I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

I principi fondamentali e le conseguenze pratiche per una medicina globale umana

Volendo un po’ schematizzare, vi sono tre tipi di guarigione:

- Guarigione forzata - Fa fulcro sul sintomo, si basa su farmaco e chirurgia.
- Guarigione armoniosa - Fa fulcro sulle cause alla base del sintomo e sulla loro armonizzazione con la legge di natura.
- Guarigione senza guarigione - Fa fulcro sull’impegno di vita, indipendentemente dal sintomo.

Ancora schematicamente, il primo tipo appartiene prevalentemente alla medicina moderna nelle sue varie forme.
Il secondo è tipico della medicina tradizionale, ad es. orientale, ma non solo.
Il terzo è il punto culminante di una vera medicina umana.

Tutti e tre i modi di guarigione sono accettabili e necessari per l’uomo moderno e costituiscono un percorso di evoluzione personale basato sul principio d’educazione alla salute in modo umano.

A distanza di molti anni, in base alla esperienza fatta su me stesso, posso confermare la validità pratica di questi principi, particolarmente del terzo, originariamente formulati, anche se in modo diverso, dal maestro Masahiro Oki, che ringrazio di cuore
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mercoledì 27 maggio 2009

Pakistan - Afghanistan : ricordi dal fronte

Stamani ho bevuto il primo caffè assieme ad Ahmed, un pakistano che vive vendendo collane nelle spiagge italiane.
Fumando assieme una sigaretta, mi ha detto che il suo paese, ormai in piena guerra civile, sta morendo di fame...
Il governo Pakistano, per garantirsi gli aiuti economici americani, si è impegnato in una guerra civile nel nord del paese, in una zona da sempre sotto controllo di Al Quaeda, roccaforte dei sostenitori Pakistani dei Talebani e di Osama Bin Laden.
Guerra disperata, che rischia di estendersi a tutto il paese e dai più già considerata persa...
Il Pakistan si trova tra due fronti: ad est quello indiano per la questione del Kashmir, da oltre sessant'anni conteso fra i due paesi, e ad ovest quello con l'Afghanistan, con l'interposizione della cosiddetta "tribal area", formalmente pakistana, in realtà terra di nessuno, controllata dai signori della guerra di etnia Pashtun, da sempre in guerra fra loro e contro ogni tentativo di sottomissione esterna.
Contrabbando d'armi e di droga sono le basi economiche fondamentali, che garantiscono a quelle popolazioni una sorta d'invincibilità perenne, unitamente ad un fiero carattere bellicoso, indipendente da tutto e tutti. E questo fin dai tempi di Alessandro Magno...

Ma torniamo ad Ahmed. Il suo nome mi ha fatto venire in mente quello di Ahmed Shah Massoud, eroe afgano della indipendenza dai russi, mito quasi leggendario di coraggio, amore per il proprio paese, moderazione ideologica e moralità personale: non si fece corrompere da nessuno.
Venne ucciso, in un attentato suicida, da due arabi (tunisini, naturalizzati belgi), il 9 settembre 2001, due giorni prima dell'attacco alle torri gemelle.
Stava combattendo, clandestinamente l'ennesima battaglia personale, contro il dilagare dei talebani in Afghanistan, nella valle del Panshjir, da loro occupata.
Ma si era anche chiaramente espresso contro il dilagare della corruzione e la crescente dipendenza americana del governo Karzai, da poco costituito, cominciando, forse, a dare fastidio ad entrambi.
Sognava un Paese libero da ingerenze esterne, moderato e tollerante, moralmente immune da corruzione, con una economia svincolata dal mercato dell'oppio. L'Afghanistan, infatti, è tuttora il primo produttore al mondo.
Pochi giorni prima di morire, informò le Nazioni Unite di un prossimo attentato sul suolo americano, e di un altro per ucciderlo, ma non fu ascoltato nè protetto.
Lo stesso Karzai, con notevole cinismo politico, lo ha nominato, poi, eroe nazionale e gli ha fatto erigere un mausoleo a dominare la vall del Panshjir.
Massoud, se potesse parlare, rifiuterebbe sicuramente entrambe le cose.
Proposto per il nobel postumo per la pace, come Gandi, finora non ne è stato insignito, come a suo tempo, lo stesso Gandi...

Da Alessandro Magno, ai russi, agli americani, ai talebani, a Bin Laden ed Al Quaeda: perché tanto interesse per un paese povero, senza particolari risorse?
La sua importanza, enorme, è di tipo strategico.
E' infatti, da sempre, il crocevia tra est ed ovest, nonché tra nord e sud, di tutti gli interessi economici del mondo, anche se con caratteri specifici diversi nel tempo.
Basti pensare al petrolio ed al gas della Siberia, che di lì dovrebbero passare per essere vantaggiosamente commerciabili.
Così come il "leone" Massoud era riuscito a liberare il paese dal giogo del vecchio e nuovo imperialismo sovietico, probabilmente sarebbe riuscito a fare altrettanto con i talebani, il corrotto regime attuale e l'espansione, sempre maggiore dopo l'undici settembre, dell'ingerenza americana (ed europea, Italia inclusa), in Afganistan.

Sicuramente, nella sua morte, ha giocato un ruolo determinante una eterogenea "convergenza d'interessi", non nuova alla storia del mondo, antica e recente...
Ora gli americani, sul punto d'abbandonare l'Irak al suo destino, sotto l'egida dell'Onu e con il concorso di molti altri, stanno per aumentare il loro ( e nostro) coinvolgimento in Afganistan.
Gli interessi in gioco sono infatti troppo grossi, e lo scudo ideologico (lotta al terrorismo islamico), è molto ben radicato nell'opinione pubblica mondiale, oltre che realisticamente credibile e convincente.
Ma i signori della guerra non si muoverebbero mai per motivi ideali, se non vi fosse di mezzo anche la supremazia economica e strategica di portata, in questo caso, planetaria.

L'undici settembre ha poi quasi cancellato il ricordo di Massoud, di cui oggi nessuno parla più.

Tre mesi dopo la sua morte e l'intervento americano, ero a Peshawar, in Pakistan, con un gruppo d' Italiani.
Ho visto quello che ci fu lasciato vedere: il campo modello e ben rifornito di Shamshatù, ma non i campi, più ad ovest, dove, per non morir di fame, si mangiava l'erba dei prati.
Ed ho visto l'esodo biblico degli Afgani, che scappavano dai bombardamenti a tappeto degli americani. Milioni di profughi ufficialmente rifiutati dal Pakistan che aveva, anche se inutilmente, chiuso le frontiere, essendo già presenti sul suo territori più di sei milioni di profughi, tra vecchi e nuovi...
Ho visto, nelle nude tende collocate sul fango, i bambini orfani, miracolosamente scampati dalle macerie di Kabul, arrivati laggiù dopo cinquecento chilometri di fuga a piedi.
Sostenuti solo dalla misericordia degli altri profughi.
Ogni notte, qualcuno dei nuovi arrivati moriva di freddo. Si può morire di freddo, per la mancanza d'una coperta, anche in Pakistan, a dicembre, ove, due mesi dopo, già si morirà di caldo.
Ogni tentativo di donare qualcosa a quei poveretti, si traduceva in una specie di sommossa fra migliaia di persone, per afferrare un maglione, una coperta, anche un paio di calzini...
Dopo aver fatto qualche terapia con le nude mani e sulla nuda terra a pochi, diciamo così...privilegiati (ma gli unici privilegiati eravamo noi, con passaporto e biglietto aereo in tasca), ho provato a risolvere, in qualche modo, il problema di come lasciar loro qualcosa, senza provocar sommosse.
Così, mentre calava l'oscurità, dal pulmino che ci riportava alle comode camere d'albergo, ho gettato dal finestrino, un po' per volta, quello che c'era: maglioni, indumenti pesanti, perfino le scarpe ai piedi, ben presto imitato da alcuni altri compagni di viaggio...
Come si vede, fra il voler aiutare e creare problemi, il passo è breve, eppure qualcosa, comunque, si può cercare di fare.

