della fioritura, in insalata;
bollito e ripassato in padella con lo zenzero tostato;
i fiori per fare il miele;
gli steli durante la fioritura;
le radici in primavera e autunno (come tisana: un cucchiaino messo a bagno la sera e bevuto la mattina).
Mia nonna lo condiva con genuino lardo sfrigolante sale e aceto di vino, ma non è una ricetta molto salutare, infatti… beveva poi l’acqua di bollitura come medicinale per il fegato…
STELI FRESCHI
Gli steli freschi si colgono con l’infiorescenza che si toglie dopo averli lavati:
se ne mangiano 5/6 al giorno per 2 settimane, senza cuocere.
In un primo momento risultano un po’ amarognoli al palato ma sono ottimi per il fegato e quando c’è una condizione di debolezza o stanchezza.
SOTTOLIO
Cogliere i primi bocciolini freschi e sbollentarli in 2 parti d’acqua salata e 1 di aceto.
Lasciarli asciugare per una notte su un canovaccio.
Il giorno dopo riempire dei vasetti piccoli con uno spicchio d’aglio e una presa di timo (antisettico) e coprire con olio extra vergine.
Si possono usare per condire un’insalata, per farcire una torta o fagottini salati.
MIELE DI TARASSACO
Si coprono quattro belle manciate di fiori (senza il gambo) con un litro di acqua fredda e, prima che bollano, si spegne la fiamma e si lascia riposare tutta la notte.
La mattina si strizzano i fiori, si filtrano e si versa il liquido ottenuto in una pentola bassa e di coccio (bassa: così evapora più facilmente, di coccio perché il calore è più uniforme).
Si aggiunge un chilo di zucchero di canna (meglio ancora se “mascobado”) e mezzo limone (possibilmente biologico) a fettine.
Si lascia cuocere lentamente e a lungo, mantenendo sempre la fiamma bassa e controllata
perchè evapori senza mai bollire.
E’ pronto quando, versato un cucchiaino in una piatto, cola in una goccia.
È indicato anche per le persone che non possono usare il miele comune, questo è meno acido.