Oggi, milioni di nuovi profughi, questa volta pakistani, stanno fuggendo dal Pakistan, incendiato dalla nuova, ennesima guerra, verso un Pakistan più sicuro, ma chissà fino a quando.
Per molti di noi, qui in occidente, tutto questo non è che un tragico fatto, fra i tanti al mondo, degno al massimo di una distratta occhiata dalla poltrona, davanti alla tivù.
Ma per chi c'è stato, anche se otto anni sono ormai passati, dimenticare o girare la testa, credetemi, è veramente impossibile.

giovedì 21 maggio 2009

Religiosità Religione Religioni

Non sono per nulla sinonimi, e nemmeno assimilabili.
Religione deriva dal latino religere, ossia raccogliere formule e atti rituali.
Come si vede, siamo già su di un piano esteriore, anche se in non negativo.
Religiosità è dal tardo latino religiositas, con un significato già svincolato dal precedente, riferito al piano interiore e soggettivo di ricerca di valori eterni ed assoluti.
Per molti spiriti illuminati, è sinonimo di ricerca di verità.
Einstein diceva che, in tutti i tempi, molti atei, rifiutando la figura di un dio parziale, fatto ad immagine dei difetti umani, erano e sono veri ricercatori di Dio come verità.
Religioni non lascia dubbi: si riferisce a differenze sul piano dogmatico, teologico, rituale ed esteriore, imposte dai successori di grandi spiriti umani illuminati ( Mahavira, Budda, Gesù, Muhammed, solo per citare in ordine cronologico i più noti), che hanno prodotto, nell'ordine, il Giainismo, il Buddismo, il Cristianesimo e l'Islamismo, nelle loro varie sette...
Non voglio fare commenti a questo livello, ritengo che, al di là della forma esteriore, si equivalgano tutte, nel loro senso originario più profondo.
Gandi, il più grande profeta dei tempi moderni (ed il più frainteso, odiato e deriso, al di là delle dichiarazioni ufficiali e della retorica celebrativa), ha detto cose molto illuminanti su questo argomento.
Ai vari missionari cristiani di tutte le sette, che pullulavano ( e pullulano) in India, i quali, facendogli notare la vicinanza del suo insegnamento a quello di Gesù, gli chiedevano di convertirsi al cristianesimo, rispose, con profondo rispetto: potrei farlo nel momento in cui, questi amici, mi dimostrassero, con il loro comportamento, di mettere in pratica il Suo insegnamento...
Preferisco, nell'attesa rimanere fedele alla mia origine induista e cercare di seguire, nella mia pratica quotidiana l' essenza dei testi sacri indiani, soprattutto la Githa, i Riga e le Uphanishad.

Gesù fondò una religione basata solo sull'amore, ma fu frainteso... Così, pur con caratteri peculiari per ciascuno, fecero anche Mahavira, Budda e Muhammed.

Tralascio ogni considerazione sulle attuali religioni, sulla loro storia recente ed antica...ognuno le faccia da , nel profondo della propria coscienza: non è così importante.
Ciò che conta, scelto un buon insegnamento, è di cercare di metterlo in pratica, nella vita quotidiana, seguendone i principi essenziali.
Ricordo solo due frasi, tratte dalla Bibbia: "Non costruite templi se non nel vostro cuore" e " Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli...".

A Lomé, capitale di uno dei paesi più poveri del mondo, mentre il palazzo dell'Assemblea Popolare è meno decoroso di una stalla modello, ad esempio della Baviera, esiste un edificio così grande, sontuoso, avveniristico, quale non ho visto, in Italia, nemmeno a Milano ( e Milano non è Lomé!).
Avrete capito che è una banca...
Eccole le vere ed uniche cattedrali dell'era moderna, templi di quell'unico dio ormai da (quasi) tutti adorato, ricercato, invocato, fino alla più sfrenata idolatria.
Speriamo che nel suo nome, non si compia in pratica, quella unità di tutti i credenti di tutte le religioni, così a lungo-ed inutilmente- invocata, predicata e retoricamente proposta dai grandi capi religiosi, specie nella nostra attuale "aurea Aetas".

martedì 19 maggio 2009

Olio d'uovo 2 - Digressioni e variazioni sul tema

Da qualche giorno sono tornato a casa, sano e salvo, come si suol dire...
"Gate gate, paragate, parasamgate, bodhi siva" , che significa "andato, andato, andato al di là, sull'altra sponda, sano e salvo". (Sanscrito, dal sutra del cuore).
Ero arrivato in Togo il 21 Aprile, lo stesso giorno di un tentativo di colpo di stato, messo in atto dal fratello del presidente Faure Egnessambé, mentre questi era in Cina, in visita di stato...
Quando si dice "parenti serpenti", qualche volta sembra proprio vero, ma guarda un po'!
Vi ero arrivato non con l'arrogante sicumera di Giulio Cesare "Veni vidi vici ".
-Ed i francesi ancora ce lo invidiano, come ci invidiavano, incazzandosi, nel veder Bartali, quel volto triste d'italiano in fuga, quel naso lungo in cima a una salita (Paolo Conte). Poi, giustamente, hanno smesso di invidiarci, nel 1940, quando li abbiamo pugnalati alle spalle... ma lasciamo perdere-.

Ero arrivato con il solo scopo di preparare l'olio d'uovo, così come é stato.
Siccome due affezionati lettori hanno manifestato grande interesse sulla trasformazione alchemica, voglio spendere ancora qualche parola sull'argomento.
La parola alchimia, oggi chimica, deriva dall'arabo Al-kimiya, la (ricerca) della pietra filosofale, a sua volta dal greco Philosophia, amore della sapienza.
Il significato era fisico e metafisico: la ricerca, tramite la sapienza, della trasformazione spirituale interiore, oltre che materiale, di cui l'oro è sempre stato simbolo.
Da un punto di vista fisico, l'oro, fino ad oggi, è stato solo prodotto da processi di fusione atomica, e non da trasformazioni alchemiche, che avvengono per fenomeni elettromagnetici a livello di orbitali elettronici esterni di tipo quantico-probabilistici.
Quasi incredibilmente, fra gli altri, Tomaso d'Aquino scrisse un trattato sull'alchimia...
(Poi si traviò del tutto, con la Summa Theologiae).

Gli alchimisti antichi erano spesso spiriti eletti, eclettici studiosi, animati dal desiderio di ricercare la verità in modo globale: scientifico, spirituale e religioso... ma con i mezzi d'allora, che erano empirici.
Non hanno prodotto quasi mai alcun danno agli altri, ma, spesso, molti benefici e per questo, molti, sono finiti al rogo.
I moderni chimici, pur non producendo solo benefici, non finiscono mai al rogo (per fortuna), ma spesso, a quella fiera delle vanità che é il salone delle premiazioni dell'istituto per i Nobel di Stoccolma...

Per distillazioni successive, si cercava di estrarre la quint'essenza della materia sottile, una specie di anima delle cose, mentre il crogiolo serviva per trasformare al calore, la natura visibile della materia in nuove sostanze, e così via.

La preparazione dell'olio d'uovo sintetizza bene due principi fondamentali delle trasformazioni alchemiche: la essenza fisica della vita biologica, dell' energia creativa della forza vitale, il rosso d'uovo, appunto, ed il potere trasformatore-purificatore del fuoco...
Per questo è così potente.
I chimici d'oggi potrebbero facilmente individuare e nominare tutte le migliaia di molecole che si formano nel processo, ma nominare non sempre significa anche capire...
Pur non essendo chimico, qualcosa ho già cercato di dire, ma voglio aggiungere dell'altro.
Avete presente lo speck (quello originale, quasi introvabile), oppure il pesce affumicato?
Non solo sono una delizia per il palato, ma rendono le sostanze imputrescibili.
Centinaia di molecole antibiotiche, antimicotiche, antivirali, si formano nel processo di fumigagione, alcune anche molto tossiche, come i derivati del ciclopentanopeiidrofenantrene (e il nome stesso incute oscuri timori), potenzialmente cancerogeno. Per questo tali prodotti vanno presi a piccole dosi.
Ma l'olio d'uovo contiene anche ben altro.
Fra l'altro, fosfolipidi ed acidi grassi ricchissimi di doppi e tripli legami (se non brucia troppo!), notoriamente efficaci nel ridurre il rischi di trombosi ed infarto, per il potente effetto anti aggregante ed ipocolesterolemizzante... (ma che vorrà dire questo parolone?)...
Parole, appunto, finché non vengono messe in pratica, ad esempio nella cura della tubercolosi, ma non solo. Anche infarto, angina, ipotensione, astenia, malattie croniche virali, batteriche, parassitarie, come ho potuto verificare più volte...
Nella tubercolosi, ad es., anche piccolissime dosi (sicuramente non tossiche), ce la fanno, in pochi giorni, anche nei casi più gravi e con i ceppi più virulenti.
Ricordo, invece, che l'attuale terapia antitubercolare, prevede l'associazione da due fino a sette sostanze, (mediamente tre), per sei mesi l'anno, per tre anni e con risultati per niente certi e definitivi in tutti i casi.

Si, ma l'olio d'uovo non é scientifico...
Questo lo dici tu e te lo fa dire la tua ignoranza e la tua visione parziale e preconcetta...
E poi, scusate tanto, ma se anche fosse così, chi se ne frega...!

domenica 17 maggio 2009

É tempo di... Equiseto

Equiseto o Coda Cavallina (Equisetum Arvense)

Nei campi nei fossati, nei luoghi umidi ma anche nei terreni argillosi, in primavera si trova una specie di asparago che costituisce la parte fertile, con le spore dell’equiseto.
Mentre questo scompare, spunta la spiga verde sterile che sembra un piccolo abete e diventa alto fino ad un metro, che si potrà raccogliere anche in piena estate (poi le punte cominciano ingiallire).
E’ una pianta arcaica, del gruppo delle crittogame, che non produce né fiori, né semi (ma spore), né foglie, ma solo rametti ed uno pseudo fusto.
Per arrivare fino ai nostri giorni ha avuto un grande successo evolutivo e particolari doti di resistenza a tutte le malattie. Anche per questo ci é molto utile.

Ricchissima di Sali minerali: calcio, potassio, magnesio, silicio, zinco
mineralizzante e depurativa:
- nelle carenze di Sali minerali, per rinvigorire le ossa, elasticizzare le articolazioni, nella sciatica, per rafforzare unghie capelli.
- nella cura delle malattie renali e vescicali.
- nella prevenzione del cancro, per l’alto contenuto di silicio e zinco e probiotici.
- è preziosa quando c’è uno stato d’animo di paura

Si utilizza fresca o secca.
Va seccata - non al sole - ma in luogo aerato e rapidamente meglio muovendola spesso.

Si può usare in tanti modi:
per via interna ed esterna

Infuso
con i germogli freschi in primavera

Decotto-mineralizzante
Un cucchiaino secco o un cucchiaio fresco, per una tazza d’acqua fredda, quando arriva a bollore abbassare la fiamma e lasciar sobbollire dieci minuti e filtrare. Diventa rosso arancio.
Si può prepararne almeno un litro e berlo nella giornata.

Clistere
- per pulire in modo dolce l’intestino, e quindi il sangue
- per ritrovare uno stato d’animo leggero e positivo.
Usare una manciata fresca - o un cucchiaio colmo di equiseto secco- per ogni litro d’acqua, fredda. Sobbollire leggermente almeno tre litri, poi aggiungere acqua fresca fino a temperatura corporea.
Fare il clistere gradualmente per tre volte, non tutto insieme, iniziare con mezzo litro d’acqua, rilassare poi rifare.

Semicupio
Per lombaggine – depressione.
Lasciar macerare l’Equiseto – per una notte, 100 gr di equiseto – La mattina riscaldare e unire altra acqua in modo che i Reni siano immersi (l’acqua si potrà riutilizzare).

Impacco caldo – umido
Applicare, sulla zona da trattare, delle manciate di pianta secca. Coprire con un panno caldo-umido e sostituirlo con altri, appena tende a raffreddare: per almeno un’ora.

E ancora:
-per un pediluvio rilassante
-per sciacquare i capelli

In cucina
L’asparago, che costituisce la parte fertile, si può cucinare con le uova strapazzate.
I germogli freschi di primavera, passati in una pastella di uovo, acqua, farina e sale, vengono poi fritti . Il fritto ha un effetto ricaricante sui reni (2-3 germogli e il fegato non subirà alcun danno).

Macerato
Si può usare per rinvigorire o curare le piante nell’orto.

giovedì 14 maggio 2009

Il mal sottile: la TBC

Detta anche tisi (dal greco ftysis, consunzione), scientificamente tubercolosi, per i caratteristici noduli che ne costituiscono la base anatomo - patologica, é da sempre il male più temuto, che suscita orrore e vergogna, paura ed umiliazione, vituperio e desolazione.
Associata alla miseria ed ai vizi, anzi, agli stravizi, specie quelli legati al sesso, alla masturbazione, alla prostituzione, alla lussuria, ma anche al sovraffollamento, alla promiscuità, all'aria viziata delle case più malsane e povere, eccolo il male che simboleggia tutti i mali dell'umanità, dai suoi albori ai nostri giorni.
E' superata, nella cattiva reputazione, solo dalla peste, che però morde e fugge, (mentre la tubercolosi dura anche decenni), e dalla lebbra, causata da un mycobatterio, come la TBC, che però è a bassissima contagiosità, almeno nelle fasi avanzate della malattia.
Quasi tutti ne siamo stati contagiati, ma relativamente pochi se ne ammalano.
Ne muoiono ogni anno circa due milioni, più dell'AIDS, ma meno che per la fame e per le malattie del benessere: aterosclerosi, infarto e diabete.
L' acronimo usato, TBC, dimostra che il nome stesso, tisi o, più modernamente, tubercolosi, é un tabù...

Finché Redi e Spallanzani non dimostrarono che la generazione spontanea non esiste, i peggiori pregiudizi, che ho citato sopra, costituivano anche le più forti ipotesi sulla sua origine.
Poi arrivò il grande Pasteur, a dimostrare l'origine microbica di tante malattie, e Koch (nel disegno a lato), che individuò il mycobatterio nello sputo dei malati.
Lo stesso Koch scoprì anche il bacillo del colera.
Entrambi sono premi nobel della medicina.

In letteratura infinite opere hanno per protagonista la malattia stessa.
Fra tutte, basterà citare "La signora delle Camelie", di Dumas, che Verdi musicò mirabilmente con il nome, significativo, di Traviata.
Un po' per sdrammatizzare, mi permetto una piccola digressione.
La prima di Traviata, alla Fenice di Venezia, con la presenza di Verdi, fu un clamoroso fiasco, vuoi per l'argomento scabroso, vuoi perché la soprano protagonista era, secondo la moda dell'epoca, piuttosto... robusta, rubizza e compatta, suscitando ilarità, schiamazzi e fischi nel momento della tragica fine per "consunzione".
Verdi, in una notte burrascosa, se ne tornò in carrozza a villa Condulmer, presso Mogliano, ove era ospite.
Per accanimento della sorte, la carrozza, sotto un diluvio, si rovesciò in un fossato...
Presso la stessa villa, oggi "Hotel de charme" é ancora visibile il piano sul quale il maestro compose alcuni brani della sua opera, divenuta poi un successo universale.

Ma torniamo alla TBC. Il batterio che ne è causa è caratterizzato dal fatto di avere una struttura di membrana molto resistente, di trattenere la colorazione (metodo di Ziell - Nillsen) anche dopo lavaggi con alcool assoluto e acido solforico, di essere insensibile ai comuni antibiotici e di essere altamente contagioso, anche a concentrazioni ambientali minime.
Inoltre, si diffonde con le goccioline di saliva che emettiamo respirando e parlando.
Per nostra fortuna immunitaria, pur essendone (quasi) tutti contagiati, nel 90-95% superiamo indenni il contagio.
Nei paesi più poveri, invece, per molti motivi, la morbilità é molto più alta.
Acido P-aminosalicilico, Idrazide dell'acido isonicotinico, streptomicina, etambutolo, rifampicina e pyrazinamide sono i farmaci più noti e usati in terapia.
Molti, da noi, non sono più usati, perché estremamente tossici, ad es. la streptomicina, che provoca quasi sempre sordità e danni al fegato ed ai reni (ma altrettanto tossici sono anche altri).
In Africa, invece, per il basso costo, sono tuttora usatissimi.
La cura è (unico caso), del tutto gratuita, ma dura anni, i dispensari sono spesso molto lontani, non ci sono i soldi per pagare la benzina, la informazione é carente, e la vergogna fa il resto...
Aggiungi che, attualmente, stanno emergendo ceppi estremamente virulenti ed insensibili a tutti i farmaci noti, anche in associazioni multiple, ed il quadro é completo.

L'olio d'uovo, di cui ho parlato diffusamente nel precedente articolo, si é dimostrato quasi shoccantemente efficace in tutti i casi, fino agli stadi terminali...
Ben noto in Giappone, dove é nato, venduto nelle farmacie e ben studiato a livello universitario, ha subito, dopo la bomba di Hiroshima e Nagasaghi, lo stesso destino di molte altre nobili e buone tradizioni giapponesi: l'oblio e il non riconoscimento ufficiale, anche per coprire gli interessi delle multi nazionali del farmaco.
Molti altri prodotti naturali sono, oggi, allo studio, perché la malattia, vuoi per la multi resistenza, vuoi per i nuovi ceppi ultra virulenti, sta creando il panico nella comunità scientifica, ma i pregiudizi, specie quando coprono enormi interessi, sono duri a morire.

Ho lasciato al villaggio, in Togo, una scorta d'olio d'uovo sufficiente per cercar di curare tutti i casi di TBC, anche nei villaggi vicini e per molti anni.
Spero nella collaborazione dei miei amici laggiù, anche perché, forse, non tornerò più in Togo.
Voglio portare lo stesso prodotto in altri paesi, ed imparare l'uso di nuovi rimedi, naturali ed efficaci.
Non vanto nessun merito personale, non ho aspettative di nessun genere, che non siano la salute delle persone malate...

Voglio solo ringraziare e benedire quel medico, morto da tantissimi anni e sua nonna: veri umili benefattori dell'umanità.
Ma per loro e quelli come loro, non ci sarà mai alcun Nobel, solo quello della propria coscienza.

Grazie Africa, grazie di tutto ed a tutti, ed arrivederci a presto, in qualche altro indimenticabile, magnifico e terribile Paese!

martedì 12 maggio 2009

Olio d'uovo - Una trasformazione alchemica.

Ieri, finalmente, ho preparato l'olio d'uovo.
Si tratta di una ricetta, vecchia di secoli, derivata dalla tradizione popolare giapponese.

Tra la fine dell'ottocento ed i primi del novecento, un medico giapponese era divenuto famoso in tutto il mondo per i sorprendenti effetti da lui ottenuti nella cura della tubercolosi.
Famoso al punto che bastava indirizzare una lettera al "dottor TBC, Giappone", che questa veniva regolarmente recapitata.
Un giorno, finalmente, egli svelò il segreto della sua medicina: nessun segreto, era la ricetta di sua nonna per la preparazione dell'olio d'uovo!

Oggi, quindi, voglio parlare diffusamente e dettagliatamente di questa ricetta, avendo ripetutamente ed in più parti del mondo verificato l'efficacia estrema di questo rimedio della nonna nel guarire quella che, da sempre, è la più temuta (ed anche la più diffusa) delle malattie, la tubercolosi.

Quella che segue é una cronaca, quasi in diretta, di una trasformazione alchemica tramite il calore, che ho cercato di documentare anche fotograficamente.

Ho fatto comperare cinquanta uova al mercato del villaggio vicino, perché qui, nonostante qualche micro pollaio, dono di una Onlus giapponese, preferiscono lasciar libere le galline perché, mi hanno spiegato, crescono meglio, non si ammalano e la carne è più buona (ma anche perché, al chiuso, andrebbero nutrite, e qui tutto è prezioso...).
Così le uova si disperdono nella foresta, per il piacere di serpenti ed altri animali, che abbondano ovunque (spesso te li ritrovi in casa).

Delle uova ho utilizzato solo i rossi. Le cinquanta chiare sono andate a ruba fra i vicini di casa: cibo prezioso e gustoso (e noi le gettiamo nel lavandino...).
Mi hanno prestato un utilissimo (ed olezzante) fornello a petrolio, ed una pentola in alluminio pesante, con la forma del "pot au feu", ossia panciuta ed un po' ristretta in alto.
Questa pentola è la diretta discendente, in qualche modo, del crogiolo degli alchimisti.
In essa ho versato i cinquanta rossi ed ho acceso la fiamma, a fuoco medio.

La massima cura va messa nel mantenere la fiamma moderata, affinché il tutto non finisca per bruciare. Ci vuole pertanto un po' di pazienza, giacche il tempo di preparazione è di due o tre ore, a seconda della quantità d'uova.
Il mestolo (un ramo d'albero), non deve mai restare fermo. Con questo, manovrato in varie maniere, si rimescolano, triturano e strizzano i coaguli che rapidamente si formano.
Questa è la fase delle "uova strapazzate": quando la temperatura supera i 45°C, le proteine cominciano a coagulare, unendosi le una alle altre, tramite legami idrogeno, fra i teminali aminici NH e quelli acidi COOH.
In questa fase c'è un viraggio da Sol (proteine disperse in fase acquosa), a Gel (acqua rinchiusa da trame proteiche).
Altri legami si formano tra i gruppi sulfidrilici (SH) degli aminoacidi solforati, abbondantemente presenti nell'uovo, facilitando la creazione del coagulo. Sono questi gruppi che danno il caratteristico odore alle uova marce.

Mescolando e frantumando il grosso coagulo, l'acqua dispersa nel Gel comincia a liberarsi sotto forma di vapore.
Questa fase, in cui i tuorli virano da un bel giallo - uovo al bruno sempre più scuro, dura molto a lungo, oltre un'ora.
Verso la fine di questa fase, quando la temperatura raggiungerà in tutta la massa i 100°C, l'acqua residua entrerà in ebollizione, formando una nube di vapore chiaro, che solleverà i residui d'uovo frammentati, in una prima bolla, la bolla di vapore.
Ora la temperatura potrà salire oltre i 100°c, ed i frammenti d'uovo coagulati cominceranno a gemere le prime tracce oleose: colesterolo, trigliceridi, fosfolipidi (fra cui lecitine ed altri).
A questo punto la fiamma va abbassata, per non provocare la friggitura dell'olio che va formandosi.

La fase dell mosche impazzite.
Quando il calore ha cominciato a liberare i primi residui sulfidrilici, dal tipico odore, ho cominciato a sentire ronzare le mosche.
In poco tempo, dai quattro angoli del mondo, migliaia di mosche, di tutte le forme, dimensioni e colori, hanno formato una vera nuvola, tutto intorno al paiolo, gettandosi come impazzite a succhiare i frammenti e i micro spruzzi fuoriusciti dalla pentola.
Fra l'altro, in pochi minuti, hanno fatto piazza pulita dei residui rimasti nei gusci.
Non avevo mai visto nulla del genere: venivano a nutrirsi e curare le loro malattie...
Ho capito d'essere sulla strada giusta...
Intanto, la piccola nube azzurrina di vapore d'acqua, cominciava ad essere sostituita dai primi fumi dell'olio, sempre più scuri.
L'odore, la mescolanza di odori: zolfo, petrolio, olio che comincia a bruciacchiare, impregna ogni cosa, ed un puzzo degno dell'ultimo girone dell'inferno si legherà, quasi indissolubilmente a tutto: maglietta, capelli, perfino i sandali...In confronto, la sigaretta sembra aria d'un mattino di primavera...
Il tutto, ora, comincia a gemere e sfrigolare: "Come d'un ceppo verde ch'arso sia da l'un dei lati, dall altro piange e geme, per fumo che va via" (Dante, Inferno).
Abbassare ulteriormente la fiamma, sempre rimescolando, nel mentre si formerà la seconda bolla, quella dell'olio in ebollizione.
I residui solidi tendono di nuovo a riunirsi in un secondo coagulo, sempre più pastoso, filante e leggermente vitreo, come il caramello.
L'olio comincia a separarsi in massa.
Facilitate la separazione, inclinando un po' la pentola e portando la ganga in formazione da un lato, lasciando lo spazio per la bolla oleosa che si forma.
Alzare al massimo la fiamma, per mezzo minuto e spegnere il tutto. Sollevando il mestolo, la massa solida verrà via del tutto, pietrificata in carbone puro.


Attendere che il tutto raffreddi, quindi filtrare e travasare in boccette di vetro scuro, con contagocce.


Ecco l'olio d'uovo, perenne, incorruttibile, pronto a guarire anche i casi più gravi di tubercolosi...


Ma di questo parlerò un altro giorno.

sabato 9 maggio 2009

Parliamo di Einstein

In queste torride notti Africane, tormentato dal sudore che non cessa mai e dalle punture delle zanzare, moleste e potenzialmente pericolose (è impossibile evitarle ma, ad ogni modo ho l'artemisia), mi alzo molto presto, nel cuore della notte, e leggo.

Ho portato con me un solo libro: "Come io vedo il mondo - La teoria della relatività", di Albert Einstein, Newton Compton, 2006.
Non posso nascondere la fortissima ammirazione e simpatia che provo per questo grande personaggio, non solo sul piano scientifico, ma anche su quello umano.
Lo accosto, come valore, a quello di altri grandi personaggi della storia: Socrate, Leonardo, Giordano Bruno, Shopenhauer, solo per citarne alcuni.
Nella sua gioventù fu travagliato da sofferenze economiche, incomprensioni ed isolamento imposto dalla società dell'epoca.
Forse anche grazie a questo decise di dedicare tutta la sua vita alla ricerca della verità, della bellezza e del giusto (sono sue parole).
Quasi nessuno, ancor oggi, lo ha veramente capito, non solo per quanto riguarda la teoria della relatività, ma anche per le ultime, geniali intuizioni, ancor oggi rifiutate, nonostante l'evidenza scientifica. In particolare la teoria del Campo Ondulatorio Universale e quella della quinta forza repulsiva, oggi ben dimostrata, ma volutamente ignorata, perché troppo scomoda...(la scienza non è sempre neutra ed obiettiva).
L'attuale corrente "vincente" della fisica teorica fa capo a Bohr ed alla sua scuola di Copenhagen, ed ha prodotto, per limitarmi all'Italia, fisici quali Fermi e Rubbia.
Questa stessa corrente giunse ad umiliare il genio di Einstein, nei suoi ultimi anni, facendolo passare per semi infermo di mente e forzandolo a ritrattare le sue grandi, ultime intuizioni, di cui ho detto prima.
Purtroppo, quella stessa scuola ha prodotto, fra l'altro, la bomba atomica ( A ed H) e le centrali nucleari.

Tornando ad Einstein, cito una sua frase che ne documenta l'alto valore umano e morale: "Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura ed in che senso egli é giunto a liberarsi dall' io".

Tuttavia, non posso accostare Einstein a figure quali Budda, Gesù o Gandi.
Forse il suo più grave errore, di cui poi ebbe a soffrire per il resto della sua vita, fu quello di spingere il presidente Rooswelt, con tutta la forza della sua autorevolezza, a liberare gli ingenti fondi economici per costruire, prima di Hitler, la più terribile delle armi di distruzione di massa: la bomba atomica.
Quella stessa che nel 1945, distruggendo centinaia di migliaia di vite umane (ancor oggi continuano a morirne) di Hiroshima e Nagasaki, pose fine alla seconda guerra mondiale.
Al tempo stesso, però, diede anche inizio all'era del materialismo consumistico, rapace ed egoistico che ha caratterizzato, anche se in modo diverso, il mondo capitalista e marxista, ed oggi, dopo la caduta del muro di Berlino, continua ad improntare, ahimè, il momento storico in cui viviamo...

Io penso che il male non si possa combattere e sconfiggere con il male stesso, ma Einstein, anche se per motivi comprensibili, era disperatamente angosciato dall'idea che Hitler potesse vincere la guerra e conquistare il mondo...

Poco prima di morire scrisse un altissimo testamento morale contro la guerra.
Dopo la sua morte Bertrand Russel lo consegnò a coloro ai quali era destinato: i potenti della terra ed i cenacoli scientifici più importanti.
Ma purtroppo, si sa, queste persone, anche se ascoltano, non hanno mai messo in pratica tali consigli...
Per questo motivo, penso, Gesù lanciò il suo messaggio ai puri di cuore ed ai poveri in spirito, e Gandi testimoniò, fino a morire ucciso, la sua filosofia pratica, basata sulla non violenza.

Nonostante questo, tuttavia, Eistein sarà a lungo ricordato come uno dei più grandi geni della recente storia della'umanità.
E giustamente.

giovedì 7 maggio 2009

Notizie dall'Africa

Sono ritornato in Africa, nel villaggio di T., anche se con qualche piccola difficoltà di percorso.
Voglio rassicurare tutti gli amici che seguono il blog: sto bene, e così pure l'artemisia che avevo piantato il mese scorso.

L'ho trapiantata, ed ora una decina di piantine sono la nuova sfida alla malaria e la nuova, piccola speranza per il futuro.
Non sta per niente bene, invece, la cavalletta, quella che ogni notte distruggeva i nuovi germogli d'artemisia.
Avendo completato il suo ciclo vegetativo, è morta stecchita ai piedi dell'artemisia, e così l'ho fotografata...

Ah, cavalletta, cavalletta, tu che innocentemente, ogni notte, ti mangiavi le speranze degli africani, forse non saprai mai quante cavallette a due gambe, forse per gelosia od invidia o, forse solo per avidità, fanno la stessa cosa!

Fra qualche giorno preparerò ancora l'olio d'uovo, per curare la tubercolosi.
Ho rivisto l'uomo che tre settimane fa ne stava morendo.
In pochi giorni, grazie all'olio d'uovo, ha ricuperato energia, appetito e forze.
Ha ripreso a vivere, muoversi, lavorare... e sorridere, come si vede bene nella foto.

Anche la bambina che rischiava di morire per malaria, dopo la cura con artemisia e la trasfusione di sangue da suo padre, è guarita del tutto.

Mi sento un po' più tranquillo e rasserenato.

Contro il buio del cielo, i primi chiarori dell'alba disegnano il profilo di lontane colline, avvolte da una nebbia leggera.
Un nuovo giorno sta per cominciare, come ogni giorno, da sempre e come sempre...
L'alba di un nuovo mattino africano, antica come le montagne, giovane come i nuovi germogli d'artemisia, spuntati nel cuore della notte, disegna, sullo sfondo del cielo terso, trame geometriche di palma, avvolte dal silenzio, ad incontrare la luce.

Buon giorno a tutti


A proposito della epidemia d'influenza A H1N1, vi informo che la soia verde si è già dimostrata efficace nel debellare la malattia (vedi nel blog soia).
L'allarmismo, invece, serve solo a deprimere ulteriormente il sistema immunitario.
D'altra parte, visto che la malattia non è così pericolosa, è gia passata in secondo piano, nei media.
Il vaccino sarà pronto fra mesi, quando il tutto sarà già dimenticato, ed il virus, forse, non più lo stesso...

mercoledì 29 aprile 2009

Ricette Naturali... I Cereali

Premetto che i sali minerali e le vitamine sono localizzate nella parte esterna del chicco e quindi li ritroviamo solo nei cereali integrali.
Quali cereali preferire e anche la scelta di un modo o l’altro di cottura dipende dalla condizione personale, ma esperimentando e allenando l’osservazione e l’ascolto si può scoprire come decidere al meglio.
Dopo aver mangiato c’è sempre un effetto, una reazione sia fisica che di stato d’animo: caldo-freddo, sonnolenza-nervosismo-insicurezza-paura o invece energia, buonumore, leggerezza, positività etc.

La BEVANDA di RISO e SOIA (vedi Soia gialla)
Se rimane del riso germogliato si può cucinare insieme agli altri cereali (al più presto perché germogliato non si conserva molto).
E’ preferibile cuocere i cereali misti nelle zuppe, sia con le sole verdure o anche con i legumi, per valorizzare le reciproche caratteristiche.

FIOCCHI di Cereali misti conditi
Per una persona: metti tre o quattro cucchiai di fiocchi in un pentolino. Ricopri con l’acqua, un pizzico di sale e porta a bollire lentamente fino a che assorbono l’acqua. Chiudi con un coperchio e lascia gonfiare per qualche minuto.
Si possono mangiare salati: con un filo di olio, gomasio e umeboshi oppure dolci: con uvetta, sesamo o semi di girasole tostati.

RISO e AZUKI
Gli azuki sono un cibo adatto in molti casi di problemi ai reni, quindi è indicato particolarmente nel periodo invernale, o quando questi organi vengono messi alla prova dal freddo.

RISO SEMINTEGRALE CON AZUKI
Tre tazzine di riso semintegrale (lavato due o tre volte) – una tazzina di boulgur e mezza di quinoa.
Una tazzina di azuki (lasciati a bagno una notte) per sei tazze di acqua.
Un cucchiaino di miele e pizzico di sale.
Portare a bollore e poi abbassare il fuoco lasciando cuocere lentamente, a metà cottura unire i cereali il sale e il miele.

QUINOA
Una tazza di quinoa per una tazza e mezza d’acqua cotta prima,
un cucchiaio di olio di sesamo,
due carote e un porro tagliati a julienne,
due cucchiai di mandorle tritate e uno di uvetta (non ammollate).
Scaldata la wok, versare l'olio e unire mandorle e uvetta, dopo un paio di minuti unite carote, porro e far cuocere per dieci minuti, in modo che le verdure rimangano croccanti.
Infine unite la quinoa già cotta e far saltare per qualche minuto. Salare e servire caldo.

NOTA: l’utilizzo di verdure dolci e frutta secca bilancia il desiderio di dolce

…e il dolce: CROCCANTE
Una tazza di cereale soffiato, una tazzina di semi di sesamo e mezza di semi di girasole, un cucchiaio pieno di miele e due di zucchero integrale mascobado.
Lavare e scolare bene il sesamo, scaldare la padella e aggiungere i semi (prima quelli di girasole)
e tostarli mescolando sempre.
Quando sono ben tostate aggiungere lo zucchero mescolando bene finchè si scioglie e poi aggiungere il miele mescolando bene e a lungo.
Quando tutto è ben amalgamato, stendere bene il tutto sopra un foglio di carta da forno, lasciare raffreddare e poi tagliare.

mercoledì 22 aprile 2009

È tempo di... Enzimi di Erbe Selvatiche

Gli enzimi sono ricavati dalla fermentazione delle erbe selvatiche con lo zucchero, si ottiene così una soluzione che, entrando in risonanza con gli enzimi delle nostre cellule li riattiva, ripulisce l’intestino e rivitalizza il nostro metabolismo.

Per pulire l’intestino e prepararlo a utilizzare al meglio gli enzimi d’erbe selvatiche – mentre si svolge il loro processo fermentativo, è bene, nel frattempo, iniziare a prendere della clorofilla con una centrifuga di erbe selvatiche: artemisia, piantaggine, trifoglio, ortica, malva, ecc.
non più di uno o due cucchiai al giorno perché sono ricche di potassio.
Nota: la clorofilla si trova anche in pastiglie ma….

Enzimi di erbe selvatiche
Per rivitalizzare gli enzimi intestinali e riequilibra tutto il metabolismo.
Raccogliere almeno un chilo e mezzo di diverse erbe selvatiche di stagione, più varietà possibili: piantaggine, ortica, malva, artemisia, coda cavallina (equisetum arvense), tarassaco, farfaro, farfara, trifoglio, foglie di primula-fragola-lampone, silene, rosoline, spinacio selvatico, poca cicoria, qualche germoglio di noce, castagno, melo e - solo qualche foglia o rametto perché troppo profumate – di finocchio, salvia e rosmarino.
Tutte le erbe vanno bene evitando bardana, aglio, erba cipollina.
Come procedere:
- Pesare e poi lavare,
- asciugare, non strizzare o schiacciare ma delicatamente come per l’insalata,
- mescolare bene con pari quantità di zucchero (anche bianco, poi si trasforma),
- lasciare in una bacinella coperta solo da un telo di stoffa, in un luogo caldo e riparato in modo che rimanga, circa, sempre alla stessa temperatura per 10/15 giorni (dipende dal clima).
- Ogni giorno ma se fa freddo anche 2/3 volte per portare calore, mescolare, delicatamente, per smuovere e ossigenare anche gli strati non a contatto con l’aria, a mani nude o con i guanti se ci sono ferite o problemi di pelle.
Secondo la temperatura sarà pronto in una settimana o anche due se non fa abbastanza caldo.

- Osservare quando compaiono delle bollicine nel liquido - non solo quando si mescolano - ma prima, a riposo - incomincia a fermentare e va travasato e filtrato.
Non dovrà fermentare troppo perché diventerebbe alcolico e non sarebbe più curativo.
- Colare avvolte in un canovaccio per far filtrare anche la parte residua. Evitare di strizzare.
Poi mettere un peso e lasciar colare ancora, questi ultimi enzimi vanno usati per massaggio.
Conservare in frigo, inizialmente non tappato, perché continuerebbe a fermentare.
Bere mezza tazzina da caffè, ogni giorno, a digiuno la mattina o dopo i pasti: si può sperimentare quando ci fa sentire meglio - ma continuare per almeno un mese.
Può sostituire una merenda o il dessert.
- L’erba rimasta si utilizza per il bagno per arricchire di Sali minerali (..e rende morbida e bellissima la pelle).
- Aumenta la volontà e il benessere personale
- Aiuta ad allungare il respiro

Utilizzo
- Per massaggi
- per eliminare le feci stagnanti
- per assimilare correttamente i cibi
- quando i bambini si svegliano di notte
- quando le mestruazioni sono dolorose
E anche…
- per rinforzare i capelli, si usano nel risciacquo

In cucina
- Si può aggiungere alla pasta del pane
- del riso (risciacquando mezzora prima della cottura)
- per togliere le tossine della carne (es: come per la marinata - spalmare bene un pollo con una tazzina di soluzione enzimata e lasciare per qualche ora prima di cuocere).

Per alimentare e attivare la flora intestinale in cucina provare anche:

INSALATINI di Radici ed Erbe aromatiche
Tagliare a fiammifero carote e ravanelli, metterle in una terrina di ceramica con sale peperoncino e un pizzico di zucchero nero, a questo punto unire qualche foglia di timo e basilico freschi. Lasciare almeno un paio d’ore ma anche due o tre giorni: più è lungo il tempo più le radici fermentano e si arricchiscono di enzimi.
Aggiungere, a piacere, ogni giorno nelle insalate.

Insalatini di cetrioli
Un cetriolo tagliato a fette, un cucchiaino raso di sale, peperoncino e un pizzico di zucchero nero, mescolate e coprire con un piattino e un peso per far uscire l’acqua. Lasciare coperto da due ore fino a una giornata e scolare l’acqua prima di utilizzarlo.

lunedì 20 aprile 2009

Sclerosi multipla 1- Quello che si sa

Sulla sclerosi multipla si sa ben poco, anche se alcune cose si conoscono nei dettagli.
E' una malattia da auto aggressione del sistema immunitario, che colpisce una particolare struttura del sistema nervoso centrale (cervello e midollo): la guaina di Schwann.
Quest'ultima é il rivestimento delle fibre nervose motorie che garantiscono la trasmissione degli impulsi nervosi, isolando, proteggendo e nutrendo le stesse fibre.
E' formata da una serie di avvolgimenti attorno alle singole fibre nervose, prodotti da una cellula specializzata in questa funzione, la cellula di Schvann.
Quando la sostanza caratteristica di questa guaina, la mielina, viene colpita, per qualunque motivo, la cellula nervosa subisce un danno più o meno grave, fino alla morte ed alla conseguente riparazione cicatriziale.
Ciò significa che, a quel punto, le funzioni di quella cellula sono andate perdute per sempre...

Perché accade tutto questo?
La medicina ufficiale, in definitiva, non lo sa; al massimo riesce a spiegare, e solo parzialmente, come.
Sarebbe un errore del sistema immunitario, soprattuto del grande sistema di istocompatibilità, che in definitiva dovrebbe riconoscere il mondo interno all'organismo, evitando di aggredirlo e distruggerlo.
Questo passaggio, che avviene nei primi tempi dello sviluppo del sistema immunitario, é uno dei fenomeni biologici fondamentali, che rendono possibile la vita dell'individuo stesso.

Perché allora, in questo caso, il sistema immunitario, ad un certo punto della vita stessa, sembra impazzire, ed attacca la parte anatomica più nobile di sé, il sistema nervoso centrale?
Sono state fatte parecchie ipotesi, nessuna convincente.
Che si possa trattare di un virus "latente" ed invisibile, il famoso virus Ninja o il famoso virus fantasma, mai però dimostrato.
Ancora, l'ipotesi tossico immunitaria, da metalli pesanti, ad es., ma anche questa, almeno statisticamente, non copre.
Ed ancora, la regina delle ipotesi: un errore del solito DNA. Ipotesi non sostenibile...
Allora? Si brancola nel buio, come sempre avviene in questo tipo di malattie, e sono moltissime.

Ciò che solo alcuni dicono: la ipotesi jatrogena, ossia da farmaci, sia per tossicità diretta che per una serie di combinazioni fra farmaco e mielina, che porterebbero il sistema immunitario a non più riconoscere , in questa mascherata, se stesso.
Il classico esempio di morte per "fuoco amico" (ricordate il povero Callipari?)...

Certo questa ipotesi, privilegiata dalla omotossicologia (ossia dai detrattori del farmaco), non é nemmeno presa in considerazione dagli adoratori del "dio" chimica farmaceutica.
Pure questa, tuttavia, è una ipotesi solo parziale ed insoddisfacente, anche se illuminante: dovrebbe almeno servire ad evitare la intossicazione voluttuaria da farmaci inutili, ma in questo campo c'é la vittoria totale di due fattori: la paura e la disinformazione, conditi con l'aceto della malafede, l'olio del consumismo ed il sale della stupidità.

La malattia è nota, nei suoi caratteri peculiari da molto tempo, fin dall'ottocento, quando uno dei più grandi neurologi, e dei più attenti osservatori, Charcot; ne riconobbe i sintomi essenziali: paralisi progressiva, rigidità e parola scandita ed inceppata, che la identificavano e distinguevano da altri tipi di paralisi.
Da quell'epoca, quasi nulla di nuovo ed utile è stato aggiunto.

La malattia, che compare intorno all seconda - terza decade di vita, procede a poussèes, alternando periodi acuti con periodi di remissione; forme lievi e forme gravissime.
In genere consente anche molti decenni di sopravvivenza, ma ahimè, a quale caro prezzo!
Ben lo sanno i famigliari (spesso i figli), che assistono questi pazienti.
Dipendenza spinta fino all'estremo, stitichezza orribile, con frequente necessità di svuotamento manuale, ed una mente che rimane lucida fino all'ultimo.
Non vorrei essere frainteso, ma questa lucidità mentale, spesso diventa uno strumento di potere sugli altri, che trascende anche il necessario.
Sembra quasi di leggere un copione della serie "Aliens", anche se non sempre è così (ma abbastanza spesso da rendere l'assistente più malto dell'assistito).

La terapia?
Anche il più distratto dei lettori, a questo punto, dovrebbe esclamare "clara cum voce", cortisone ed immuno soppressori!
I risultati? Li conosce bene chiunque ha un familiare colpito, a parte rari casi, che vanno bene di suo, nei quali anche l'acqua in pillole sarebbe sufficiente...

Hai sputato abbastanza veleno?
Per oggi direi di sì, anche perché stasera riparto per l'Africa...
Per fortuna...Ma quali notizie utili hai dato?
Aspetta, che non ho finito...

Consigli: disintossicare, sempre comunque, in tutti i modi (vedi: Principi per una alimentazione umana, probiotici ed anti radicali liberi).
Far impegnare il paziente al massimo delle sue possibilità, evitando inutili e dannosi sensi di colpa nel farlo.
Da parte dei pazienti: chiedi il minimo e ringrazia - sinceramente - il massimo.
Ma non finisce ne qui ne così.

Il prossimo al mio ritorno.
Un caro saluto.
Giuseppe.

martedì 14 aprile 2009

Ancora sulla retina


La retina è la struttura nobile ed essenziale della vista.
Le altre strutture dell'occhio, pur mirabili, sono, in sostanza, un supporto mobile della retina e la lente per la messa a fuoco.
Trapianti di cornea, cristallino, aggiustamenti dell'iride, sono attualmente possibili.
A livello retinico, la chirurgia, in particolare quella laser, è limitata a correggere i disturbi vascolari (retinopotia diabetica), a re- incollare il distacco parziale, ed altro, ma non a recuperare la parte destinata alla visione, coni e bastoncelli.
Nella loro struttura essenziale, questi sono, dal punto di vista evolutivo, il frutto di una fortunata infezione delle primitive terminazioni cutanee sensitive, con proto- batteri, portatori di granuli di pigmento.
Lo spettro luminoso, catturato da granuli di pigmento per fenomeni meccanico-quantistici, viene ri- emesso sotto forma di lunghezza d'onda monocromatica, essendo le altre frequenze catturate dal granulo.
La frequenza emessa, a sua volta, va a stimolare, per risonanza fisico-chimica, le ultra specializzate terminazioni nervose del nervo ottico: bastoncelli e coni.
Mentre i primi, diffusi in periferia, percepiscono i grigi, e servono alla visione crepuscolare, i secondi sono sensibili alle altre frequenze cromatiche, tanti tipi diversi quante sono le frequenze, probabilmente.
I coni, stipatissimi, sono presenti solo nella fovea, che serve quindi alla visione colorata diurna.
I bastoncelli si muovono, venendo in superficie, nelle zone ove sono mescolati ai coni, in condizioni di bassa luminosità, e viceversa.
La nostra percezione dei colori non è tricromatica, come nei televisori, ma policromatica.
Percepisce, cioè, un numero di frequenze (colori), corrispondente all'intervallo delle lunghezze d'onda visibili, divise per la costante di Plank.
Essendo questa piccolissima, il numero di colori percepiti è enorme.
I granuli di pigmento più noti sono la porpora retinica, per la visione crepuscolare, e le lipofuxine, sensibili alla luce colorata diurna.
Altri numerosi pigmenti sono altresì noti.
Le singole lunghezze d'onda vengono poi trasmesse, dal nervo ottico, alla corteccia visiva occipitale, ove avviene la percezione soggettiva del fenomeno visivo.
Questa percezione ha tali e tante implicazioni fisiche, fisicochimiche, neuro-psicologiche, associative, integrative, stabilizzatrici e mnestiche (ossia di memorizzazione), da apparire quasi miracolosa.
Saggezza della vita!
Servirà invece far notare che tutte le sostanze vegetali pigmentate, antocianidi, isoflavoni, etc ( es. carota, verdura, mirtillo etc), servono a mantenere l'integrità anatomo-funzionale della retina.
Viceversa, un'alimentazione a base di prodotti animali e zuccheri, se sbilanciata, finisce per danneggiare... Traetene le conseguenze!

In Colombia ho conosciuto una anziana insegnante, che aveva dedicato tutta la vita ai ciechi.
Ebbene, questa persona era riuscita a far recuperare un embrione di vista, proiettando sugli occhi dei ciechi la luce di fogli colorati altamente riflettenti.
Lo ha fatto anche com me, a palpebre chiuse, e devo dire che è stata una sensazione meravigliosa.
Lo stimolo delle varie frequenze induceva la rigenerazione, se pur piccola, di coni!
Ma c'è di più.
Aveva allenato i ciechi ad utilizzare il tatto come funzione vicariante della vista, su immagini semplici, in bianco e nero, fortemente illuminate.
Ebbene, alcuni ciechi erano in grado di riconoscere, con i polpastrelli, la sagoma delle persone, fino ad individuarle...
Non è meraviglioso ed incoraggiante a fare il possibile per conservare il più prezioso dei nostri sensi?
Vi propongo una rilettura degli articoli precedenti, senza farvi paralizzare dal panico seminato da certi terroristi in camice bianco, anche se in buona fede.
Buon lavoro.

lunedì 13 aprile 2009

Retinopatia e maculopatia degenerativa

Anita Rossetti scrive.

Un anno fa,in seguito ad un controllo oculistico per una presunta atrofia retinica all'occhio destro, diagnosticata otto anni prima, é stata fatta diagnosi di distrofia retinica di Fuchs.
Lo specialista, secondo me molto ben preparato, mi ha elencato tutta la sintomatologia cui non avevo mai dato molto peso: fotofobia, stanchezza nella lettura, difetto di lacrimazione ed altro, che ora non ricordo, ma che (forse), all'epoca era presente. (Cara Anita, eri tu che avevi i sintomi, o il molto ben preparato oculista?).

L'oculista, molto apprensivo, ha cominciato ad arrabbiarsi (? - era molto preparato anche ad arrabbiarsi?), dicendo che non era un'atrofia retinica (per fortuna), ma una malattia genetica molto grave e rarissima, ma alla fine mi ha detto che ero fortunata perché stavo bene (vedi Shakespeare, Molto rumore per nulla...) e la zona distrofica era delle stesse dimensioni dell'atrofia di otto anni prima (quindi migliorata, da atrofia a distrofia...).
Mi ha prescritto lenti correttive della miopia ed anche quelle per la presbiopia, in modo da impedire la progressione della cataratta, inoperabile... (per fortuna che stavi bene, insomma, sei una portatrice sana di un trattato sull'ottica, quale neanche il buon Cartesio...).

Ho iniziato con gli esercizi descritti sotto (consigliati dall'autore del Blog), già risultati efficaci nel guarire una maculopatia di una amica, alla quale un oculista di fama (fame?) internazionale aveva predetto una inarrestabile cecità.
La mia amica, oggi, sta BENISSIMO dopo un unico trattamento e poca pratica, prescritta dal dottore del blog...

Successivamente egli stesso (l'oculista?), mi ha consigliato dieta per prevenire la cataratta, di cui il mio oculista (ma quanti ne hai, sono tutti tuoi o in condominio?) aveva già visto le tracce, ed altro ancora.

Oggi sto bene, leggo per ore, guido senza problemi la sera ( di giorno, però sono riuscita a sfasciare la macchina contro un guard rail...), non ho più alcun dolore. Noto invece che, se sono tesa, specie alle spalle, il dolore ricompare, anche se per breve tempo. Basta infatti rilassare.

Come ho migliorato la vista.

Pratico un respiro lungo e profondo, mantenuto durante gli esercizi, ed espirando mentre creo impegno.
Copro gli occhi con i palmi delle mani calde ed espirando muovo gli occhi nelle quattro direzioni fondamentali. Toglie tensione e migliora la lacrimazione.
Faccio pressione con le dita: tutt'attorno alle orbite, sulle tempie di fianco agli occhi, sugli zigomi vero le pupille, e così pure ai lati del collo, sull'osso joide, sulle fossette craniche occipitali, sulle articolazioni temporo-mandibolari e sulle apofisi delle mastoidi, dietro le orecchie.

Infine con i polpastrelli degli indici, comprimo dolcemente i globi oculari, cominciando da quello che duole meno.

In tutto questo lavoro, mantengo le spalle il più possibile rilassate.

Anita Rossetti.

Cara Anita, grazie per la tua testimonianza, utile, oltre che per il tuo caso, per tutti i problemi agli occhi, in generale.
Grazie anche per avermi informato, dopo tanto tempo, che tu e la tua amica state bene.
Ho solo aggiunto brevi commenti, fra parentesi, per alleggerire un po' il testo...dopo averti chisto il permesso.
L'ho fatto soprattutto per informare le persone che non devono prendere alla lettera tutto ciò che alcuni medici dicono, specie quando minacciano eventi catastrofici, che poi non si realizzano.
Molti medici, oggi, non conoscono bene il significato delle parole greche che utilzzano, vedi " atrofia" e "distrofia, usate come sininimi...
Ho già spiegato nei commenti di ieri.
Anita da molti anni fa terapia, dopo essersi decisa assistendomi nelle terapie. Per questo mi sono prese alcune libertà che, garantisco, non mi permetterei di prendere con nessun altro.
Giuseppe

domenica 12 aprile 2009

La distrofia maculare di Fuchs

(Dis. di Piero Bagnariol)
Con il nome di distrofia maculare di Fuchs, famoso oculista e ricercatore, s'intende una abbastanza rara patologia degenerativa della retina, soprattutto a livello della macula, o fovea, ove esiste la massima concentrazione di coni e bastoncelli, che consentono una visione centrale distinta.
Questa patologia, da causa ignota, ha una componente genetica, comporta una progressiva perdita della vista e può portare alla cecità.
Viene definita irreversibile, non curabile né guaribile.
Ma è proprio così?
 Anita dichiara un grosso miglioramento con l'auto trattamento su punti del viso, capo e collo, correlati con la retina. (Vedi articolo retinopatia e maculopatia degenerativa nel Blog)
Devo dare qualche spiegazione sul significato d'eredità.
Prendiamo ad esempio l'emofilia.
E' una gravissima malattia ereditaria, legata al solo sesso maschile (geneticamente XY), recessiva, che non compare nelle femmine, che solo la trasmettono, perché la presenza del difetto su entrambi i cromosomi X (femmina), è incompatibile con la vita dell'embrione.
Le femmine con un solo cromosoma X malato, non presentano la malattia, perché il secondo cromosoma X, sano, prevale-
Il maschio, che di cromosomi X ne ha uno solo, se questo è anche malato, presenta in pieno la malattia.
Questa è presente dalla nascita, incurabile ed inguaribile, e porta sempre a morte, per emorragie irrefrenabili.
Esistono altre forme meno gravi, le para emofilie, curabili e compatibili con la vita.
Un mio compagno di scuola ne è morto per essere stato trasfuso con sangue infetto da AIDS...

Torniamo alla distrofia di Fuchs.
Questa compare in età anche molto avanzata, con una certa prevalenza per le donne.
Ciò significa che il gene malato non è da solo sufficiente a determinare la malattia.
Ci vogliono anche altri fattori
- Genetici: il gene stesso difettoso, nel corso della vita può subire ulteriori danni che lo rendono pienamente capace di esprimere la malattia.
Infatti non tutti i portatori del difetto s'ammalano.
Oppure, altri geni protettivi possono esser danneggiati per fattori acquisiti, tossico-metabolici, e non proteggere più.
- Stile di vita: accumulo di tossine, radicali liberi, etc, che danneggiano la retina, esponendola all'effetto del gene malato.
Questi errori sono dipendenti da:
- troppo cibo - troppi prodotti animali e zuccheri (acidosi, tossine, radicali liberi),
- intestino pigro e sporco,
- postura scorretta con tensione nucale, collegata con stress retinico,
- respiro corto (acidosi, tensione),
- stress di vita quotidiana,
- stato d'animo, non ultimo il terrorismo medico nell'informazione sulla malattia.

Quindi le possibili terapie.
Meno cibo, carni e zuccheri.
Pulizia dell'intestino, digiuno e dieta: erbe selvatiche, enzimi, probiotici, antocianine, (es mirtillo).
Correttivi e Auto terapia dei punti correlati. (vedi, nel Blog, "Retinopatia e maculopatia degenerativa")
Ringraziamento e perdono: non arabbiarsi contro il sintomo, il destino, se stesso e gli altri, ma utilizzare il sintomo per migliorare la propria vita, in modo che la vita stessa lo riassorba come non più necessario.
Non paura di fronte alla diagnosi.
Sicuramente tutto questo porterà a ridurre i danni, ritardarel'evoluzione negativa e , con un po' di coraggio e costanza nella pratica, anche a guarire...

 Da parte mia, nei prossimi giorni, mi recheró per la quarta volta in Africa, e per la cinquantesima fuori Europa, a fare volontariato.Il mio progetto è semplice.
Fornire gli strumenti, scientifici, efficaci, sostenibili e non tossici, per curare malaria e TBC.
Queste due patologie sono le più diffuse e la prima causa di morte al mondo, con decine di milioni di decessi all'anno.
Studiare e valorizzare la medicina tradizionale africane, ricchissima ma sempre più abbandonata per cattiva informazione ed interessi di vario tipo.
Proporre un percorso di studi, fino alla laurea in medicina, e dare il sostegno necessario, a ragazzi in gamba, che possano diventare medici territoriali, con una utenza di oltre centomila abitanti.
Poi, che scelgano liberamente, secondo scienza e coscienza, quale medicina praticare.
Infine, realizzare alcune pompe a mano, perché l' acqua potabile divenga, per tutti e per sempre, sorgente di vita.

Auguro a tutti buona Pasqua.
Per chi volesse saperne di più, teoricamente e praticamente, propongo la lettura degli articoli "Retinopatia e maculopatia degenerative" e "Ancora sulla retina", sempre su questo blog

giovedì 9 aprile 2009

Mamma Africa 4 - L'Africa bussa in Italia

Quello che sto per dirvi preme nel mio cuore, così come, in queste ore, mamma Africa sta premendo, con forza, al cuore d'Italia, in Abruzzo.

Siamo tutti partiti dal cuore dell'Africa qualche centinaio di migliaia di anni or sono.
Eravamo tutti neri, non avevamo né soldi, né armi, né beni materiali, né titoli accademici, né arroganza, né odio e nemmeno razzismo...
Solo centomila anni fa.
L'unico bene prezioso: un cervello già identico a quello attuale, che però funzionava molto meglio.
Qualche giorno fa, in TV, una molto poco onorevole signora, che probabilmente, per come parlava aveva invertito le due estremità del tubo digerente, e per come pensava disonorava il termine di "foemina sapiens", sosteneva che gli Africani devono tornarsene a casa, tutti, in modo da lasciar liberi i posti di lavoro da loro usurpati ai nostri...
Parlava di umiltà nel tornare a raccogliere pomodori.
Dia allora l'esempio, se vuol essere credibile!

Quanti "va a laurà, negher" non abbiamo sentito, soprattutto da chi non ha più ne voglia ne bisogno di lavorare...
Stupido razzismo, arrogante e becero!

Da parte mia, pur non raccogliendo pomodori, piego la schiena a piantare artemisia e speranza in terra d'Africa.
E faccio questo per ringraziare l'Africa ed i miei cugini di laggiù per tutto quello che continuano a darci e, purtroppo, anche per quello che, a causa nostra, continuano a subire.

Son tornato da qualche giorno, anzitempo, in Africa.
Oggi voglio un po' parlare dei bambini africani, che sono l'immagine più forte che porto dentro.
Bellissimi, come tutti i bimbi del mondo, e qui, per fortuna, nutriti, amati e rispettati.
Li ho visti morire non per fame, ma per malaria e tifo...
Questo mi spinge a far qualcosa ed a ritornare: ho già il biglietto per il 21 Aprile.

Nel grande cortile della casa in cui ho abitato, la più grande e bella del villaggio, costruita da un togolese che fa il giornalista in Germania, tutti i giorni entravano i bambini, a fare spontaneamente pulizie con piccole scopette di paglia, ed a giocare.
Nessuno, qui, ha giocattoli, e così, anche, nessuno fa mai capricci, ma giocano a lungo, assieme e creativamente, con qualunque cosa esista: una vecchia camera d'aria, un cerchio di legno, una palla piccola di pezza, e con i sassolini, soprattutto.
Gli stessi giochi che anch''io facevo da bambino...

I piú piccoli, come tutti in Africa nera, mi apostrofano. "iovò cadò", che significa "signor bianco, dammi un regalino".
Una caramella africana (costo 0,1 cent), é sufficiente a renderli felici.

Uno dei primi giorni uno di loro vistosamente zoppicava con smorfie di dolore, ma sorrideva sempre.
Quattro mesi prima era caduto, fratturandosi femore ed anca, ed i nostri valenti assistenti medici in Africa si son limitati a strattonargli la gamba e a rimandarlo a casa ancor più sofferente...
Tre mesi a letto e poi il coraggio di rimettersi in piedi, stringendo i denti.
Ho fatto una terapia a mani nude (shiatsu), e strofinato del peperoncino sulla zona del trauma (non temete, la cute era perfettamente integra), et voilà, il dolore era scomparso, per sempre, e già camminava appoggiando.
Benedetto peperoncino! (vedi nel blog).

Da quel giorno, una piccola folla di bimbi: ho male qui e lì, e tutto, in pochi minuti, già passava.
Poi, hanno cominciato a fare lo stesso fra loro, ed ancora tutto passava...

Che dire di più: non è meraviglioso?
Questo vale più di mille biglietti aerei Italia - Africa.